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I nuovi eco-impianti dell’agroalimentare

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Ottimizzare le risorse nelle strutture, limitando gli sprechi nei processi produttivi, investimenti economici di rilievo e piani a lungo termine per la riduzione dei consumi energetici e dell’inquinamento. Sono questi i criteri che regolano la svolta verde dei grandi stabilimenti alimentari italiani, molti dei quali impegnati a rendere più sostenibile il loro funzionamento. Tanti, del resto, i problemi d’impatto ecologico legati a questo tipo d’industria. Dall’inquinamento delle caldaie allo spreco dell’acqua utilizzata nei processi, all’impronta di CO2 lasciata dai veicoli di trasporto e dal funzionamento dei macchinari. «Credo che sia compito delle grandi aziende farsi carico di questi problemi e tracciare alcune linee guide di comportamento perché, a differenza delle piccole imprese, possono farlo con più facilità», afferma Francesco Mutti, amministratore delegato dell’omonima azienda di conserve di pomodoro. «È ovvio che si tratta di un processo individuale ma, quando qualcuno di decisivo nel settore si muove, è più facile che diventi un modello di riferimento».

IL CASO BONDUELLE – Tra gli esempi di queste nuove norme di comportamento, il caso del gruppo Bonduelle che, dal 2008, a seguito della distruzione a causa di un incendio dello stabilimento per le insalate pronte confezionate, il cosiddetto fresco di IV gamma, si è impegnata a ricostruire in tre anni una realtà industriale all’avanguardia, implementando le condizioni ambientali, la funzionalità nelle aree critiche e riducendo i consumi energetici. Infatti, nel nuovo stabilimento di San Paolo d’Argon, nel Bergamasco, che ha aperto i battenti lo scorso anno, vige una sola regola: quella dell’efficienza. Tra gli interventi più significativi, la coibentazione con strati di resina di tutti i pavimenti per limitare la dispersione termica, l’ottimizzazione energetica della centrale frigorifera e la predisposizione al fotovoltaico in copertura, un impianto da 20 mila metri quadrati sul tetto pronto a essere messo in funzione. «Per dar vita a questo tipo di realtà industriale», spiega Antonio Salvatore, direttore industriale di Bonduelle e curatore del progetto del nuovo stabilimento, «abbiamo investito 30 milioni di euro. Rispetto a uno stabilimento tradizionale, infatti, il nostro è stato interamente concepito per ridurre l’impatto globale del 20%. Tra le soluzioni già attivate, l’impianto per il recupero dell’acqua di processo che abbiamo messo a disposizione del Comune per alimentare un laghetto artificiale».

 

RIDUZIONE CONSUMI – Una determinante quella dello spreco delle risorse, soprattutto quando si parla di quelle idriche, con cui si trova a fare i conti buona parte del settore industriale alimentare. «Il problema dell’acqua», spiega Mutti, «è che gli interventi che si fanno per cercare di non sprecarla non hanno un riscontro economico diretto. La riduzione dei consumi energetici, infatti, ha un ritorno nel medio termine, in fatto di risparmio sui costi, e quindi è più facile che ci sia una maggiore sensibilità da parte delle aziende verso questa tipologia di comportamento virtuoso. Noi, come gruppo, in questi anni abbiamo fatto investimenti molto importanti, circa 1 milione di euro, in questa direzione. Calcolando, insieme al Wwf e al dipartimento di ecologia forestale della facoltà di agraria dell’Università della Tuscia (Vt), l’impronta idrica dell’intera filiera produttiva abbiamo ridotto gli sprechi del 60%».

ACQUA E POMODORI – Un tema, quello dell’acqua che coinvolge, soprattutto nel settore dei pomodori, un buon numero di aziende. «Per limitarne lo spreco», afferma Giovanna Poletti, responsabile della qualità ambientale di Pomì – marchio di proprietà del Consorzio Casalasco del pomodoro di cui fanno parte formula cooperativa 300 aziende agricole tra Parma, Piacenza, Cremona e Mantova –, «stiamo lavorando da 4 anni sull’irrigazione, promuovendo quella a goccia rispetto a quella ad aspersione. Anche nello stabilimento stiamo facendo grandi passi avanti nel riciclo dell’acqua interna, soprattutto negli impianti legati alla trasformazione del pomodoro. E, tra gli ultimi investimenti che abbiamo fatto, c’è ne uno da 600 mila euro per un tunnel di pastorizzazione a ciclo chiuso che attraverso un sistema di raffreddamento permette il completo riutilizzo dell’acqua».

INVESTIMENTI A LUNGO TEMINE – Oltre allo spreco delle risorse, per le aziende alimentari, un tasto dolente per l’impatto ambientale resta quello dell’inquinamento. «Per ridurre i livelli di anidride carbonica emessa», conclude Poletti, «abbiamo un piano triennale che prevede un investimento da 2 milioni di euro per dismettere le caldaie a olio combustibile, sostituendole con quelle a metano per inquinare meno». Investimenti sostanziosi che aprono la strada anche all’utilizzo di nuovi sistemi. «Per il 2013», conclude Mutti, «abbiamo un progetto sulle biomasse che prevede la costruzione di un impianto che utilizzi gli scarti industriali, non solo di quella parte di pomodoro, circa il 2%, che attualmente distruggiamo, ma anche dei liquami di allevamento di bestiame».