La corsa al diesel verde dell'Africa. Neo-colonizzazione o eco-sviluppo | Non Sprecare
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La corsa al diesel verde dell’Africa. Neo-colonizzazione o eco-sviluppo

Esiste davvero un diesel pulito? E come funziona? Quali sono i suoi vantaggi e come sta evolvendo la ricerca in questo settore della mobilità su strada? I nemici del diesel, ricordiamo, hanno un nome e una sigla: ossidi di azoto e loro miscele (NOx). Inquinano, e anche parecchio, causando complicanze spesso irreversibili per la salute umana. Avvelenano l’aria e sono portatori anche di rumori molto pesanti e continui.

DIESEL PULITO

Generalmente le emissioni di NOx sono emesse da veicoli a motore diesel, in particolare quelli di vecchia generazione. Quindi gli NOx non sono solo nemici della salute, ma anche di una tecnologia che contribuisce a fare viaggiare in tutto il mondo.

E gli effetti si percepiscono in maniera evidente. Nelle grandi capitali europee, compresa Roma, le auto a diesel entro qualche anno non potranno più circolare, almeno all’interno dell’anello della Zona a traffico limitato, ZTL, ossia il cuore della città. Le case automobilistiche e le compagnie di componentistica stanno cercando di correre ai ripari, anche per contrastare l’arrembante affermazione sul mercato dei produttori di auto ibride ed elettriche.

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QUANTO DURERANNO LE MACCHINE A DIESEL

Benché ai vertici delle grandi aziende automobilistiche si preveda che il mercato di auto diesel sia ancora lontano dal crollare, oggi con sempre maggiore insistenza si sente parlare di diesel pulito, ovvero un carburante che si ottiene grazie a un mix di tecnologie. Annunciato, per esempio, da giganti del settore quali la tedesca Bosch, come soluzione al problema degli ossidi di azoto: in grado addirittura di tenerli sotto i 13 milligrammi al chilometro, il limite nel 2020 diventerà di 120 mg/km. Quasi un decimo rispetto al limite Ue previsto attraverso il Real Driving Emissions (RDE) test. Ma come?

Ottimizzando innanzitutto i sistemi di scarico delle auto. Interventi mirati che, insieme agli studi sulla composizione del carburante e alla realizzazione di motori sempre più avanzati, tentano di risollevare la vendita del diesel.

PERCHÉ IL DIESEL COSTA PIU’ DELLA BENZINA

In molti si chiedono perché il diesel oggi costi più della benzina. Gli italiani infatti sono abituati ad un costo del gasolio inferiore alla benzina di decine di centesimi al litro. Ma quali sono le dinamiche quindi che portano questo carburante a diventare più caro?

Le ragioni dietro a questo incremento del costo del diesel sono diverse. E in particolare, derivano da fenomeni internazionali e questioni di interesse nazionale, tra cui:

  • Una delle questioni che altera i costi del carburante è l’instabilità internazionale. De facto, oltre ad una crisi energetica già in corso, lo scoppio di conflitti come può essere quello tra Russia e Ucraina, non può che peggiorare la situazione già in bilico della produzione e esportazione del diesel. Inoltre, l’Italia avendo un forte legame con la Russia dovuto al bisogno d’importare gasolio e gas naturale, si ritrova ancora più coinvolta in questa crisi internazionale.
  • É importante considerare anche che in Italia le accise sul diesel sono più moderate rispetto alla benzina. E questo poiché il diesel è utilizzato in molti settori professionali. Infatti, il gasolio è utilizzato ad esempio per operare macchine industriali, per i mezzi pubblici come bus urbani e extraurbani, ma anche per la movimentazione di merce via terra: TIR e camion. Al contrario, la benzina ha un utilizzo più limitato prevalentemente concentrato sul privato. Per questa ragione, in genere sembrerebbe che il diesel costi meno della benzina, ma nella realtà, il gasolio ha un costo più elevato.
  • La crisi energetica che ha visto l’aumento del prezzo del diesel ha avuto inizio molto prima della guerra in Ucraina. E ciò è scaturito da una riduzione delle forniture del carburante da parte della Russia congiunto a quello dei Paesi del Medio Oriente.

MOTORI DIESEL E OSSIDI DI AZOTO

Proseguono le ricerche per ottenere carburanti diesel a tenori di zolfo sempre più bassi e si susseguono, in tutto il mondo, le sperimentazioni riguardanti nuovi meccanismi di controllo delle emissioni. Fino ad arrivare, come nel caso di Bosch, a sistemi di gestione intelligente delle temperature. Se infatti i gas di scarico vengono mantenuti sopra la temperatura-soglia di 200 °C, i sistemi di post trattamento riescono ad abbattere gli NOx.

Le emissioni di ossidi di azoto rimangono pertanto ben al di sotto dei limiti RDE in qualunque situazione di guida e indipendentemente dalle condizioni metereologiche esterne o dalle congestioni di traffico.

Per capirci, rispetto ai veicoli Euro 0, 1, 2 e 3, gli attuali diesel di ultima generazione garantiscono una riduzione del 90% delle emissioni di NOx e del 67% di CO2.

I dipartimenti R&S delle aziende in campo promettono inoltre di affidarsi, sempre di più, all’intelligenza artificiale per sviluppare dispositivi di filtraggio smart, capaci di regolare e controllare gli scarichi delle autovetture.

È presto allora per parlare di canto del cigno del diesel?

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AUTO A DIESEL IN GERMANIA

Vedremo, anche perché il mercato dell’auto elettrica deve risolvere grattacapi di non poco conto, come l’annoso tema della disponibilità e della durata delle batterie e della rete distributiva. Oltre che dei costi dei modelli ancora troppo alti, nonostante le generose politiche di incentivi pubblici.  In Germania, solo per fare un esempio, le vendite delle automobili a diesel marciano con valori positivi, e l’88 per cento delle automobili aziendali, intere flotte di auto, sono con tecnologia turbodiesel.

È necessario dunque ragionare al di là degli schieramenti e delle “tifoserie” di categoria: l’obiettivo condiviso deve essere la realizzazione di una mobilità pienamente sostenibile, ovvero a zero emissioni.

AUTO A DIESEL IN FINLANDIA

Tra i passi avanti dal punto di vista tecnologico, a proposito del diesel, c’è da ricordare la scoperta fatta in Finlandia. Qui è nato un biocarburante prodotto per il 100 per 100 da materie prime rinnovabili, con il marchio MY Renewable Diesel, dell’azienda Neste. I vantaggi, rispetto al biodiesel tradizionale, sono enormi. Non c’è inquinamento, l’efficienza del motore migliora e ciò significa anche meno sprechi, con consumi di carburante più efficienti e prestazionali.

OLIO DI COLZA DIESEL

Non appena iniziano a scarseggiare le materie prime, subito entrano in campo le soluzioni alternative per risparmiare e non sprecare denaro. Tra le proposte più famose emergono l’olio di colza o di girasole, ma anche la nota nafta agricola. Nel caso dell’olio di colza, così come per quello di girasole, si parla di un carburante di origine vegetale, nello specifico recuperato dalla colza o dal girasole, utilizzato per creare un biodiesel in grado di alimentare un motore diesel. 

Tuttavia, oltre ad essere illegale in Italia, ne è altamente sconsigliato l’utilizzo poiché nel lungo tempo può rovinare gli iniettori e condizionare la buona salute del veicolo diesel. Ad ogni modo, le case automobilistiche specificano sul libretto in dotazione con l’auto quali sono i carburanti adatti per ottenere le migliori prestazioni e non rovinare il motore diesel.

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