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Spiagge distrutte: così a Ischia hanno sprecato 3 milioni di euro

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Situata a nord della cittadina di Forio d’Ischia, era una delle spiagge più belle dell’isola: era, perché ora dello splendido arenile di San Francesco posto sotto il costone lavico di Punta Caruso è rimasto solo un misero fazzoletto di sabbia.

Finanziamenti pubblici che non bastano mai, lavori portati avanti male: le cause di questo degrado si perdono davanti all’incuria e all’abbandono in cui versa quella che era un autentico paradiso naturale.

“Dalla Regione ci hanno fatto sapere che ci sono buone possibilità di riprendere i lavori verso l’inizio dell’estate”, spiega Gianni Mattera, vicesindaco di Forio.

Sono quasi tre i milioni di euro già disposti dalla Regione, un finanziamento approvato ma messo in discussione da tutta una serie di ricorsi e denunce che hanno fatto slittare di volta in volta l’inizio dei lavori a data da destinarsi.

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Il risultato è che di quella spiaggia dorata ora rimangono soltanto le scogliere mentre la sabbia è stata tutta nuovamente risucchiata dalle mareggiate degli ultimi mesi. Peccato che con essa sono finiti a mare anche i soldi pubblici impiegati nel 2011 per riportare l’arenile alle sue dimensioni di un tempo.

Ma i problemi non riguardano solo il dissesto idrogeologico in corso: l’erosione dell’arenile di San Francesco mette a serio rischio anche le strutture che si affacciano su di essa tra cui tutta una serie di ristoranti, la struttura in cemento e mattoni del fortino, il vecchio bunker della marina durante la guerra, poi diventato struttura a supporto dello stabilimento balneare gestito dai volontari dell’Associazione nazionale Marinai d’Italia.

Come evidenziano i responsabili dell’associazione: “Il mare penetra con forza al di sotto del fortino e scava in profondità per diversi metri. Questo, oltre che ad aver compromesso la staticità della struttura, comporta grossi problemi all’equilibrio ecologico del mare che bagna San Francesco, a causa delle grandi quantità di terriccio che vengono risucchiate in acqua e poi disperse”.

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