Sign up with your email address to be the first to know about new products, VIP offers, blog features & more.
[mc4wp_form id="5505"]
Questo sito contribuisce all'audience di

Adozioni, gli italiani si ritirano. Troppi soldi, troppa burocrazia, troppa incertezza

Quelle internazionali sono dimezzate negli ultimi cinque anni. Crollano anche quelle nazionali. Eppure solo in Italia ci sono 35.000 bambini che potrebbero trovare una famiglia. Elisa, figlia di due genitori che l’hanno adottata: «L’adozione è una forma d’amore rivoluzionaria».

di Posted on
Condivisioni

BUROCRAZIA ADOZIONE –

Il suo volto, il suo sorriso, la sua lucidità, confesso che mi hanno molto colpito. Sto parlando di Elisa, una ragazza di 23 anni, figlia di due genitori che l’hanno adottata: ha raccontato, in pochi minuti, storia, sogni e pensieri della sua vita, nel corso di un’intervista video fatta da Lavinia Azzone per il blog Che cosa pensano le ragazze, curato dalla straordinaria energia della giornalista e scrittrice Concita De Gregorio. Come ha concluso la sua intervista Elisa, senza retorica e senza la pesantezza dei Grandi Proclami? Con un’idea semplice e genuina: anche lei pensa a una famiglia, a dei figli, e se non dovessero arrivare in modo naturale, anche lei, come i suoi genitori adottivi, è pronta all’adozione. Ciò che Elisa definisce «una forma d’amore rivoluzionaria».

foto elisa(Fonte immagine: pagina Facebook “Cosa pensano le ragazze“)

Peccato che, in mezzo a tanti intoppi, a tante trappole burocratiche, a quel mare di ipocrisia che separa le migliori intenzioni dalla peggiore realtà, in Italia proprio l’adozione sta diventando sempre più difficile. Un amore negato, sprecato, sotto i colpi dell’indifferenza e dell’ignavia. Le adozioni internazionali in Italia, infatti, negli ultimi anni sono dimezzate. Eravamo secondi al mondo, dopo gli Stati Uniti, per l’efficacia di questo meccanismo, e adesso ci ritroviamo ultimi in Europa.

LEGGI ANCHE: Adozioni dal Congo, da tre anni sono bloccati 1500 bambini già adottati

BUROCRAZIA ADOZIONE INTERNAZIONALE –

Così mentre l’Italia si divide sui diritti delle unioni civili, sulla stepchild adoption, sull’utero in affitto, e mentre si contano 5milioni e 400mila famiglie senza figli (circa un terzo del totale), l’adozione internazionale da grande opportunità per un Paese ispirato all’accoglienza e in crisi demografica, sta diventando un tabù, un obiettivo di fatto virtuale, irrealizzabile. «Ci stanno distruggendo, nell’indifferenza e nell’ignoranza, forse perché non abbiamo alle spalle una lobby potente, come le varie associazioni degli omosessuali. Non riusciamo a dare altre spiegazioni a tanti elementi che ci stanno trascinando in un baratro, ovvero nell’impossibilità, anche quando ci sono tutti i requisiti, di adottare un bambino, e di compiere così un gesto di generosità e di apertura della famiglia» protesta Marco Griffini, presidente di Ai.Bi. (Associazione Amici dei Bambini), uno dei 66 enti autorizzati dalla legge ad accompagnare le coppie intenzionate a portare a casa un bambino straniero da adottare. E Antonio Dionisio, avvocato torinese specializzato nel Diritto di famiglia, aggiunge: «Forse il disinteresse della politica nasce dal fatto che comunque parliamo di un fenomeno ridotto, con alcune migliaia di famiglie in campo, che certo non portano tanti voti…».

