Vantaggi altruismo: ci rende più forti e migliora le relazioni - Non sprecare
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Altruismo, non è vero che siamo condannati all’egoismo. La scelta tra gli opposti è nostra

Le emergenze come la pandemia servono anche a questo: a renderci consapevoli che da soli non ce la possiamo fare. Per diventare altruisti basta poco. E fatto il primo passo si conquista un'abitudine che allunga la vita

Le emergenze, il panico collettivo, le paure che mettono insieme tanti Io spaventati e diventano un gigantesco ma più rassicurante Noi, servono anche a questo: a renderci consapevoli di quanto serve essere altruisti, una leva essenziale perfino per la sopravvivenza della specie.

ALTRUISMO

Prendiamo l’esempio della recente tragedia del coronavirus. A chi ci siamo rivolti, ciascuno di noi, per affrontare qualsiasi tipo di problema, per resistere e andare avanti? All’altro. E lo abbiamo quasi sempre trovato disponibile, così come, allo stesso modo, la nostra apertura mentale, la nostra predisposizione per gli altri, ha allargato il suo orizzonte.

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VANTAGGI DELL’ALTRUISMO

Il Covid-19 non avrebbe avuto argini senza medici, infermieri, personale sanitario, un’intera specie di uomini e donne generosi e altruisti. Ma l’elenco delle categorie, alle quali poi corrispondono singole persone in carne ed ossa, è molto lungo. Vogliamo parlare della cassiere dei supermercati sempre aperti? Dei farmacisti che ogni giorno accolgono centinaia di persone con le loro richieste? Delle badanti che stanno salvando la vita di una generazione a rischio, quella degli anziani?

CORONAVIRUS ALTRUISMO

Ma anche i comportamenti individuali più prossimi si sono adattati al disastro da affrontare e si è fatta largo, dalle strade ai condomini, dai borghi alle città, una convinzione: per battere il virus dobbiamo essere altruisti. In fondo, anche il rigoroso e faticoso rispetto delle regole, per un popolo, come gli italiani, refrattario all’uso di questa parola, è una forma di altruismo. Un modo per vedere gli altri e condividere tutti insieme un problema con una possibile soluzione. Albert Camus, che al suo talento di scrittore abbinava una capacità di osservazione molto alta delle società e dei popoli, autore tra l’altro di un libro attualissimo intitolato “La peste“, scriveva, a proposito del rapporto tra emergenza e altruismo: “Ciò che è vero per tutti i mali del pianeta è vero anche per la peste. Aiuta gli uomini a elevarsi al di sopra di se stessi”. E sopra se stesso ognuno di noi non può che scoprire l’altro. Anche in un pianerottolo quando due vicini di casa decidono di aiutarsi a vicenda per fare la spesa durante le costrizioni imposte dal coronavirus.

Dunque, il panico di un virus ci spinge come un’onda verso la spiaggia dell’altruismo. E come mai, si chiede la giornalista anglosassone Laurie Penny in un editoriale pubblicato sul mensile americano Wired, “la gente non è andata nel panico per il riscaldamento globale, eppure è una crisi molto più grande del Covid-19”? La risposta della Penny é lucida: la differenza sta nel fatto che la pandemia è un disastro immediato che avviene e si sviluppa in tempo reale; il collasso climatico avviene gradualmente. Ma attenzione, dal coronavirus si guarisce, in un mondo sempre meno sostenibile si sparisce. Una differenza non da poco. Rispetto alla quale la riscoperta dell’altruismo è un valore. Neanche troppo difficile da coltivare e non sprecare.

BENEFICI DELL’ALTRUISMO

Anche perché per diventare altruisti può bastare davvero poco, molto poco. E una volta presa questa buona abitudine, che si traduce anche nella capacità di non sprecare la parte migliore dei nostri sentimenti e della nostra natura, non perderla diventa più facile. Per un motivo semplicissimo e, apparentemente, opposto alle radici dell’altruismo: fare qualcosa per gli altri fa bene innanzitutto a noi stessi. Ci aiuta perfino a sconfiggere una parentesi di cattivo umore o il lungo buio di una depressione, ci consegna un piacere, un’euforia, una gioia, che derivano anche dal fatto di essere accettati e riconosciuti come persone capaci di un gesto di libera, e non pelosa, generosità. L’altruismo, secondo diverse ricerche scientifiche, con questa forza, con questa energia in termini di benefici, arriva perfino al punto di allungarci la vita.

