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Test su emissioni auto, il grande bluff italiano

Dovevano essere mille, secondo l’annuncio in pompa magna televisiva del ministro Graziano Del Rio nel lontano 2015. In realtà ne sono stati fatti appena 25. Colpa della burocrazia, probabilmente, ma anche di ministri che fanno annunci e promesse. E poi non sanno come mantenerle.

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TEST SU EMISSIONI AUTO –

Ci sono sicuramente buone ragioni di politica economica in base alle quali il governo italiano ha deciso di difendere la Fiat-Chrysler di fronte sia all’inchiesta penale aperta negli Stati Uniti sia alla raffica di accuse da parte della Germania, in materia di emissioni truccate.

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DIESELGATE –

Ma per la verità la salute dei cittadini, il diritto alla trasparenza, la lotta contro l’inquinamento, sono tutte cose che vengono prima, molto prima, degli interessi, pure legittimi, di un grande gruppo industriale che rappresenta il punto di forza del made in Italy nel settore automobilistico. E qui la posizione del governo diventa davvero indifendibile, perché a fronte di promesse non mantenute, a proposito dei test sulle emissioni delle auto, di impegni mancati e di una incredibile opacità dell’intero meccanismo, diventa perfino plausibile la tesi dei tedeschi in base alla quale il governo italiano altro non starebbe facendo che difendere, con omertà e con collusioni varie, gli impicci e i trucchi della Fiat-Chrysler. Tesi tra l’altro ben gradita all’industria automobilista made in Germany che, dopo il trauma del dieselgate che ha travolto Volkswagen e ne ha azzerato la credibilità, in quanto a politiche ambientali, è ben contenta di mettere a tappeto FCA e le sue auto made in Italy.

I MILLE TEST ANNUNCIATI DA DEL RIO –

Il ministro Graziano Delrio, persona seria e rispettabile, questa volta ci ha deluso profondamente. Vorrei ricordare ai lettori che fu lui, e non un qualsiasi parlamentare in cerca di pubblicità green, ad annunciare nel 2015, durante il programma televisivo Porta a Porta, un piano ambiziosissimo, da primato europeo, per i test sulle emissioni delle auto: mille. Eravamo nel pieno del ciclone dieselgate e Delrio cadde nella trappola dello spreco di credibilità, con il solito giochino, tanto caro ai governanti italiani, dell’annuncio a sorpresa, ovviamente in tv, e della promessa sparata grossa (ricordate i 1.000 asili annunciati da Renzi, uno al giorno? ancora ne aspettiamo uno…).

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TEST SU AUTO INQUINANTI –

In realtà di questi mille test annunciati ne sono stati impiantati appena 25, lo zero virgola. Il ministro, finalmente, ha riconosciuto che «i tempi non si stanno rispettando», e ha aggiunto, con un’altra promessa, che «adesso si recupererà il tempo perduto». Poi, come al solito, sono arrivate le giustificazioni di comodo: colpa della burocrazia, della scarsità di fondi, di un decreto che manca all’appello, di un bando di gara che non cammina, etc… Ammettiamo anche che queste giustificazioni abbiamo un fondamento ( ormai, in Italia, qualsiasi errore politico diventa una colpa della burocrazia: troppo facile), resta il fatto che un governo rispettabile, non sta a guardare, e ciò riguarda tanto Delrio quanto il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, di fronte a un impasse così grave. Se ne assume la responsabilità, senza scaricabarile e corre ai ripari con la massima autorevolezza e tempestività. Altrimenti non è credibile.

Infine, e questo farebbero bene a capirlo anche in casa Fiat, l’ennesimo scandalo delle emissioni, comunque vada a finire, non farà altro che accelerare quanto è già scritto nel destino dell’industria automobilistica: il pesante ridimensionamento delle auto diesel che, secondo gli esperti, non varranno più del 9 per cento del mercato, entro il 2030. Giapponesi, francesi, tedeschi e coreani, lo hanno capito bene e stanno correndo ai ripari a ritmi impressionanti, investendo sui modelli ibridi, elettrici, a idrogeno. Tutto tranne il diesel. FCA lo ha capito?

I DANNI PIU’ GRAVI DELL’INQUINAMENTO DELLE AUTO:

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