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Sanità: milioni di inutili etichette per le ricette

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Servono a coprire il nome del paziente sulle ricette: la Zecca ne ha stampate 3,5 miliardi ma nessun medico le ha mai utilizzate. Si tratta delle cosiddette etichette salva privacy, volute dal decreto legislativo n. 196 in materia di protezione dei dati personali, in vigore dal 2005, per tutelare il malato nascondendo la sua identità e renderla visibile solo in caso di necessità.

Peccato che nessun paziente le chiede mai. Le etichette vengono infatti utilizzate su richiesta dei malati che nella maggioranza dei casi non sanno neppure di questa opportunità. Il medico, nel momento in cui segna la prescrizione sulla classica ricetta rossa, dovrebbe apporre l’etichetta che però poi il farmacista dovrebbe togliere per verificare l’identità di chi si reca al banco con i dati della tessera sanitaria. Un delirio di stacca e riattacca insomma.

Solo nel Lazio, ogni anno, i medici compilano qualcosa come 60/70 milioni di ricette ordinarie e almeno 30 milioni di prescrizioni per visite specialistiche. Considerando che le etichette vengono stampate più o meno dal 2003, solo per questa regione se ne arrivano a calcolare fino a 900 milioni di pezzi. Se poi si moltiplicano per ciascuna regione italiana, la carta sprecata per una tutela che nessuno ha mai chiesto equivale più o meno ad una foresta.

Soldi, quindi, prelevati dalle casse pubbliche inutilmente proprio mentre il sistema sanitario è a corto di risorse e costretto a subire continui tagli.

E’ il prodotto più inutile del mondo. La destinazione finale? La spazzatura”, così Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano ha commentato la situazione.

Ancora una volta, quindi, una vergogna tutta italiana e uno spreco ingente di risorse e denaro pubblico.