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Un centro di ricerca finto, e 22 milioni sprecati

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Doveva diventare un importante polo di ricerca ma i lavori, ad oggi, non sono ancora terminati e la struttura versa nell’abbandono tra il degrado e i rifiuti. L’ennesimo spreco di denaro pubblico questa volta coinvolge Prato dove la Provincia ha investito ben 22 milioni di euro per il recupero e la ristrutturazione di un vecchio lanificio, il Creaf, dove, già a partire dal 2008, avrebbero dovuto avere inizio le attività del nuovo centro di ricerca sul tessile italo cinese.

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Frutto di un protocollo d’intesa tra la Regione Toscana, la Provincia di Prato e sei comuni del territorio: Montemurlo, Poggio a Caiano, Carmignano, Vaiano, Vernio e Cantagallo, il nuovo centro di ricerca avrebbe dovuto favorire l’emersione delle confezioni cinesi e dare un aiuto alle aziende pratesi del settore moda. Da un lato, quindi, ricerca e sperimentazione su nuovi materiali e fibre, dall’altro servizi avanzati per le imprese come il controllo e la certificazione dei prodotti.

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Una situazione abbastanza paradossale quella della struttura di via Galcianese dove, nonostante i soldi spesi, alcune aree non hanno ancora ottenuto l’agibilità. Mancano, inoltre, le aziende interessate a trasferirsi in questa nuova sede per le proprie attività di ricerca e sperimentazione.

Proprio per risolvere il problema di riuscire ad attrarre aziende, il Creaf ha affidato per tre mesi al polo di Navacchio la fase di management, per poi indire un bando entro gennaio per cercare un manager. Figura quest’ultima che avrà un costo per il centro di ricerca di circa 100mila euro l’anno.

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Da una parte, quindi, un ingente spreco di denaro pubblico, dall’altra una scatola vuota. “È un progetto che non ha una via d’uscita. L’ultimo bilancio approvato della società Creaf, col voto contrario del comune di Prato, si è chiuso con una perdita di 300mila euro”, così Riccardo Bini, consigliere provinciale di Fli, ha commentato la situazione. In particolare, Bini ha aggiunto che “è una società che non è ancora attiva e continua ad accumulare bilanci in rosso. Non solo: si continua ad attingere a finanziamenti pubblici per terminare un’opera costata la bellezza di 22 milioni di euro. E, occorre aggiungere, c’è la prospettiva più che concreta di non recuperare gli investimenti fatti”.