ADOZIONI INTERNAZIONALI: COSTI ELEVATI E ATTESE INTERMINABILI –

Intanto i paesi dai quali dovrebbero arrivare i bambini stranieri da adottare diminuiscono. Il Congo, come abbiamo detto, ha chiuso le porte dopo che una coppia americana aveva prima adottato un bambino africano e poi, non contenta per la scelta, lo aveva ceduto a un’altra famiglia. Adozioni sbarrate anche dal Kenya, dalla Cambogia e dal Nepal, mentre l’Etiopia procede con una politica di stop and go. Allo stesso tempo, negli ultimi quattro anni nessun nuovo paese straniero è entrato nel gruppo di quelli dove è possibile avanzare una richiesta. A parte il mutato quadro internazionale, e la scarsa reazione diplomatica dell’Italia, a scoraggiare le famiglie ci pensano i costi, sempre più alti, e la burocrazia. Sul primo versante, la spesa per un’adozione internazionale oscilla tra i 10mila e i 30mila euro, compresi i vari viaggi, i professionisti da coinvolgere, i mediatori da liquidare, le tasse da pagare. Se provano ad adottare un bambino brasiliano, per esempio, i potenziali genitori si devono trasferire in Brasile per almeno cinque mesi. Per richiedere un bambino russo sono previsti almeno quattro viaggi.

Quanto alla burocrazia, tutto il potere decisionale è concentrato nelle mani dei Tribunali dei minorenni che devono rilasciare l’idoneità, il primo requisito per l’adozione, dopo un parere e una relazione dei servizi socio-assistenziali sul territorio. Tempi biblici, prima di un giudizio: dai 17 mesi di Torino ai 28 di Trieste, dai 19 di Palermo ai 26 di Ancona. Con il rischio che ciascun tribunale, in totale autonomia, applichi la sua giurisprudenza: in alcune sedi, per esempio, sono vietate le adozioni per bambini di età inferiore ai 6 anni, in altre è previsto un tetto di un’adozione a famiglia.

Una volta ottenuta l’idoneità, servono almeno altri due anni per chiudere la pratica. La legge per le adozioni internazionali, che risale al lontano 2000, aveva previsto queste difficoltà, e anche per questo metteva in campo una Banca dati, per fare ordine nelle domande e incrociarle con le possibili offerte. Ma la Banca dati, dopo 15 anni di attesa, non è mai nata. Il motivo? Diversi Tribunali dei minori non sono ancora informatizzati, e quindi non sono in grado di fornire numeri certi in tempo reale. Un’altra fonte di sbarramento.  In questo clima nebuloso, senza le spalle coperte di un governo che favorisce le adizioni internazionali, con costi esorbitanti e incertezza sui tempi e le procedure, le famiglie italiane, pure ben intenzionate ad accogliere bambini, hanno fatto la mossa più semplice: arretrare. Arrendersi di fronte alla complessità della materia. Così, secondo le statistiche raccolte dal ministero della Giustizia presso le varie sedi dei Tribunali minorili, le domande di disponibilità e di idoneità all’adozione di minori stranieri sono precipitate: erano 7.878 nel 2001, per diventare 8.274 nel 2004 e poi solo 3.857 nel 2014.  «Si è creato un divario fortissimo tra le aspettative delle famiglie e la realtà delle adozioni internazionali, rese sempre più complicate dai problemi burocratici e dai costi, che pesano molto in tempi di crisi economica» spiega Mario Barretta, responsabile per il Mezzogiorno della Fondazione Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale). E la sua è un’esperienza diretta di come si siano complicate le cose: negli anni passati, Barretta è riuscito ad adottare due ragazzi africani che oggi studiano all’università e nella scuola italiana.

BUROCRAZIA ADOZIONI IN ITALIA –

Se le adozioni internazionali sono crollate, anche quelle nazionali sono in regressione. Eppure il potenziale bacino di bambini che potrebbero beneficiare di questa procedura, in presenza di milioni di famiglie senza figli, è enorme: circa 35mila “figli di nessuno” vivono attualmente nella comunità, nella case-famiglia, nelle famiglie affidatarie. Un limbo esistenziale. Ma le adozioni di minori italiani procedono con il contagocce, e sempre all’indietro: sono state 1.290 nel 2001 e appena 1.072 nel 2014. «Il meccanismo di adozione è molto complicato, con troppi soggetti in campo, e con un’eccessiva incertezza sui tempi e sul risultato finale» spiega l’avvocato Dionisio. La conferma di questa lettura, anche in questo caso, arriva dalle domande di idoneità e disponibilità: 12.901 nel 2001, a fronte di 9.657 nel 2014. Una vera rinuncia collettiva.

PER APPROFONDIRE: Adozioni internazionali, come adottare un bambino