Buoni motivi per andare a Messa anche quando non si crede o non si è praticanti

Le Scritture dicono sempre qualcosa di utile, moderno e sorprendente. La Messa avvicina all'idea del Noi, di una comunità, in tempi di Io dilagante. E aiuta a scoprire il silenzio

come partecipare alla messa

Il tempo per ascoltare una Messa non è mai sprecato. Anche quando non si crede, si è praticanti abituali, oppure la propria fede vive una stagione di eclissi. Cosa normale, tra l’altro, perché la fede non è mai acquisita per sempre, e può scomparire anche solo nello spazio di una giornata.

Ma perché andare a Messa ne vale comunque la pena, e non soltanto nelle  feste comandate, Natale e Pasqua, o nel caso di un matrimonio, di un battesimo, di una cresima, ai quali non possiamo mancare per doveri familiari e amicali? Una prima risposta arriva dall’ascolto, laddove siamo sempre più abituati a parlare tanto e prestare poca attenzione a quello che dicono gli altri. La liturgia della Parola, che di solito comprende l’Antico Testamento, le Lettere apostoliche e il Vangelo, è sempre ricca di spunti sui quali riflettere, spostare il nostro sguardo, cercando un orizzonte che non sia solo quello del presente, ma in qualche modo ci riporta alle domande di senso (Perché esisto? La mia vita ha uno scopo? Da dove vengo e dove vado?).

Con il Vangelo si entra poi in un territorio dove la Scrittura diventa anche alta letteratura, con passaggi fulminanti nella loro sintesi stilistica. Un esempio per tutti: difficilmente si trova, in qualsiasi stagione della letteratura mondiale, un testo così asciutto, completo, universale, modernissimo, come le Beatitudini. La rivoluzione copernicana che Gesù propone, riportata in ben tre testi evangelici, sembra scritta oggi, come la risposta concreta, fatta di azioni possibili, ora e subito, e di prospettive future, di fronte a un mondo che sta vivendo una delle sue ore più buie.

La Messa non è tempo sprecato perché si entra tutti, senza dare precedenze e senza perdersi in riverenze, in un’atmosfera di comunità, nel perimetro del Noi, che anche solo per un’ora ammorbidisce le nostre pulsioni narcisistiche tutte proiettate verso l’Io. Il tempo della Messa, finalmente, è lento, dilatato, anche se alcuni sacerdoti la celebrano come se avessero fretta, o solo paura che si arriva tardi a casa per il pranzo domenicale e si rischia di mangiare la pasta scotta. E’ un tempo circolare, fatto di un prima (le Scritture), un durante (la partecipazione alla liturgia), un dopo (l’incontro con Dio, attraverso la comunione, e la conseguente certezza dell’eternità che ci aspetta.

Qualcuno, con una certa dose di ottimismo, sostiene che si va a Messa per cercare  la fede, più che confermarla, e magari avere la fortuna di trovarla. Non è così semplice. Ma certo la Messa è impregnata di una spiritualità che non può non far bene a chi è attratto dal Mistero, dal Divino, da ciò che viene Prima e Dopo.

 

Alla Messa si partecipa rispettando non delle convenzioni o delle convinzioni, ma con la consapevolezza dell’importanza e del valore di questo appuntamento. E quindi, per esempio, si arriva puntuali; si rinuncia, per il tempo della Messa alle tentazioni  delle nostre protesi elettroniche chiamate smartphone e cellulari; si partecipa in modo attivo, nelle parole come nel silenzio.

Per i fedeli a maggior ragione, ma anche per chi non crede, andare a Messa, al di là dell’obbligo previsto la domenica e nelle festività, non può ridursi a un’adesione meccanica al rito, a un’abitudine. In Chiesa portiamo le nostre ansie, i dolori, ma anche sogni e desideri: tutto da condividere, attraverso la partecipazione, con gli altri presenti. E con il sacerdote che sarà sempre pronto ad accoglierci con le nostre inquietudini e non soltanto per confessarci.

Quando la Conferenza Episcopale italiana (Cei) ha presentato le ultime novità della Messa, è stato diffuso un documento nel quale si ricorda che «la Messa ha bisogno di una complessiva e armonica attenzione di tutte le forme di linguaggio previste dalla liturgia: parole e canti, gesti e silenzio, movimenti del corpo, colori delle vesti liturgiche».  Nulla è casuale, e tutto è architettato per favorire al massimo quella partecipazione senza la quale la Messa viene sprecata, anche da parte di chi vi partecipa con le migliori intenzioni. E anche il corpo è coinvolto in questa partecipazione: non a caso vi sono momenti nei quali si sta seduti, in piedi o in ginocchio. Mai sempre nella stessa posizione.

Una Messa poco partecipata è una Messa distratta. O con tante distrazioni. Da qui piccole, cattive abitudini che si stanno sommando nei comportamenti domenicali. Fedeli che arrivano in ritardo, mentre la liturgia è importante dal momento nel quale il sacerdote entra a quando lascia l’altare. Altri che restano incollati allo smartphone, e arrivano persino ad alzarsi per rispondere a una telefonata, come se fossero al ristorante. In Chiesa non si parla e non si fanno commenti con il vicino: i banchi non vanno scambiati con i tavolini di un bar.

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