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Rischio idrogeologico in Sardegna: ecco i dati choc. L’80 per cento dei comuni sono a rischio

Un territorio devastato con pericoli di frane ovunque, e 280 chilometri quadrati a rischio inondazione. Mancano i piani d’emergenza mentre la metà delle fogne scoppiano. Si farà qualcosa e subito? O dobbiamo aspettare una nuova tragedia?

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RISCHIO IDROGEOLOGICO SARDEGNA – La notizia è stata completamente oscurata dai giornali, eppure meno di un anno fa (novembre del 2013) tutti in Italia piangevano, con lacrime di coccodrillo, i 17 morti per l’alluvione in Sardegna, una strage causata semplicemente da una pioggia micidiale e, cosa molto più grave, dall’inesistente manutenzione del territorio e dei relativi impianti.

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I DATI CHOC SUL RISCHIO IDROGEOLOGICO IN SARDEGNA – Bene, la notizia è questa: in un convegno dove hanno partecipato i maggiori esperti del settore ambientale è venuto fuori in modo ufficiale l’enorme rischio nel quale vivono, tutti i giorni, gli abitanti della Sardegna.

In sintesi, l’80 per cento dei comuni della Sardegna sono classificati a rischio idrogeologico  e un grave pericolo di frane riguarda il 10 per cento del territorio, mentre 280 chilometri quadrati dell’isola sono a rischio inondazione. Capite? I sardi rischiano la pelle, e nessuno fiata, nessuno interviene, nessuno si sforza di fare quella prevenzione di cui tanto ci si riempie la bocca in campagna elettorale.

(Alcune immagini dell’alluvione che ha colpito la Sardegna nel mese di novembre 2013. Fonte: La Presse)

E così il 62 per cento dei comuni, una buona parte di quelli a rischio idrogeologico, non hanno neanche uno straccio di piano di emergenza e la metà delle fogne dell’isola risultano insufficienti e sono da mettere in ordine, perché non ricevono manutenzione da anni.

IN SARDEGNA A RISCHIO L’80% DEI COMUNI – In queste condizioni la strage del novembre scorso si può ripetere in qualsiasi momento e state tranquilli che sentiremo di nuovo una pioggia di commenti in lacrime. Tutti inutili, tutti sprecati, come il territorio di un’isola che invece andrebbe messo in sicurezza e restituito alle sue funzioni vitali nell’interesse di un popolo oggi abbandonato.

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