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Movida molesta, 500 ordinanze in Italia ma nessuno ferma il pandemonio. Dobbiamo rassegnarci al caos?

Se ogni comune fa le sue regole è difficile ottenere qualche risultato. Intanto nel 42 per cento dei centri urbani si superano le soglie-limite del rumore consentito. Chi subisce il caos, è considerato un cittadino di serie B.

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INQUINAMENTO ACUSTICO IN CITTÀ

Il comune di Brescia è stato condannato a pagare 50mila euro in contanti come risarcimento a due cittadini che erano stati massacrati dai rumori notturni. A Napoli, sempre su ricorso di un’associazione di cittadini, un magistrato invece ha multato un bar di 2mila euro e gli ha imposto in modo definitivo di chiudere alle 23. A Roma denunce e atti di violenza notturna si susseguono, ed è difficile mettere ordine nel caos che regna sovrano, da decenni, nelle notti romane. Non più magiche, ma deliranti per chi le subisce.

Il tema della movida molesta non è mai stato affrontato di petto in Italia. Troppa paura di farsi nemici categorie importanti, come quella dei bar e dei ristoratori, e pochi strumenti davvero potenti nelle mani degli amministratori locali. La conseguenza è una babele di ordinanze, circa 500, tutte diverse una dall’altra, come se i rumori molesti, e il disordine urbano, avessero connotati diversi da Bolzano a Catania.

LEGGI ANCHE: Rumori notturni, il sindaco che unisce movida e residenti

I DANNI DELL’INQUINAMENTO ACUSTICO 

Non è affatto facile rendere compatibili i diritti dei giovani che, specie con l’arrivo della stagione calda, hanno voglia di stare la sera all’aperto e si sentono i padroni di strade e piazze, con gli altrettanti diritti di chi vive (e vorrebbe dormire tranquillamente) nelle zone inquinate dalla movida molesta. Così come anche le ragioni dei punti vendita, dai bar alle paninerie, fino ai vari ristoranti, vanno tenute presente. Ma amministrare bene una città significa appunto questo: allineare interessi diversi, anche contrapposti, e cercare una sintesi che possa mettere tutti d’accordo. Nel caso della movida molesta questo non è ancora accaduto. Al contrario, i residenti nelle zone più esposte al caos, e anche chi ha solo la voglia e il piacere di frequentarle senza ubriacarsi oppure senza trasformare le strade in discariche a cielo aperto, sono spesso considerati cittadini di serie B. Hanno meno diritti degli altri, e pazienza se finiscono massacrati dalla movida. In fondo, sono una minoranza, e come tale conta meno.

COME CONTRASTARE L’INQUINAMENTO ACUSTICO

Allo stesso tempo il disordine è stato coperto, e in qualche caso anche alimentato, dimenticando i danni alla salute che derivano dai rumori urbani. Nel 42 per cento dei centri urbani si superano le soglie-limite del rumore consentito con i relativi rischi per la salute di chi vive in queste zone. Il limite è 56 decibel, in media si arriva a 71 decibel. Domandiamoci: ma la quiete urbana è ancora un diritto oppure è stata cancellata dall’agenda delle amministrazioni locali? E ancora: il ministero degli Interni, che con dovrebbe occuparsi solo di immigrati, potrebbe provare in qualche modo ad allineare i contenuti che funzionano meglio, nelle varie città, per contenere la movida molesta in Italia? È proprio inevitabile procedere come al solito in ordine sparso, ogni comune sulla sua strada?  Magari, insieme si riesce a ottenere qualche risultato.

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