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Giallo sui tagli alla Camera: i questori hanno truccato i conti?

Il professore Roberto Perotti fa le pulci al bilancio della Camera e scopre che risparmi e sprechi non sono stati eliminati. E i deputati quest'anno costeranno 10 milioni di euro in più.

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TAGLI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI – Una smentita, secondo una vecchia lezione di giornalismo, può trasformarsi in una notizia pubblicata due volte. Ed è quello che sta avvenendo a proposito di un tema sul quale la sensibilità dell’opinione pubblica è altissima: i costi della politica. O anche i presunti tagli e risparmi sui costi della macchina e delle istituzioni (in questo caso la Camera dei deputati). A mettere benzina sul fuoco ci ha pensato il professore Roberto Perotti, bocconiano doc, uno degli animatori dell’autorevole sito www.lavoce.info, che ha fatto le pulci al bilancio della Camera dei deputati fino a metterne in discussione l’autenticità dei numeri pubblicati. Da qui una doppia smentita del collegio dei Questori della Camera, e la controreplica di Perotti che chiama in causa direttamente il presidente Laura Boldrini. Un vero caso politico-istituzionale che rischia di creare anche imbarazzi al governo, visto che il professori Perotti tra l’altro è il super consulente di Matteo Renzi proprio sui tagli alla politica, il tecnico che gli ha suggerito la strada per arrivare, a regime, a un risparmio di 2 miliardi di euro.

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I COSTI DELLA POLITICA IN ITALIA – Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ricostruire la sostanza di questo duello, evidenziando gli elementi essenziali dello scontro. Perotti è molto diretto nell’accusa: i tecnici della Camera, di fatto, hanno alterato il bilancio e attraverso un’operazione di puro marketing istituzionale si sono assegnati il merito, politico, di un taglio delle spese nel 2013 di oltre 30 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Tutto ciò mentre la dotazione dello Stato nei confronti della Camera è scesa di 50 milioni di euro. Dove sta il trucco evidenziato dal professore della Bocconi? Semplice: il bilancio beneficia di un prelievo una tantum di 40 milioni dal Fondo di solidarietà, che gestisce gli assegni di fine mandato e le prestazioni di assistenza integrativa,  e di un aumento dei residui passivi, che sono spese rinviate e non cancellate in modo strutturale, da 27 a 67 milioni di euro. La conclusione di Perotti è molto pesante. In pratica, senza le manipolazioni estetiche del bilancio e senza i giochi sulle varie poste iscritte al suo interno, il vero risparmio per il contribuente italiano dei costi della Camera dei deputati è pari ad appena 4 milioni di euro. Un’inezia. E comunque una cifra ben diversa dai 33 milioni di euro strombazzati, con uno spot pubblicitario, dagli uffici di Montecitorio, a dimostrazione di una presunta e concreta spending review in uno dei Palazzi più costosi della politica italiana.

Nella replica i questori accusano, a loro volta, Perotti di manipolare i numeri e tornano a rivendicare un risparmio previsto nel 2013 alla Camera di 33 milioni di euro, pari al 3 per cento del budget complessivo dell’assemblea. Come si arriva a questa cifra? Con previsioni di spesa che passano da 1 miliardo e 87 milioni a 1 miliardo e 54 milioni, e assorbendo il taglio della dotazione da parte dello Stato in due rate: una, di appunto 32,7 milioni di euro, per il 2013, e l’altra, pari a 17,7 milioni di euro, per il 2014. In pratica, al termine di questo biennio la Camera dei deputati continuerà a funzionare come in precedenza, ma avrà completamente assorbito, attraverso un taglio strutturale dei costi, il minore finanziamento statale pari a 50 milioni di euro.

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FONDO DI SOLIDARIETA’ – Quanto poi al Fondo di solidarietà ed ai residui passivi, i questori provano a ribaltare il ragionamento di Perotti e il suo schema di navigazione tra i numeri. Secondo il professore, con il prelievo una tantum dei 40 milioni di euro, il Fondo rischierà nel 2016 di non essere più in grado di funzionare e quindi delle due l’una: o bisognerà chiuderlo, oppure andrà nuovamente finanziato e dunque il risparmio del 2013 sarà completamente evaporato. Per i questori, invece, non ci saranno problemi: il Fondo, nonostante il prelievo, continuerà a garantire le sue prestazioni, mentre l’aumento dei residui passivi non è un artificio contabile, quanto il risultato di una manovra strutturale. Sono stati ridotte del 25 per cento le spese del personale di segreteria degli onorevoli, e dunque si è creata un’opportunità reale di risparmio.

Nel duello trova spazio perfino un interrogativo molto delicato, sul quale le risposte dai due fronti sono opposte. Il costo dei deputati è aumentato o diminuito? I questori non hanno dubbi: diminuito, e andrà ancora meglio nei prossimi anni. Perotti invece controreplica con una tabella che scorpora il costo dei deputati in due fasce, quelli ancora in carica e quelli che hanno ultimato il loro mandato. Per i primi, dice il professore, la spesa è passata da 149 a 152 milioni di euro (con un aumento di 3 milioni); per i secondi da 130 a 137 milioni ( e qui l’aumento è di 7 milioni di euro). Complessivamente, stiamo pagando in più, ogni anno, i deputati per circa 10 milioni di euro.

Al netto di una valanga di cifre, tabelle, calcoli e confronti sulle varie annualità, resta il punto centrale di questa polemica: i questori hanno manipolato il bilancio della Camera, come accusa Perotti, o invece il risparmio per i contribuenti è reale? Di fronte a questo bivio, il professore bocconiano, che non intende mollare di un centimetro nella sua analisi, alza il tiro, e chiama in causa direttamente la presidente Boldrini, chiedendo a lei di mettere la parola fine al duello contabile. In due modi: documentando, in prima persona, dove sono i tagli, voce per voce, dei 33 milioni di euro strombazzati nel bilancio, oppure dissociandosi dal metodo e dal merito delle affermazioni dei questori. Cosa difficile, perché segnerebbe una sfiducia totale nei confronti dei responsabili politici dei rendiconti della Camera, con conseguenze imprevedibili. Al punto che la Boldrini, per il momento, ha scelto la strada più cauta: il silenzio tombale.

(Fonte immagine: La Presse)

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