Elogio della discrezione - Non sprecare
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Discrezione, il rimedio contro il narcisismo. E l’aiuto per discernere

Scriveva Proust: "La discrezione è il privilegio di potere assistere alla propria assenza". E se scompari, sono gli altri a cercarti. Discrezione è anche tacere quando è necessario. Non sgomitare. Essere più che apparire

C’è un aspetto della discrezione, parola che di solito abbiniamo alla riservatezza, poco noto, eppure fondamentale. È contenuto nella radice etimologica della parola latina discretio, che a sua volta deriva da discernere. Dunque, è la discrezione che, prima ancora di renderci persone affidabili, alle quali fare una confidenza o uno sfogo riservato, aiuta a distinguere. Il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, l’errore dalla decisione corretta. Vi chiederete: come mai questa relazione? I latini non facevano mai le cose a caso con il dizionario, e la potenza della discrezione come forza del discernimento ha un significato molto preciso. È nella riflessione silenziosa, nel momento in cui decidiamo di stare innanzitutto con noi stessi, nel tempo che prendiamo per valutare una decisione nei suoi vari aspetti, che la discrezione diventa uno strumento insostituibile. Come le posate per mangiare a tavola da persone civili.

ELOGIO DELLA DISCREZIONE

Nel grandi galatei del Cinquecento, e in tutti quelli che sono venuti dopo, una parola non mancava mai: la discrezione. Un buon livello di educazione, un certo modo di stare al mondo e di rapportarsi agli altri, non poteva mai prescindere da questa virtù, incardinata anche negli stili di vita più elementari e quotidiani. La discrezione che si è insegnata e tramandata per secoli non era mai reticenza o un goffo tentativo di scomparire dal mondo, quasi preferendo non assumersi responsabilità. No, era un’attitudine molto consapevole a evitare il rischio di mettere se stessi al centro dell’universo, e di danneggiare, magari anche inconsapevolmente, gli altri, attraverso il soffio, il venticello, delle parole inutili e magari avvelenate. Quelle che poi, in alcuni casi, diventano pietre. E oggi? Come possiamo definire e riscoprire la discrezione in tempi nei quali qualsiasi forma di delicatezza e di riserbo viene azzzerata dall’uragano delle informazioni presentiste, ogni minuto, ogni secondo?

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DISCREZIONE

Essere più che apparire. Tacere quando è necessario, e non parlare sempre. Fare un passo indietro e non affannarsi nella solita ricerca dei primi posti. Mostrare una naturale delicatezza, anticipazione del rispetto, nei confronti degli altri. La discrezione è una virtù dimenticata nell’era contemporanea dei selfie, del narcisismo di massa, della voglia sfrenata e compulsiva di sentirsi sempre un protagonista. Anche del nulla. Ed è una virtù che mostra, nei fatti, una forma di ribellione a una tendenza sempre più ricorrente di sgomitare pur di conquistare le prime posizioni, di calpestare gli altri quando è in gioco la propria visibilità.

IMPORTANZA DELLA DISCREZIONE

In quanto virtù, la discrezione esprime qualità che ne sanciscono l’elogio, molto ampie per lo spazio che occupano. Per esempio: è un segno di buona educazione, di buone maniere. Come diceva il Castiglione, che di queste cose ne intendeva, chi pratica la discrezione conosce bene il momento nel quale bisogna parlare e quello in cui è necessario tacere. Non spreca tempo e parole. Non vuole sempre dire la sua, mettersi in mostra, dimostrare di avere un pensiero, per quanto tenuo esso sia. Sotto questo punto di vista, la discrezione è ascolto, il contrario del sottofondo di cicaleccio che oggi ci sommerge. E la discrezione porta all’ascolto, quasi in modo naturale.

La persona discreta conosce bene la differenza tra la dissimulazione e la simulazione, due sinonimi della bugia, e la prudenza, il respirare prima di parlare,  il non emettere continuamente giudizi dall’alto di un pulpito inesistente. Plutarco diceva che non a caso abbiamo una bocca e due orecchie: ciò significa che l’uomo è stato fatto più per ascoltare che per parlare, e dunque il contegno di chi non sta sempre a cercare di dire qualcosa è la cifra di un uomo che conosce bene la sua natura.

La discrezione è discernimento. È la capacità di non vivere mai barricati nelle proprie certezza, ma piuttosto di praticare con semplicità l’arte del dubbio, del mettersi in discussione, del non dare mai nulla per scontato. Il dubbio non come incertezza, ma come capacità, attraverso appunto il discreto discernimento, di coltivare la propria conoscenza con la mente sgombra dal pregiudizio. E rafforzarla.

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BENEFICI ESSERE DISCRETI

Chiunque ama la conversazione, il comunicare con gli altri, conosce bene il netto confine che separa l’esercizio trasparente della curiosità (una risorsa) dall’opaco desiderio di macchiare, anche con un piccolo tocco da untore, le vite degli altri (un difetto). La persona discreta sa narrare, raccontare, confrontarsi. Ma non tracima nel pettegolezzo. Usa l’ironia dissacrante, la leggerezza, la battuta pronta ed efficace, ma non soffia su quello che Eduardo De Filippo bollava come “il venticello calunnioso”. La parola acida e cattiva, che poi si espande a macchia d’olio e diventa un attacco alla reputazione di una persona, una forma di demolizione dell’altro.

La discrezione, infine, aiuta a conoscersi meglio, a guardarsi dentro, a prendersi il tempo che serve per approfondire con pacatezza limiti e qualità di ciascuno. Scrive ProustLa discrezione è il privilegio di poter assistere alla propria assenza». Ecco, l’assenza, ciò che accompagna la discrezione: assenza di parole e gesti inutili, e assenza di se stessi, e appena scompariamo è molto probabile che saremo molto più ricercati.

QUALCHE VIRTÙ CHE AIUTA A VIVERE MEGLIO:

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