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Alcol, nove milioni di italiani ne abusano. Aumentano i giovani ubriaconi

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ROMA – L’Istat rende noto un dato particolarmente allarmante, che dà la misura della diffusione dell’alcol tra giovani e giovanissimi: il 13,6% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, ben 392 mila individui, beve alcolici. Un comportamento a rischio di per sé, ma ancora più grave perché pone le basi per possibili consumi non moderati nel corso della vita. La fascia d’eta compresa tra i 18-24 anni racchiude invece la popolazione più a rischio di binge drinking, ovvero bere in modo compulsivo con l’intenzione di arrivare a perdere il controllo: si tratta di 698 mila persone, il 16,6% dei giovani, con un rapporto tra maschi e femmine pari a tre. Comportamento, il binge drinking, sempre più diffuso, soprattutto al sabato sera e nei momenti di socializzazione tra i giovani. Infatti, tra quanti frequentano assiduamente le discoteche i comportamenti di consumo di alcol a rischio sono più diffusi (33,9%) rispetto ai coetanei che non vanno in discoteca (7,2%).

Un aspetto non secondario del fenomeno è che l’abitudine al consumo non moderato di bevande alcoliche da parte dei genitori può influenzare il comportamento dei figli. Per l’Istat, è potenzialmente a rischio il 19,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni che vivono in famiglie dove almeno un genitore adotta comportamenti a rischio nel consumo di bevande alcoliche. La quota scende al 14,4% tra i giovani che vivono con genitori che non bevono o che bevono in maniera moderata.

In generale, il rapporto Istat su "Uso e abuso di Alcol" in Italia rileva che i comportamenti a rischio riguardano 8 milioni e 624 mila persone, il 16,1% della popolazione di 11 anni e più. Una quota che appare stabile nel tempo. Se il binge drinking è il comportamento a rischio in ambito giovanile, il consumo non moderato riguarda soprattutto la popolazione anziana. Si tratta di 2 milioni e 915 mila persone di 65 anni e più (il 43,5% dei maschi e il 10,6% delle femmine). Persone, sottolinea l’Istituto, di persone che bevono quotidianamente eccedendo le raccomandazioni, spesso mantenendo comportamenti acquisiti nel corso della vita, non consapevoli degli aumentati rischi per la salute dovuti all’ avanzare dell’età. Nel decennio 2000-2010 è comunque diminuita la percentuale degli over 65 che bevono tutti i giorni (dal 39,4% al 37,8%) e quella di chi beve almeno una volta all’anno (dal 62,1% al 61,1%), mentre è aumentata quella dei bevitori occasionali (dal 22,7% al 23,3%) ed è rimasta sostanzialmente stabile quella degli anziani che bevono fuori dai pasti (dal 12,7% al 12,4%).

Nel più generale rapporto tra gli italiani e l’alcol, l’Istituto di Statistica rileva un calo nel numero di quanti bevono almeno una volta l’anno, tutti i giorni o occasionalmente, mentre sale quello di chi lo fa lontano dai pasti. Nel 2010 la quota di popolazione di 11 anni e più che ha consumato almeno una bevanda alcolica durante l’anno è pari al 65,7%, in diminuzione rispetto al 2009 (68,5%). Il 26,3% della popolazione (14 milioni 126 mila persone) beve alcolici quotidianamente, mentre il 38,4% ha consumato alcol almeno una volta fuori dai pasti.

Prosegue, inoltre, il cambiamento di lungo periodo del modello di consumo tradizionale, basato sulla consuetudine di bere giornalmente vino durante i pasti. Quote crescenti di popolazione bevono alcolici lontano dai pasti e aumenta il consumo non quotidiano. Il cambiamento è ancora più evidente in ambito femminile: tra il 2000 e il 2010 il numero di donne che consuma bevande alcoliche fuori dai pasti registra un incremento del 25,1% (contro il 15% dei maschi), mentre decresce del 17,4% (contro il -11,8% dei maschi) quello di consumatrici giornaliere. Il cambiamento di abitudini riguarda non soltanto la frequenza e le circostanze di consumo, ma anche il tipo di bevande consumate. Diminuisce il numero di chi consuma solo vino e birra e aumenta il numero di chi consuma anche altri alcolici, come aperitivi, amari e superalcolici. I cambiamenti nel tipo di bevanda assunta riguardano i giovani fino a 24 anni e, in misura minore, gli adulti di 25-44 anni.

A livello territoriale, il consumo di alcol è più diffuso nel Centro-nord, soprattutto nel Nord-est, in particolare tra i maschi. In modo analogo si distribuiscono i consumatori giornalieri, con una quota nel Nord-est del 28,6%. Considerando l’ampiezza demografica dei Comuni, sia la quota di consumatori nell’anno sia quella dei consumatori giornalieri sono più alte nei piccoli Comuni, vale a dire fino a 2mila abitanti.

Tra le persone di 25 anni e oltre, la quota di consumatori nell’anno di bevande alcoliche aumenta al crescere del titolo di studio. Ciò avviene soprattutto per le donne: se tra quelle con al massimo la licenza elementare il 45% consuma alcol, per le laureate la quota raggiunge il 68,9%. Le differenze di genere, pur permanendo, diminuiscono all’aumentare del titolo di studio. Andamento inverso ha, invece, quello del consumo quotidiano, che risulta crescente al diminuire del titolo di studio, sia per gli uomini sia tra le donne.