Per natura siamo egoisti o altruisti? Nasciamo con la propensione ad aiutare il prossimo o siamo portati istintivamente a pensare solo a noi stessi? L’interrogativo divide, da secoli, la scienza, con opposte interpretazioni, e si è trasformato in un vero rompicapo. La cosa sicura è che siamo entrati in una fase della storia in cui dobbiamo riscoprire il valore della comunità, dello stare insieme, della condivisione, dopo decenni di egoismo sfrenato. E tutto ciò porta necessariamente lungo la strada dell’altruismo.

IMPORTANZA ESSERE ALTRUISTI

Per dare una spinta alla solidarietà, bisogna fare leva sul gruppo, sul lavoro di squadra, come spiega il biologo americano David Sloan Wilson, nel libro ‘L’altruismo. La cultura, la genetica e il benessere‘ (edizioni Bollati e Boringhieri). Si può essere altruisti per tante ragioni, anche di natura egoistica, ma quello che conta davvero sono le azioni stesse che favoriscono gli altri. Ovvero: l’altruismo genera forza, e quindi convenienza. Non solo nei rapporti umani, ma anche nel perimetro della vita sociale, delle relazioni in un condominio, in un quartiere, in una città. Fate solo questo esempio: se avete un rapporto di comunità, di buona convivenza con i vicini di casa, sarà più facile condividere con loro alcuni servizi, anche la badante per le persone anziane, e una migliore qualità della vita nella zona.

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Nel libro, Wilson smonta con efficacia tutti i fondamentalismi dell’egoismo, a partire dalle teorie di coloro che lo considerano come una molla necessaria per fare funzionare la competizione e il mercato. E prende le distanze anche dall’altruista troppo zelante, retorico, pieno di parole vuote, che può fare molti disastri. L’altruismo, al contrario, va diffuso con leggerezza e profondità: senza dogmi ideologici. E nella certezza che migliora la nostra qualità della vita. Ovunque.

COME SI DIVENTA ALTRUISTI

Il tema è uno dei più dibattuti nel pensiero occidentale: l’uomo nasce altruista e diventa egoista in funzione delle sue relazioni sociali, o viceversa? Chi aveva ragione tra Jean-Jacques Rousseau e Thomas Hobbes? Il primo, ricordiamolo, sosteneva che gli esseri umani nascono, per loro natura, cooperativi e solidali, e poi vengono corrotti dalla società, anche per un banale istinto di sopravvivenza. Per il secondo, invece, è vero il contrario: nasciamo con il germe dell’egoismo e dell’individualismo ed è la società, attraverso la relazione con gli altri, che ci insegna come si diventa altruisti.

IL GENE DELL’ALTRUISMO

Una svolta nella ricerca scientifica si è avuta nel 2011 quando la rivista PLoS One ha pubblicato i risultati di una serie di test condotti dal team del professore Reut Avinun, direttore del Dipartimento di Neurobiologia della Hebrew University di Gerusalemme. Secondo la ricerca di Avinum disponiamo di un «gene dell’altruismo», con tanto di etichetta, AVPRiA, che regola un ormone nel nostro cervello attraverso il quale a ogni gesto di altruismo corrisponde una sensazione di benessere fisico e persino di gioia. A questo punto l’enigma dell’altruismo sarebbe risolto in modo definitivo.

ALTRISTI ED EGOISTI

Ma forse, senza disturbare troppo la scienza, possiamo concludere che la diarchia tra gli opposti fa parte della stessa natura umana, dove per esempio convivono bene e male. E così altruismo ed egoismo. Due pezzi del nostro conflitto permanente tra bianco e nero, vittima e carnefice, assassino e missionario. La scelta spetta a noi, più che alla scienza.

PICCOLI GESTI, GRANDI VANTAGGI:

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