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La lezione di Gunter Wallraff: giornalismo d’inchiesta contro soprusi, imbrogli, truffe e sprechi

Si è travestito da postino, ha fatto il precario nei call center e l’investitore. Tante identità sempre per denunciare imbrogli e ingiustizie.

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GUNTER WALLRAFF –

Ho letto una bella intervista sul Messaggero  a Gunter Wallraff, uno dei giornalisti investigativi più famosi del mondo. Innanzitutto mi ha colpito la sua storia: ex libraio, figlio di un operaio della Ford e di una donna proveniente da una famiglia di fabbricanti di pianoforti, Gunter ha inventato in Europa uno stile di giornalismo. Come? Attraverso la moltiplicazione dei travestimenti per smascherare imbrogli, soprusi, truffe. E sprechi. Per esempio, si è trasformato in postino, è andato in giro per la Germania, anche nei paesi più sperduti, e ha scoperto come il servizio postale tedesco, nonostante tanta pubblicità a suo favore, sia molto inefficiente. Oppure è andato a lavorare in un call center e in un grande magazzino, dove i vecchi dipendenti vengono sostituiti da nuovi collaboratori senza alcun diritto, senza garanzie previdenziali, e senza alcuna difesa rispetto ai datori di lavoro. Molto più che precari. Gunter, utilizzando barba e capelli finti, ha anche indossato i panni dell’investitore, recandosi presso alcune banche o negli uffici di società finanziarie per denunciare i metodi poco ortodossi con i quali ai clienti piccoli risparmiatori vengono piazzati prodotti molto rischiosi e poco trasparenti. Racconta il giornalista: «Quando entro in un nuovo personaggio, divento un altro, sogno anche come sognerebbe la persona in cui mi calo. È una forma di ricerca di identità o forse di rafforzamento della mia identità. Da giovane ero timido e introverso, poi entrando nelle vesti di tanti personaggi sono diventato più solidale e più sicuro. L’ingiustizia mi ha fatto crescere…».

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IL GIORNALISMO D’INCHIESTA DI GUNTER WALLRAFF –

Che cosa insegna la lezione di Gunter Wallraff, i cui libri sono pubblicati in Italia dalla casa editrice L’Orma? Una cosa molto semplice: nonostante tutte le campane a morte, il giornalismo d’inchiesta è vivo e vegeto. E continua a svolgere il suo ruolo di contro-informazione, dalla parte dei lettori. A condizione però che ci sia sempre la passione che ispira al meglio questo lavoro, e la voglia di consumare le suole delle scarpe a caccia di notizie e di soprusi da denunciare.

(Fonte immagine di copertina: Getty Images)

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