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Tunisia: la terapia è il deserto

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Milano-Tozeur: un’ora e 50 minuti. Si atterra nel deserto prima d’aver finito di leggere il quotidiano. Lo stress da tangenziale e’ gia’ un ricordo pochi chilometri dopo, all’arrivo nell’oasi: mille ettari di palmeto, piu’ di 400.000 alberi, bagnati da 200 sorgenti con un sistema di canali messo a punto nel Duecento dal matematico e ingegnere Ibn Chabbat, che ancora oggi assicura un’irrigazione perfetta. Si realizza il cambio di latitudine all’ingresso della Medina: nel parcheggio, tra le palme, si alternano dromedari in relax e fuoristrada, ognuno nella sua piazzola. Due soluzioni: fermarsi a Tozeur oppure, per i veri desert addicted, partire per le piste del mare di sabbia sahariano.

Il deserto un tempo ostile e irraggiungibile che oggi attira piu’ della Costa Azzurra. Ideale per staccare la spina, per una una full immersion di tranquillita’, come prescritto dalla Desert Therapy, l’ultima tendenza del relax che impone lo spaesamento breve, ma immediato, per liberare la mente e ricaricare le batterie. Ciascuno lo declina secondo le proprie inclinazioni. I veri desert addicted non possono star lontano dalle dune: lo sa bene Carla Perrotti, la Signora dei Deserti, che, scarponcini ai piedi e Gps in tasca, ha percorso chilometri di sabbia attraversando i deserti dei 5 continenti: “Tra le dune la solitudine e’ cosi’ profonda che si e’ costretti a fare i conti con se stessi. Piu’ che un viaggio e’ un itinerario dell’anima da cui si esce rigenerati”.

Per un assaggio soft del deserto ci sono societa’ specializzate nel tour del Sahara: da Tozeur organizzano uscite di quattro o cinque giorni, con una o due notti nel Grande Erg. La prima e l’ultima sera si possono passare nell’oasi, a Dar Horchani, eco-abitazione in una palmeraie di tre ettari costruita attorno alla sorgente d’acqua sulfurea che sgorga a 74 C. La partenza per il deserto e’ alla mattina, si punta diretti verso a sud, costeggiando lo Chott El Jerid, il grande lago salato che all’alba e al tramonto si tinge di riflessi rosa. Passata la cittadina di Douz, la porta del Sahara, il paesaggio cambia. Dalla strada si passa alla pista, che solca le dune basse, con cespugli radi, poi la sabbia diventa rossa, le dune piu’ alte, la pista impercettibile. Comincia il deserto vero. Il segnale di demarcazione e’ la montagna di Timbaine, un ventaglio di roccia che forma un anfiteatro naturale.

Le piste del Grande Erg si affrontano in 4×4 climatizzate, con autisti esperti e guide locali attrezzate con radio e telefoni satellitari. Lungo il percorso ? prenotando prima ? si puo’ visitare il Parco Nazionale di Jbil, riserva naturale di 150.000 ettari dove si avvistano le gazzelle dorcas dalle corna lunghissime e l’ubara (famiglia degli Otididae), un uccello robusto alto fino a 70 centimetri. Ci sono anche i corioni biondi, l’allodola del deserto e quella crestata. L’arrivo a Camp Mars (200 km da Douz) e’ previsto nel primo pomeriggio. C’e’ il tempo per sistemarsi in una delle 35 tende gran comfort (con bagno en suite e doccia esterna). Al tramonto, nel salotto esterno vengono serviti te’ alla menta o champagne, vista dune. Si cena nell’ampia tenda ristorante con gargoulette ? l’agnello cotto in otri di terracotta sotto le ceneri ? e piatti tunisini accompagnati da pane appena sfornato. Ci si sveglia con il primo canto degli uccelli.

Il programma di due notti prevede brevi gite nei dintorni, a piedi, con dromedario o quad. Risalendo verso nordest, nell’oasi di Ksar Ghile’ne (138 km da Douz), Pansea e’ un campo tendato 5 stelle. Fuori dal camping, a sinistra, Mohsen, un giovane berbero, propone passeggiate a cavallo nell’oasi e nel deserto. Al ritorno, a 40 chilometri da Tozeur, vale una deviazione Ong El Jemal, un promontorio roccioso a forma di collo di cammello (da cui il nome) affacciato sullo Chott El Jerid. Dall’alto della roccia la vista spazia a 360 su lago salato e deserto, fino all’oasi. Ma il sito e’ famoso soprattutto perche’ le dune di sabbia accanto sono state la locationcinematografica delle scene piu’ romantiche de Il paziente inglese (1996) e, poco a ovest, ben conservato (anche perche’ piu’ volte rifatto, e’ diventato un’attrazione protetta dal governo!) c’e’ il villaggio dove e’ stato girato in parte Guerre Stellari. Per pranzo si puo’ approfittare di uno dei due ristoranti dell’Hotel Palm Beach, sulla route Touristique, che riproduce all’interno l’ambiente dell’oasi: verde e cascate d’acqua. Lo Chott, con buffet, serve specialita’ del territorio, El Djerid propone menu alla carta e cucina internazionale.

Testo tratto da DOVE