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Le piccole imprese alla guida dell’auto elettrica

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di Enrico Netti

Sull’auto elettrica europea sventola il tricolore. Una nicchia della green economy in cui le Pmi italiane sono riuscite a conquistare una posizione di rilievo sia come know how nella componentistica e nell’elettronica che "controlla" le batterie e il motore che nella produzione e adattamento dei veicoli. «In Europa i leader nei mezzi elettrici sono le Pmi italiane», sottolinea Mario Conte, ricercatore dell’Enea, responsabile dei sistemi di accumulo energia impiegati in questi mezzi a impatto zero. «A livello mondiale si sono affermati i giapponesi, mentre in Europa finora siamo stati i più attivi, insieme ai francesi, sul piano dell’introduzione dei veicoli» conferma Pietro Menga, presidente della Cei-Cives, organizzazione che aggrega oltre 50 imprese del settore attive nella produzione di veicoli a batteria, ibridi e fuel cell.
Se gran parte della produzione, concentrata nella "Motor valley" famosa per le rosse di Maranello e di Borgo Panigale, viene esportata, tra non molto potrebbe crearsi una maggiore domanda interna. A dare il via agli ordini potrebbe essere il «Piano strategico nazionale per la mobilità elettrica», che punta proprio alla diffusione dei veicoli a impatto zero e delle infrastrutture necessarie, i punti di ricarica. Un parco che, oltre ai veicoli green che si muovono nelle Ztl, potrebbe essere costituito da vetture messe a disposizione, con la formula del noleggio, dal car sharing a privati e aziende che supportano progetti di mobilità sostenibile. «Una volta provato che il pubblico accetta questi veicoli si apriranno spazi per una maggiore offerta da parte dei produttori nazionali» sottolinea Menga. Se dal punto di vista dell’innovazione l’impegno delle Pmi si concentra sull’aumento dell’autonomia e sulla riduzione dei tempi di ricarica, «a pesare è però l’assenza di un piano organico di interventi – aggiunge – con incentivi che sostengano una domanda stabile e favoriscano la creazione di una rete estesa di punti di ricarica». Così le Pmi che hanno puntato sulle vetture elettriche riscuatono maggiori successi sui mercati europei.
Tra chi vanta una posizione leader c’è la Micro-Vett di Imola, società specializzata nell’elettrificazione di veicoli passeggeri o commerciali Fiat, come la 500 o il Fiorino, e un export che rappresenta il 70% del business. «A Imola la nostra capacità produttiva è di 1.200 veicoli elettrici l’anno – afferma Massimiliano Di Gioia, vicepresidente della Micro-Vett -. Collaboriamo anche con una società francesce e una tedesca fornendo kit e componentistica per costruire veicoli a zero emissioni che vengono poi venduti sui mercati locali». Se la domanda non manca, a preoccupare Di Gioia è il futuro. «Senza sostegni il nostro settore rischia di perdere il vantaggio tecnologico maturato negli ultimi vent’anni». La Micro-Vett ha tre brevetti e punta sul sistema elettronico di controllo del motore, «dove ci sono spazi per il miglioramento del rapporto costo/prestazioni». Un altro costruttore importante è la Tazzari di Imola, che punta sulle microcar, mentre la Zivan di Reggio Emilia lavora sull’elettronica: suoi i caricabatterie e le centraline installate all’interno delle colonne di ricarica veloce. «Le commesse non mancano ed esportiamo il 75% della produzione», fa sapere Simone Partelini, direttore operativo.
«Un paio d’anni fa abbiamo avuto la fortuna di puntare sulle rinnovabili e ora stiamo lavorando con i clienti su progetti ad altissimo contenuto hi-tech – aggiunge Davide Rossi, ad del Gruppo Nts di Genova, una Pmi specializzata negli inverter per l’auto elettrica, segmento che sta diventando il core business -. Tutte le attività sono svolte all’interno e i ricavi della divisione auto elettrica quest’anno cresceranno del 30%, erano 1,5 milioni nel 2010, e del 50% nel 2012».
È il motore elettrico, con i moduli elettronici di regolazione e controllo, il componente chiave dei veicoli a impatto zero. Tra i fornitori figura la Ansaldo electric drives (Aed) del gruppo Ansaldo Energia. «Dopo un paio di false partenze dovute soprattutto a problemi tecnologici il mercato sta entrando nella fase di sviluppo industriale e per i prossimi anni le prospettive sono legate ai progetti di flotte e al car sharing per la mobilità urbana» commenta Franco Zanzi, amministratore delegato della Aed.
L’innovazione continua vede protagoniste anche microimprese come la Brusa di Lugo di Romagna che costruisce motori elettrici. «Ci occupiamo della prototipazione di quelli ad alto rendimento – dice il titolare Gian Paolo Brusa – e della loro omologazione».