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Scuola: le cose buone del piano Renzi. La sanatoria dei precari? Speriamo sia l’ultima

Quasi 200mila assunzioni di insegnanti dei prossimi anni. Ma i soldi ci sono? E finalmente arrivano premi e carriere in base al merito e alla professionalità dei docenti.

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RIFORMA DELLA SCUOLA RENZI 2014 – Un passo avanti. Bisogna riconoscere che i cambiamenti per la scuola annunciati ieri dal governo rappresentano una scossa positiva e contengono un’idea politica che, una volta tanto, non poggia su formule astratte ma si misura nel concreto con la carne viva delle persone, cioè insegnanti, alunni e famiglie. Ferma restando la grande incognita sui fondi che serviranno per mettere a regime il piano, e nessuno ha detto finora come saranno reperiti, i punti più interessanti sono tre.

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ASSUNZIONE PRECARI – Il primo riguarda l’immissione nei ruoli di 150mila precari che saranno assunti in blocco già nel prossimo anno scolastico. Stiamo parlando di una percentuale altissima di docenti, se si considera che complessivamente la scuola italiana ha un organico di 800mila insegnanti, che certo non entreranno nelle aule per la porta giusta, ovvero un concorso. Saranno spinti dall’onda lunga di una gigantesca sacca di precariato che tutti i governi precedenti hanno contribuito a gonfiare, attraverso leggi, leggine e talvolta con il contributo dei soliti Tar e Consiglio di Stato. Renzi paga il pegno di queste vergognose gestioni con la sanatoria annunciata ieri e inonda la scuola di docenti non certo particolarmente motivati e comunque non esaminati attraverso il filtro delle loro competenze. È una bella botta che piacerà tanto ai sindacati che da sempre spadroneggiano nel sistema scolastico, e forse anche per questo Renzi l’ha voluta, e speriamo soltanto che sia veramente l’ultima e venga accompagnata da una solenne promessa del governo: mai più precari nella scuola. Al contrario, le nuove assunzioni, quelle vere, fatte con i concorsi, arriveranno soltanto tra il 2016 e il 2019 e saranno pari a 40mila unità, se sarà rispettato il turnover. Ricapitolando, i numeri parlano: 150mila precari assunti oggi, e 40mila giovani insegnanti immessi nei prossimi cinque anni. In tutto 190mila unità con il relativo costo, un vero punto interrogativo se si considera che proprio ieri il ministro Marianna Madia ha annunciato il blocco degli stipendi nel settore pubblico, per mancanza di fondi, nel 2015.

PERCORSO PROFESSIONALE DEGLI INSEGNANTI – Il secondo punto, e anche questo è un passo avanti, è l’archiviazione dell’anzianità come unico criterio per fare carriera. Il percorso professionale di un insegnante, con la relativa retribuzione, sarà misurato sulla base del merito e ciascuna scuola avrà il diritto-dovere di riconoscerlo. Poiché il 66 per cento degli insegnanti potranno ricevere queste gratifiche in base al merito, il cambiamento a questo punto è affidato all’autonomia dei presidi e dei corpi docenti. Laddove bisognerà essere chiari sui parametri: il merito non è la quantità, più o meno alta, di ore trascorse nelle aule, ma piuttosto la qualità dell’insegnamento e i relativi, tangibili risultati.

ALTERNANZA TRA SCUOLA E LAVORO – Infine, sono pienamente condivisibili  le scelte che rafforzano l’alternanza tra scuola e lavoro, e non solo negli istituti professionali ma in tutti i licei, e la decisione di rilanciare materie umanistiche diventate, per stupido e miope conformismo intellettuale, laterali nei percorsi formativi: la musica e la storia dell’arte. Anche qui, specie per i progetti scuola-lavoro, serviranno soldi. E al momento l’unico dato certo è che le risorse stanziate nel 2014 per migliorare l’offerta formativa delle scuole italiane sono state pari a 643 milioni di euro, di fatto metà del miliardo e 100 milioni messi sul tavolo nel 2012. Le nozze con i fichi secchi non si possono fare, Renzi conosce bene questi numeri, e vedremo se saprà come trovare i fondi che porteranno una cifra al suo progetto di modernizzazione della scuola.

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