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Facebook fa perdere tempo ai ragazzi. E Obama lo vieta in famiglia

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Com’è serio Barack Obama che vieta Facebook alle figlie ragazzine. Con lo staff della Casa Bianca più decine di agenti segreti a disposizione, ci riusciremmo pure noi. Anche se – non dovendo rivenderci agli elettori come padri-leader severi ma giusti – non lo vieteremmo del tutto; e non per i motivi che vengono in mente a chi non ha figli. Quindi, non tanto per evitare i maniaci (i principali cyberstalker di minorenni sono i loro genitori, che appena trovano il profilo aperto vanno a ficcanasare), quanto per evitare che perdano tempo. Il sondaggio non scientifico del Corriere.it ieri pomeriggio dava un 94 per cento di sostenitori di Obama, sulla proibizione di Fb. Ma il dato va interpretato. La maggioranza non è contraria a priori. Semplicemente, va in bestia perché molti ragazzini ci passano la vita. Le conseguenze sono prevedibili.

Primo, può danneggiare il rendimento scolastico. Siamo a dicembre, il mese in cui chi ha figli che vanno male annuncia «gli ho tolto il computer». Poi capita di dire al proprio figlio/a «sai, la mamma di X gli ha tolto Facebook per via dei votacci» e sentirsi rispondere «guarda che ho chattato proprio ieri con X, era entrato dal pc di Y da cui era ufficialmente a studiare». E ci si rende conto che il social network è virale in molti sensi, e a meno di sequestrare pc e smartphones dell’intera popolazione scolastica i divieti vengono aggirati. Secondo, nel medio-lungo termine forse più grave, toglie tempo ad altre formative attività adolescenziali: letture disordinate, passeggiate, incontri, fantasticherie, anche chiacchiere al telefono. Il ragazzino pigro si siede in poltrona e vivacchia su Facebook. Così, il genitore con figli dai voti decenti preferisce perderli di vista perché escono, spendere perché telefonano, litigare perché si tengono informati e non sono d’accordo su nulla. Terzo, l’uso generalizzato del social network pone nuovi e imbarazzanti problemi di buon esempio.

Perché insomma: in una serata media di una famiglia media in una media serata feriale genitori e figli sono magari tutti insieme nella stessa stanza, con un televisore acceso che nessuno guarda, ognuno con un pc portatile sulla pancia. E in molti casi, sono su Facebook anche i genitori. E allora, diventa difficile dire «smetti di stare al computer». Oltretutto, Fb è diventato essenziale anche per la scuola. Perché i ragazzini lo usano per fare i compiti: li chiedono e li confrontano (e li copiano; una volta si andava da un amico o ci si affannava sul portone della scuola, ora i bravi-e-generosi fotografano problemi e versioni e li postano online). Molte classi hanno creato gruppi ad hoc per informarsi e discutere; tutti i licei hanno i loro gruppi auto-organizzati.

Chi è malato va su Facebook dopo le lezioni per sapere cosa hanno fatto in classe. E i pochissimi Facebook-privi, dalle medie in poi, rischiano l’isolamento (anche culturale, è lì che si condividono musica, video, tutto). E qualche forma di sociopatia: che piaccia o no, il social network è diventato come le feste, il baretto o il muretto, e quelli a cui è precluso del tutto ne soffrono. Ovvio: la soluzione sarebbe farne un uso moderato. Gli adolescenti più svegli ci stanno arrivando (poi ci si preoccupa per altri motivi). I genitori più svegli potrebbero tentare con la moral suasion : insomma, riducendo il tempo che passano loro, su Facebook. Dando l’esempio, leggendo un libro, facendo conversazione e anche uscendo un po’ di più, loro, anche a fare due passi (e se i ragazzini appena chiusa la porta corrono ad aprire Fb, pazienza; nessuno di noi ha il Secret Service che controlla, facciamocene una ragione).