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Monumenti sprecati: come salvare la Reggia di Carditello dopo le minacce della camorra

L’ex ministro Massimo Bray ha fatto acquistare il tesoro abbandonato alla Stato, e i clan non perdonano. Ma adesso alle minacce bisogna rispondere con i fatti: a partire dal restauro e dalla fine dei furti nel Real Sito. Dando spazio al territorio e alle associazioni.

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REGGIA DI CARDITELLO – Un gesto vigliacco, ma almeno ci aiuta a capire, se ce ne fosse stato bisogno, quali loschi interessi si aggirano attorno al disastro del Real Sito Borbonico di Carditello, uno dei monumenti della Bella Italia abbandonata e sprecata.

Con una lettera anonima hanno minacciato di morte l’ex ministro Massimo Bray, come Il Mattino ha raccontato, “colpevole” soltanto di avere fatto bene e coraggiosamente il suo lavoro, facendo acquistare al Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, per sei milioni di euro, un tesoro artistico da anni condannato all’abbandono e alla dissoluzione. Ricordiamolo: ci sono state dieci, inutili e costose aste andate deserte per la vendita della Reggia di Carditello che porta la firma dell’architetto Franco Collecini, l’allievo prediletto di Vanvitelli. Aste fasulle, impostate male, con procedure meccaniche e condizioni impossibili: forse così finte solo per favorire, successivamente, qualche improvvida destinazione del monumento. Intanto il Real Sito Borbonico di Carditello, in questi anni, è stato devastato e saccheggiato. Hanno portato via statue, monumenti, busti, gradini in marmo e perfino il rame dei termosifoni. Un furto annunciato e reiterato.

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Adesso l’ex ministro Bray è costretto a vivere con la scorta, e saranno gli inquirenti a dare le risposte alle domande sugli interessi criminali che volano nel cielo plumbeo di Carditello. Ma a parte la sicurezza da garantire a una persona, e la legge da applicare contro chi pensa di intimidire con tanta spavalderia, c’è da capire quale sarà il futuro, a breve e medio termine, del Real Sito Borbonico. E qui il gesto vigliacco può diventare perfino un’opportunità perché rimette la Reggia di Carditello al centro dell’attenzione dell’opinione pubbliche. Con alcune incognite e alcune variabili che vanno chiarite.

Innanzitutto la Soprintendenza di Caserta, dove intanto si è insediato un nuovo responsabile, Salvatore Buonomo, dovrà concludere l’iter per l’appalto dei lavori per la messa in sicurezza della Reggia. Ci sono circa tre milioni di euro sul tavolo: servono trasparenza, tempi certi ( si parla di un inizio dei lavori a settembre), ed efficacia dell’intervento. Non è di buon auspicio il fatto che, in attesa dell’appalto, il Real Sito Borbonico resti abbandonato con ulteriori possibili danni, compresi nuovi saccheggi.

In secondo luogo dovrà essere il ministero dei Beni Culturali e del Turismo, e il concreto attivismo di Dario Franceschini nei primi cento giorni del governo Renzi fa ben sperare, a presidiare il percorso che dovrà dare un futuro al Real Sito Borbonico. Un futuro possibile, fatto di restauro e valorizzazione del monumento, e non un cantiere infinito con soldi che si sprecano senza mai arrivare a un risultato finale. Dopo l’attacco a Bray e considerando il contesto ambientale dell’area, dire che si tratta di una zona ad alta concentrazione malavitosa è un eufemismo, Carditello, con la sua Reggia, dovrà diventare un luogo-simbolo di uno Stato che non solo non si piega di fronte alla sfida dei clan, ma rilancia dimostrando la sua efficienza. Senza retorica, questa è l’unica risposta possibile da parte di un governo che si rispetti e Franceschini farà bene a chiedere la collaborazione di altri ministri per Carditello, a partire dal titolare degli Interni.

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Terzo punto con relativa incognita: come si potrà valorizzare, con realismo e nel medio termine, la Reggia di Carditello? Non è una domanda dalla risposta semplice, anche perché non stiamo in una zona di significativa attività turistica. Colpa, anche in questo è bene non perdere la memoria, del modo sciagurato con il quale è stata finora, per decenni, gestita la vicina Reggia di Caserta che invece potrebbe diventare il polmone di un intero sistema territoriale di nuova attività culturale, turistica, economica. Un polmone che, con altri monumenti come il Real Sito Borbonico di Carditello, potrebbe creare lavoro, ricchezza, benessere, nell’intera zona. E dunque un’alternativa seria alle seduzioni della malavita.

A proposito della valorizzazione l’ex ministro Bray aveva pensato a una Fondazione che mettese insieme soggetti pubblici (le amministrazioni locali) e privati ( a partire dalla rete di associazioni) per gestire e valorizzare la Reggia di Carditello. Non sappiamo, al momento, se il ministero intende confermare questa impostazione o pensa ad altre soluzioni: in ogni caso sarebbe bene fare chiarezza, e presto. Negli usi che possono essere previsti per il Real Sito di Carditello, infine, non bisogna escludere funzioni attinenti a un territorio dove ci sono grandi opportunità e grandi tradizioni (qui è nata la mozzarella) che coniugano enogastronomia e agricoltura. Ma dove c’è anche la tragedia della Terra dei fuochi e un degrado ambientale che fa spavento. Dunque, sia il ministero con i suoi strumenti operativi e con la sua struttura, fino alla soprintendenza, a fare un progetto a medio termine per l’utilizzo degli spazi, una volta tornati alla vita, e per mettere in campo una buona sintesi di collaborazione e integrazione pubblico-privato, uno schema sul quale sembra orientato a muoversi nelle sue scelte Dario Franceschini. E sia il ministero a coinvolgere nel modo giusto quella rete di associazioni e di movimenti che tanto hanno fatto per non spegnere il faro dell’attenzione dei media sullo scempio di Carditello.

Il Mattino ha dato spesso voce a tanti rappresentanti di questo universo, uomini e donne coraggiosi che si sono spesi a difesa del Real Sito: oggi all’elenco aggiungiamo il nome dell’architetto Marinella Giuliano che ha studiato e lavorato all’estero, dalla Spagna alla Cina, e ha deciso di tornare nella sua terra, a Carditello, proprio per sognare di partecipare, con alcune associazioni che coordina, al miracolo della resurrezione del Real Sito Borbonico.

(Fonte immagine: Facebook)

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