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Droga libera: tutti i guai di una scelta sbagliata. Lo dice la scienza

I danni cerebrali della cannabis sono ormai accertati per giovani e per adulti. Il 90 per cento degli eroinomani sono partiti dalle canne. La nuova, micidiale droga chiamata shunk. Ecco perché diciamo no alla legalizzazione.

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LEGALIZZAZIONE CANNABIS IN ITALIA –

I 218 parlamentari, rigorosamente bipartisan  come avviene quando la follia demagogica diventa contagiosa, che hanno proposto di legalizzare la cannabis, non sono maestri di tempismo. Nello stesso giorno, infatti, abbiamo appreso che il 60 per cento dei liceali del Lazio confessa almeno una «abbuffata alcolica» all’anno, ovvero l’assunzione di più bevande in poco tempo. Spesso abbinata alla fumatina di uno spinello, consuetudine che riguarda il 23,46 per cento dei giovani in età tra i 15 e i 19 anni. La proposta dei parlamentari ammantati di falsa modernità, prevede il divieto assoluto di detenere e coltivare anche modiche quantità di cannabis per i minorenni: ci mancherebbe. Ma questo non la rende meno pericolosa per i ragazzi e per gli adulti, come dimostra una vasta letteratura scientifica, non le solite profezie di qualche politicante di turno, ormai consolidata a livello internazionale. Ma vediamo con ordine.

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I DANNI CEREBRALI – 

La cannabis è una sostanza psicoattiva, neurotossica e pericolosa per la salute mentale e fisica: su questo non ci piove. In particolare interferisce negativamente sulla maturazione cerebrale degli adolescenti, modifica e riduce la loro capacità decisionale. I genitori che hanno figli che fumano spinelli sanno bene, in concreto, che cosa significa un ragazzo distratto, svogliato, apatico, con un deficit quotidiano di memoria, di apprendimento e di concentrazione. Anche il rendimento scolastico, come quello lavorativo, diminuisce, e i sintomi dell’astinenza si traducono in ansia, irritabilità, angoscia e perdita del sonno. Chi ha usato cannabis in adolescenza può perdere fino a 8 punti di quoziente intellettivo in età avanzata.  Vi sembra un quadro normale, con pochi e circoscritti danni?

GLI EFFETTI COLLATERALI –

Alle alterazioni cerebrali si sommano poi alcuni effetti collaterali. Per esempio:  se un ragazzo sale su un motorino dopo avere fumato, e ciò avviene specie il sabato sera dopo la notte della movida, il rischio di un incidente mortale aumenta da 3 a 7 volte. Si è più distratti alla guida, e il coordinamento psicomotorio è indebolito, proprio come la concentrazione che crolla. Tra l’altro la cannabis, per i giovani, ha l’effetto induttivo di alterare la realtà, di renderla sbiadita, e dunque non sempre percepibile. La vita diventa come sospesa in un limbo.

I PROBLEMI PER GLI ADULTI –

Anche i grandi, se fumano abitualmente cannabis, hanno problemi di depressione e di ansia. Le piccole arterie che portano il sangue al cervello si restringono, come nel caso delle persone malate croniche di pressione alta e di diabete, con un aumento del rischio di ictus e di patologie cardiovascolari. Il sistema immunitario si indebolisce, gli organi della respirazione perdono funzionalità e anche questo incrementa le possibilità di restare stecchiti per un infarto.

ALTRI DANNI –

Negli adulti, oltre all’aumento del rischio di morte per incidenti stradali, l’uso corrente della cannabis incide sulla moltiplicazione del pericolo di suicidio, 5,3 volte in più delle persone normali, e di morte per omicidio o violenza, 3,8 volte in più. È una leggenda, poi, che la cannabis non faccia più male dell’alcol o del fumo. La società internazionali degli pneumologi ha recentemente espresso un parere definitivo su questo argomento. Ovvero, la cannabis fa da 20 a 30 volte più male dell’alcol e del fumo, perché somma due effetti negativi. La combustione dello spinello e le sostanze psicoattive che contiene.

DALLA CANNABIS ALL’EROINA –

Non esiste, è vero, una prova scientifica in base alla quale chi fa uso di marijuana nel tempo sia destinato a passare ad altre droghe, come appunto l’eroina. Ci sono studi piuttosto controversi su questo aspetto e quindi il rapporto tra causa ed effetto non è proponibile in modo automatico. In parole povere: non è dimostrato che tutti i fumatori di spinelli diventino, prima o poi, degli eroinomani. Ma è accertato che oltre il 90 per cento delle persone classificate come tossicodipendenti da eroina, abbiano iniziato il loro percorso proprio con la cannabis. La spiegazione scientifica di questo tracciato è molto semplice. All’interno della categoria dei fumatori abituali di spinelli (tenete presente che in Italia ne consumiamo 20 pro capite) esiste una minoranza, tra il 20 e il 30 per cento del totale, di uomini e donne considerate potenzialmente «evolutive» in termini di uso di droghe. Sono loro i soggetti più vulnerabili, ovvero più a rischio di un passaggio dalla cannabis all’eroina, per fattori genetici e ambientali. Legalizzare l’uso e la coltivazione della cannabis altro non significa che esporre i più deboli, i consumatori «evolutivi», a maggiori probabilità di passaggio nel girone infernale delle droghe cosiddette «pesanti».

LA SUPER CANNABIS –

Non credo che i 218 parlamentari firmatari della proposta di legalizzazione abbiano chiaro il quadro del mutamento radicale che è avvenuto, negli ultimi, nel tipo di cannabis generalmente utilizzata. Quella naturale, le rigogliose piante dalle foglie verdi che vediamo nelle fotografie, ha tra l’1,5 e il 2,5 di principi attivi, e contiene circa 60 sostanze della stessa famiglia. Tra queste si segnala il cannabibiolo , ovvero un ingrediente naturale che funziona da protettivo e riduce il rischio di schizofrenia.

La super cannabis, invece, è tutta altra cosa. Si chiama shunk, che tradotto in italiano significa puzzola, per il suo odore forte e sgradevole. I principi attivi si moltiplicano, con una potenza circa 30-40 volte superiore rispetto alla cannabis naturale, e nelle foglie di questa pianta, modificata geneticamente, non c’è più traccia del cannabibiolo. Ecco perché la super cannabis piace tanto: è un allucinogeno di rara potenza, come l’ecstasy , e trascina i consumatori in tempi molto rapidi in una sorta di nirvana artificiale. Ma questo è anche il motivo per cui la super cannabis è alla base di un caso di psicosi su quattro e aumenta di cinque volte il rischio di schizofrenia. La sua coltivazione è molto intensiva: il raccolto della cannabis naturale non avviene più di 2 volte l’anno; la super cannabis, grazie alla violenza fatta sulla natura, si produce anche 6 volte in un solo anno. Più produzione, più soldi, più affari, più piacere per i consumatori. La super cannabis oggi vale il 90 per cento del mercato di questa terribile droga che uno sciagurato gruppo di parlamentari vorrebbe legalizzare.

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