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Abito da sposa usato, lo si trova nel monastero di Santa Rita a Cascia

Se ne trovano di bianchi, classici e semplici. Alcuni vengono pagati con una piccola offerta, per altri si dice solo grazie: esiste un luogo dove le spose meno abbienti possono coronare il loro sogno di indossare un abito splendido per il giorno del sì, ricevendolo in dono da una donna più fortunata che le ha precedute.

Abito da sposa usato, lo si trova nel monastero di Santa Rita a Cascia
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ABITO DA SPOSA USATO. Arrivano donne che convivono, donne incinta, ragazze che hanno seguito un percorso spirituale, giovani che per la crisi non possono permettersi un abito da sposa: le monache ne danno uno a tutte. Se ne trovano di bianchi, classici e semplici. Alcuni vengono pagati con una piccola offerta, per altri si dice solo grazie: esiste un luogo dove le spose meno abbienti possono coronare il loro sogno di indossare un abito splendido per il giorno del sì, ricevendolo in dono da una donna più fortunata che le ha precedute. Succede nell’atelier del monastero di Santa Rita, quella a cui si chiedono le grazie impossibili. Tutto è cominciato perchè alcune signore lasciavano come ex voto il loro abito, e alle religiose è venuta la geniale idea di regalarlo alle future mogli che non si possono permettere di acquistarlo nuovo. A gestire la mole di necessarie modifiche sartoriali è suor Maria Laura, monaca di clausura che gestisce questo servizio nell’eremo del piccolo centro della Valnerina. Vi raccontiamo con piacere questa storia perchè è un bell’esempio di non spreco, di civiltà della condivisione, e per darvi lo spunto per replicarlo.

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ABITI DA SPOSA IN REGALO. Qui vengono donati almeno una decina di vestiti nuziali ogni mese. Provengono da donne di tutta Italia, dalla Sicilia, dal nord, da Roma e dall’Umbria, ma anche diverse sartorie hanno fornito le loro creazioni, nuove, e altri accessori. “Le vere protagoniste – afferma suor Maria Laura all’ANSA – sono loro. Noi diamo solo ad altre quello che ci viene donato. Con la crisi sono aumentate le richieste, ma è aumentata soprattutto la generosità di chi dona per rendere felice un’altra persona”.

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ABITI DA SPOSA CERCASI. Un atelier al quale si è interessato anche il New York Times, dedicandogli un lungo servizio. Gli abiti vengono spediti al monastero o lasciati in forma anonima in parlatorio o davanti al portone. La monaca provvede poi a ordinarli, per taglia e modello, in un locale arredato in maniera accogliente ma sobria, con un piccolo salotto e uno specchio. Qui le future spose li provano, li scelgono e ne usufruiscono gratuitamente. “Ciascuna di loro mi è rimasta nel cuore” dice ancora suor Maria Laura. “Ne ricordo una – aggiunge – incinta. Le ho consigliato un abito in pizzo, un camicione dalle grande maniche che praticamente non faceva vedere più la pancia. E’ stata molto contenta. C’è poi quella che si sposava in municipio e temeva che non le avrei dato l’abito. In tante mi hanno confidato la loro storia. Non ne ho dimenticata nessuna”. Per la religiosa a ricorrere a questi vestiti non è “solo chi ha bisogno ma anche chi lo fa per scelta al termine di un percorso spirituale”.

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Gli abiti vengono forniti così come sono ed eventuali modifiche devono essere fatte all’esterno dalle sarte delle future spose. “Anche se – rivela suor Maria Laura – sarei in grado di farlo. Da ragazza hofrequentato una scuola di stilista di moda e poi con mia sorella abbiamo aperto una sartoria, a Lucca. Ci occupavamo anche di abiti da sposa”. Nella sua vita laica, suor Maria Laura è stata anche fidanzata. Poi la conversione e la decisione di entrare in clausura, prima a Lucca e poi a Cascia. Per la religiosa nessun rimpianto di non avere mai indossato quell’abito da sposa che oggi fornisce ad altre donne. “Mi piace – sottolinea orgogliosa – il vestito che porto tutti i giorni, quello di sposa del Signore”.

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