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La discrezione è un gesto di ribellione nella civiltà dell’apparire. E quando scompariamo, sono gli altri a cercarci

Di fronte a selfie e narcisismo di massa è difficile coltivare questa preziosa virtù. Tacere quando è necessario. Non sgomitare per essere sempre in mostra. Essere più che apparire

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ELOGIO DELLA DISCREZIONE

Essere più che apparire. Tacere quando è necessario, e non parlare sempre. Fare un passo indietro e non affannarsi alla solita ricerca dei primi posti. Mostrare una naturale delicatezza, anticipazione del rispetto, nei confronti degli altri. La discrezione è una virtù dimenticata nell’era contemporanea dei selfie, del narcisismo di massa, della voglia sfrenata e compulsiva di sentirsi sempre un protagonista. Anche del nulla. Ed è una virtù che mostra, nei fatti, una forma di ribellione a una tendenza sempre più ricorrente di sgomitare pur di conquistare le prime posizioni, di calpestare gli altri quando è in gioco la propria visibilità.

In quanto virtù, la discrezione esprime qualità che ne sanciscono l’elogio, molto ampie per lo spazio che occupano. Per esempio: è un segno di buona educazione, di buone maniere. Come diceva il Castiglione, che di queste cose ne intendeva, chi pratica la discrezione conosce bene il momento nel quale bisogna parlare e quello in cui è necessario tacere. Non spreca tempo e parole. Non vuole sempre dire la sua, mettersi in mostra, dimostrare di avere un pensiero, per quanto tenuo esso sia. Sotto questo punto di vista, la discrezione è ascolto, il contrario del sottofondo di cicaleccio che oggi ci sommerge. E la discrezione porta all’ascolto, quasi in modo naturale.

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IMPORTANZA DELLA DISCREZIONE

La persona discreta conosce bene la differenza tra la dissimulazione e la simulazione, due sinonimi della bugia, e la prudenza, il respirare prima di parlare,  il non emettere continuamente giudizi dall’alto di un pulpito inesistente. Plutarco diceva che non a caso abbiamo una bocca e due orecchie: ciò significa che l’uomo è stato fatto più per ascoltare che per parlare, e dunque il contegno di chi non sta sempre a cercare di dire qualcosa è la cifra di un uomo che conosce bene la sua natura.

La discrezione è discernimento. È la capacità di non vivere mai barricati nelle proprie certezza, ma piuttosto di praticare con semplicità l’arte del dubbio, del mettersi in discussione, del non dare mai nulla per scontato. Il dubbio non come incertezza, ma come capacità, attraverso appunto il discreto discernimento, di coltivare la propria conoscenza con la mente sgombra dal pregiudizio. E rafforzarla.

BENEFICI ESSERE DISCRETI

Chiunque ama la conversazione, il comunicare con gli altri, conosce bene il netto confine che separa l’esercizio trasparente della curiosità (una risorsa) dall’opaco desiderio di macchiare, anche con un piccolo tocco da untore, le vite degli altri (un difetto). La persona discreta sa narrare, raccontare, confrontarsi. Ma non tracima nel pettegolezzo. Usa l’ironia dissacrante, la leggerezza, la battuta pronta ed efficace, ma non soffia su quello che Eduardo De Filippo bollava come “il venticello calunnioso”. La parola acida e cattiva, che poi si espande a macchia d’olio e diventa un attacco alla reputazione di una persona, una forma di demolizione dell’altro.

La discrezione, infine, aiuta a conoscersi meglio, a guardarsi dentro, a prendersi il tempo che serve per approfondire con pacatezza limiti e qualità di ciascuno. Scrive ProustLa discrezione è il privilegio di poter assistere alla propria assenza». Ecco, l’assenza, ciò che accompagna la discrezione: assenza di parole e gesti inutili, e assenza di se stessi, e appena scompariamo è molto probabile che saremo molto più ricercati.

QUALCHE VIRTÙ CHE AIUTA A VIVERE MEGLIO