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Insalata e verdure, ma perché continuiamo a comprarle in buste di plastica? Paghiamo di più, e non guadagniamo tempo

Il confronto tra i prodotti agricoli imbustati e quelli sfusi non lascia dubbi. Inoltre, l’insalata nelle vaschette è spesso lavata con il cloro. Un mercato da 750 milioni di euro l’anno

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INSALATA IN BUSTA

Entro in un noto supermercato e passo in rassegna insalata, verdura e ortaggi, imbustati. Ci sono le carote in vaschetta: bio a 2,29 euro e normali a 1,28 euro. La ciotola, sempre di plastica, con la lattuga: 0,99 euro. E ancora, il sedano in vaschetta a 2,69 euro e una busta di spinaci a 1,99 euro. Esco, faccio un centinaio di metri ed entro da un fruttivendolo, neanche dei più economici. E faccio il confronto: le carote a 0,80, la lattuga a 0,90, il sedano a 2,30 e gli spinaci a 1,60. Tutto più economico, e non di poco.

Dunque, a conti fatti e se la matematica non è un’opinione, non c’è alcuna convenienza ad acquistare insalata e verdure in buste di plastica. Anzi. Si paga di più, e non si risparmia certo. Ma allora per quale dannato motivo continuiamo ad assecondare il confezionamento nella plastica dell’insalata? Qualcuno mi ha detto: è più pratico e più comodo. Ma davvero? Stiamo parlando dei pochi minuti che servono per mettere l’insalata sotto l’acqua e sciacquarla.  E il tempo per aprire la busta di plastica, infilarla nella parte giusta del secchio e poi smaltirla, dove lo mettiamo?

LEGGI ANCHE: Insalate in busta, ecco perché è meglio evitarle. Tutto quello che dovete sapere

SPRECO PLASTICA INSALATE IN BUSTA

Altra obiezione: la lattuga, come una qualsiasi verdura, confezionata è più sicura. Ovvero è stata lavata meglio, e siamo certi che i rischi per la salute si azzerano. E qui sconfiniamo nelle leggende metropolitane e nei trucchi. Se prendete un’insalata imbustata, infatti, non avete alcuna indicazione sui metodi del lavaggio né tantomeno sul come viene tagliata e preparata. Per quale motivo? Semplicemente per il fatto che molto spesso per il lavaggio dell’insalata da imbustare si usa il micidiale cloro. Saremo anche più sicuri sul piano dell’igiene, ma il cloro (per capirci: è la sostanza che si usa in piscina per disinfettare l’acqua, quella che ci fa arrossire gli occhi) ha non poche controindicazioni. E una soprattutto: altera il sapore del prodotto che abbiamo acquistato.

PER APPROFONDIRE: Come fare la spesa, come risparmiare, come vivere meglio con pochi gesti. Tutto in un libro

PRODUZIONE INSALATE IN BUSTA IN ITALIA

La cosa più incredibile riguarda il fatto che, a forza di cedere alle sirene della grande distribuzione, siamo diventati il secondo paese europeo di prodotti ortofrutticoli imbustati. Insalate e verdure, ma anche macedonie in scatola, minestroni pronti nella vaschetta di polistirolo, erbe aromatiche surgelate. Un mercato che vale circa 750 milioni di euro l’anno di fatturato. Uno spreco enorme, laddove il nostro Paese si presta benissimo a una vendita che escluda l’imbustamento. Una cosa sulla quale dovrebbero riflettere dalle parti dei ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, e invece di farci piovere sulla testa nuove tasse per gli eco shopper, farebbero bene a favorire una campagna contro lo spreco di insalate e verdure in buste. Di plastica biodegradabile o meno non conta nulla.

COME POSSIAMO RIDURRE L’USO DELLA PLASTICA:

  1. Cannucce senza plastica, realizzate con le alghe. Il brevetto di due designer americane (foto)
  2. Etichette laser per il cibo, in Svezia risparmiano plastica ed energia con un marchio naturale
  3. Più fontanelle in città, e latte in vetro. La guerra di Londra contro la plastica
  4. Bottiglie prodotte dalle alghe rosse (foto), resistenti e non inquinanti. Altro che plastica
  5. Plastica anche nell’acqua, pessima scoperta. La soluzione è una sola: ridurne l’uso. E non è difficile