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Il tarlo dell’indifferenza, così ci ha contagiato. Ma gli indifferenti muoiono prima, e non lo sanno

La diagnosi del grande scrittore Cechov: «L’indifferenza è la paralisi dell’anima, una morte prematura». Forse diventando tanto grandi, tanto globali, siamo diventati anche più indifferenti.

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EFFETTI NEGATIVI INDIFFERENZA –

Provate a fare un test: a quante persone, nella vostra vita, siete davvero interessate? Quante entrano dritte nel vostro cuore, vi colpiscono anche con il più banale dei gesti? Poche, molto poche. Questo non significa che siete persone cattive, ciniche, oppure spente. In realtà l’indifferenza è uno dei tanti affluenti del grande fiume della globalizzazione, quello che ha stravolto, nel bene e nel male, i nostri stili di vita e anche il nostro modo di stare insieme. Più siamo diventati tanti e grandi, più tutto si è ingigantito, e meno riusciamo a vedere l’altro, specie se lo spazio, per paradosso, lo allontana da noi.

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CONSEGUENZE DELL’INDIFFERENZA –

Siamo diventati indifferenti a cose che pure dovrebbero appartenere alla nostra anima, prima che ai codici da brava gente o brava persona che dir si voglia. Papa Francesco parla di «asfissia dello spirito per l’inquinamento causato dall’indifferenza», e il grande scrittore Cechov diceva che «l’indifferenza è la paralisi dell’anima, una morte prematura». Ecco dunque al punto.

Siamo indifferenti per tanti motivi: raffreddamento dei sentimenti, mancanza di tempo, incapacità di riflettere, di allungare lo sguardo e l’orizzonte al di fuori di un ristretto campo di visuale, prosciugamento di passioni e talvolta anche di curiosità. Bulimia di inutilità e di cose inutili. Ma a prescindere dal come e dal quando ci siamo così allontanati dagli altri (che invece sono sempre vicini a noi, specie quando soffrono), ciò che conta è che non riusciamo a pesare lo spreco dell’indifferenza. Quanta parte della nostra anima consuma, e quanta parte della nostra vita spegne, colpendo prima lo spirito e poi, in tanti casi, anche il corpo. Notatelo: le persone dedite quasi in modo maniacale all’indifferenza, invecchiano anticipatamente, perdono qualsiasi caratura, non trasmettono nessuna emozione o sensazione. Sono destinate a una solitudine da abbandono, a un conto che arriva sul tavolo della loro vita così chiusa, da sempre e per sempre.

CONSEGUENZE NEGATIVE DELL’INDIFFERENZA –

L’indifferenza, l’ho scritto già nel libro alla base di questo sito, Non sprecare, è come un virus che dilaga ovunque e comunque. E combatterla non è una tecnica o un’arte che si assimila sui libri, scritta in qualche legge, in un regolamento. Combatterla significa per esempio non rinunciare mai alla capacità di commuoverci, anche solo per un secondo, significa ricordarsi dell’energia vitale dell’amore, prima ancora del suo batticuore, significa appunto Non sprecare ciò che tanti neanche si sognano di possedere, significa sapere che l’altro è anche nell’albero che stiamo distruggendo o nell’immigrato che vorremmo fermare con chissà quale muro.

Infine, attenzione al lessico ed ai comportamenti collegati al linguaggio. La patologia dell’indifferenza non ha nulla a che vedere con un sano distacco dalle cose contingenti, un’accorta presa di misure e di distanze da quegli affanni quotidiani (talvolta gonfiati ad arte dalla nostra debolezza) che ci schiacciano sul presente, come dei topolini che finiscono sotto la suola di una scarpa. L’indifferenza è una sconfitta, sempre e comunque; il distacco dalle cose è un’autodifesa, talvolta irrinunciabile.

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