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Vegetarianismo: il perché storico di questa scelta

Una panoramica storica internazionale sulle origini del vegetarianismo e sul significato che esso ha avuto in alcuni paesi a partire dall’Asia dove si è originariamente affermato come espressione di una forma di rifiuto della violenza.

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Torniamo a parlare di alimentazione vegetariana e questa volta in riferimento a un articolo pubblicato su Internazionale, firmato da Kapil Komireddi e che ci presenta una panoramica storica internazionale sulle origini del vegetarianismo.

In particolare, se nell’ambito delle culture occidentali, l’etica vegana e vegetariana possono ancora apparire come idealistiche, in molte zone dell’Asia sono invece l’espressione  di una forma di rifiuto della violenza che trova le sue radici nella Cina delle dinastie imperiali e nell’India dei Maurya. In pratica non mangiare carne è un modo per esercitare con disciplina il proprio potere sugli animali.

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L’ETICA VEGETARIANA IN ASIA – Tutto inizia circa 1.500 anni fa quando il grande imperatore cinese Wu della dinastia Liang espone le sue argomentazioni filosofiche riguardo l’immoralità dello sfruttamento degli animali per assicurare il piacere degli esseri umani esortando la popolazione alla temperanza e alla clemenza. A sua volta Wu aveva tratto ispirazione da Ashoka, un imperatore indiano dei Maurya che, dopo aver devastato la repubblica di Kalinga nell’India dell’est, nel 260 a.C. attraversò una profonda crisi di coscienza. Inorridito dall’alto numero di morti provocato dal suo esercito e tormentato dal rimpianto, si convertì al buddismo, abiurò la violenza, abolì il commercio di schiavi e consacrò il suo regno alla lotta contro le usanze crudeli tra cui l’uccisione degli animali e vietando quindi gli sport sanguinari e i sacrifici rituali.

Anche Wu, dopo aver abbracciato il buddismo divenne il primo governante del regno a bandire la carne dalla sua dieta. Si narra addirittura che fu proprio la cucina di Wu a creare il seitan. Certamente, Wu e Ashoka non videro realizzata la loro ambizione di eliminare la sofferenza degli animali ma contribuirono a rendere rispettabile e diffusa l’idea del vegetarianismo, almeno in gran parte dell’India.

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L’ETICA VEGETARIANA IN EUROPA – In Europa la situazione era diversa. Nell’antichità forse i pitagorici avevano adottato una dieta priva di carne, ma il cristianesimo non invitava ad astenersi dal mangiare animali. Convinti che la carne fosse essenziale per mantenersi in salute, gli europei che si recavano in India rimanevano stupiti nel trovare una civiltà raffinatissima con un’etica di nonviolenza nei confronti degli animali.

L’ETICA VEGETARIANA NEGLI STATI UNITI – Negli Stati Uniti invece, nel 2009 un sondaggio Gallup affermava che il 96 per cento degli statunitensi sosteneva “che gli animali meritassero almeno una qualche difesa dal dolore e dallo sfruttamento”. Ma è difficile non considerarlo paradossale, perché lo scarso valore della vita animale è un fattore essenziale per il sistema alimentare americano.

I MOTIVI PER DIVENTARE VEGETARIANI – Viene da chiedersi quindi quale sia il vero significato del vegetarianismo e se possa essere spiegato mettendo in risalto il fatto che anche gli animali hanno il desiderio di vivere e che noi umani in quanto esseri superiori abbiamo le capacità per capire e rispettare tale desiderio.

Altra cosa poi coloro che cercano di conciliare i diritti degli animali e il consumo di carne definendosi carnivori etici e che mangiano solo animali uccisi “con umanità” e per i quali Komireddi dichiara di avere meno comprensione.

E come non chiamare in causa i vegani, coloro che, come evidenzia l’autore dell’articolo, hanno deciso che l’unica risposta accettabile è rinunciare a qualunque prodotto di origine animale.

La verità spiega Komireddi è che “oggi nessuno ha bisogno di mangiare la carne, indossare una pelliccia o usare prodotti di origine animale per sopravvivere. Trattiamo in questo modo gli animali perché possiamo permettercelo”.

I progressi tecnologici della nostra epoca “hanno confermato il dominio umano sul mondo naturale come non era mai accaduto finora. Gli esseri umani hanno sempre mostrato un’immensa capacità di distruzione, ma anche di moderazione e automiglioramento”. Pertanto, conclude Komireddi, dovremmo sforzarci di temperare il nostro dominio con la pietà e la compassione nella speranza che, diventando sensibile alle sofferenze degli esseri su cui ha potere di vita e di morte, l’umanità possa sfuggire alla sua primordiale propensione alla violenza.

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