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Donare, un piacere che gli italiani non conoscono. Specie i più ricchi…

Soltanto 3,5 miliardi di euro di donazioni in Italia rispetto ai 233 miliardi degli americani. E i vantaggi fiscali non c’entrano, perché esistono anche nel nostro Paese. Ecco perché siamo così avari.

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GLI ITALIANI E LE DONAZIONI – Siamo avari, specie i più ricchi. Gli italiani non brillano per generosità a proposito di donazioni, e la nostra filantropia è tra le più basse del mondo. Pensate: in Italia ogni anno si fanno 3,5 miliardi di euro di donazioni, in America 66 volte di più con 233 miliardi di euro. Eppure attraverso le donazioni si possono fare tante battaglie di civiltà e tanti interventi di supplenza, senza sprecare soldi, rispetto a uno Stato sociale in affanno per mancanza di risorse.

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PERCHE’ GLI ITALIANI SONO COSI’ POCO GENEROSI? – Non esiste alcun valore economico, dal reddito disponibile alla ricchezza nazionale, che giustifica questo divario, e anche la questione fiscale è falsa. Infatti  in Italia, come in America, è possibile ottenere sgravi fiscali, e anche molto significativi, in presenza di donazioni filantropiche: anzi, mentre nel nostro Paese non esiste un tetto, negli Stati Uniti è prevista una soglia del 50 per cento del reddito. Allora perché siamo così poco generosi?

Innanzitutto scontiamo un deficit culturale. In tutto il mondo anglosassone donare è un piacere, ovvero un modo per “restituire” alla comunità, a chi è stato meno fortunato, qualcosa della propria fortuna. Dice Melinda Gates che ha donato alla Fondazione di famiglia finora 40 miliardi di dollari: «Abbiamo sempre saputo che avremmo  dovuto restituire alla società qualcosa della nostra ricchezza. Siamo cresciuti con questa regola in testa…».

LA FILANTROPIA: In crescita le donazioni in Italia, i dati 

DONAZIONI COME ABITUDINE E STILE DI VITA NEGLI STATI UNITI – In secondo luogo le donazioni sono un’abitudine sociale in questi paesi, di fatto fanno parte degli stili di vita dei ceti benestanti.  Negli Stati Uniti sono donatori il 97 per cento dei contribuenti che possiedono da 1 a 5 milioni di dollari e il 67 per cento delle persone con meno di 100mila dollari di reddito annuale. Infine, la differenza si spiega con la diversa percezione della ricchezza. In America, e nel mondo anglosassone, la ricchezza è sintomo di successo, di una vita che viene premiata, di persone che poi fanno il loro dovere di fronte al fisco e alla comunità. In Italia, invece, la ricchezza va nascosta, sia perché genera invidia sia perché dietro l’angolo ci può essere sempre l’occhio indiscreto dell’Agenzia delle Entrate. E i contribuenti ricchi nel nostro paese, stranamente, sono veramente pochi.

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