I compiti delle vacanze servono (o dovrebbero servire) soprattutto a tre cose principali, anche se non tutti sono d’accordo su come vengano usati nella pratica.
La prima è non dimenticare quello che si è imparato durante l’anno. Durante una lunga pausa è normale “raffreddare” un po’ le conoscenze: un po’ di esercizio aiuta a non ripartire da zero a settembre.
La seconda è allenare l’autonomia nello studio. Senza la pressione quotidiana della scuola, lo studente deve organizzarsi da solo: gestire il tempo, dividere il lavoro, portarlo avanti senza essere guidato continuamente.
La terza, almeno nelle intenzioni, è rinforzare o recuperare alcuni argomenti in modo più tranquillo, senza interrogazioni o voti immediati.
Anche la lettura è una forma di studio estivo: è importante per il bambino, durante l’estate, leggere, insieme ai genitori, qualche favoletta, in modo da continuare ad esercitarsi, però in maniera meno impegnativa e anche divertente. La lettura, fondamentale per la crescita dei bambini, potrebbe rivelarsi infatti un momento di studio ma anche di gioco. Leggere un buon libro infatti, non solo facilita l’apprendimento della lingua e delle sue regole ma favorisce anche lo sviluppo dell’immaginazione, amplia la conoscenza del mondo, consente di entrare in contatto empatico con altre esperienze umane senza patirne le conseguenze e consente di sperimentare le più diverse soluzioni ai problemi della vita prima ancora di affrontarli nella realtà. La soluzione ideale, che è quella in genere adottata dalla maggior parte delle scuole, consiste nel proporre ai bambini un solo libro in grado di riunire più materie affrontandole però in maniera divertente,
Detto questo, c’è anche una critica importante: se sono troppi, i compiti delle vacanze possono diventare solo stress e poco apprendimento reale, togliendo proprio la funzione di “pausa” che le vacanze dovrebbero avere. Per questo alcuni insegnanti li riducono o li rendono più leggeri e mirati.
L’importante è fare in modo che il bimbo non veda i compiti delle vacanze come una imposizione: ad esempio potreste concordare insieme al bambino un’ora da dedicare, di tanto in tanto, ai compiti per poi lasciarlo libero di divertirsi. Eviterete così che il bambino associ negativamente la scuola a un obbligo o un’attività noiosa e farete in modo che il rientro a settembre avvenga in maniera tranquilla e graduale.
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