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Ecoreati: finalmente la nuova legge! Ma adesso non lasciamo tutto alle “toghe verdi”

Un ceto politico incompetente e irresponsabile ha impiegato 20 anni per approvare le norme. Il rischio è che il controllo dell’ambiente sia affidato solo alla magistratura. Con la solita supplenza.

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LEGGE ECOREATI –

Una legge ci voleva, e su questo non ci piove. La aspettavamo da quasi vent’anni, dal lontano 1998 quando la commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti approvò all’unanimità un primo testo di norme sugli ecoreati. Da allora un ceto politico irresponsabile e incompetente si è riempito la bocca di slogan e di promesse, senza cavare un ragno dal buco e solo adesso siamo arrivati a un’approvazione al Senato, in quarta lettura, di un nuovo titolo del codice penale sui Delitti contro l’ambiente. Con pene severe, laddove neanche esistevano; sconti per chi collabora; raddoppio dei termini di prescrizione. Nel vuoto legislativo, intanto, in Italia quasi nessuno ha mai pagato per danni legati all’inquinamento e l’industria delle ecomafie è cresciuta a pieni giri arrivando a fatturare circa 20 miliardi di euro l’anno.

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LE CRITICITÀ DELLA LEGGE SUGLI ECOREATI –

Di fronte alla svolta che il governo sta dando, con intenzioni di segno positivo, si segnala però un rischio molto grave: l’abdicazione della politica a vantaggio della magistratura. L’intero impianto della legge, infatti, affida alla totale discrezionalità dei magistrati il giudizio sui parametri fissati dalle norme e così il rischio di un approccio giustizialista a una materia così delicata, anche per le ricadute sull’opinione pubblica, diventa altissimo. Con una prevedibile valanga di nuovi contenziosi che avranno molta risonanza sui media, ma scarsissima efficacia ai fini dell’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini e proteggere l’ambiente. Facciamo un solo esempio che rende bene l’idea di un eccessiva arbitrarietà affidata alle solite toghe. Nella legge si parla dell’ipotesi di un danno ambientale «irreversibile». Ma chi lo decide? I periti nominati dai magistrati, che in questo modo non vanno più a perseguire dei reati, come spetta alla loro funzione, ma diventano una sorta di comitato di esperti che rilascia patenti di buona o cattiva condotta ambientale, fino a stabilire le diverse gradazioni dei danni contestati.

APPROVAZIONE LEGGE SUGLI ECOREATI –

Capite bene che in un paese ormai abituato, cronicamente, ad affidare alla magistratura la supplenza in materia di lotta all’illegalità, il pericolo di una nuova ondata di processi sommari, questa volta sul versante ambientale, diventa reale. Non a caso, sul web potete trovare un lungo elenco di dichiarazioni e di prese di posizione da parte di “toghe verdi”, ovvero dei magistrati successori dei pretori d’assalto degli anni Settanta, che chiedono ancora più poteri rispetto agli ecoreati. E sorge il sospetto che la politica quasi si compiaccia di questa potenziale invasione di campo, laddove non è capace, con i suoi strumenti e con il suo livello di responsabilità, di contenere il fenomeno dell’inquinamento doloso. È la stessa politica che, restando al settore ambientale, alza le mani di fronte al dissesto idrogeologico, non riuscendo neanche a spendere i miliardi di euro disponibili per gli interventi di prevenzione, con 7 regioni che negli ultimi quindici anni  non hanno aperto lo straccio di un cantiere. Salvo poi gridare allo scandalo, alla prima alluvione che in Italia significa morti e distruzione con relative inchieste giudiziarie di contorno.

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