Come trovare la fede: si conquista con il dubbio - Non sprecare
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La fede si conquista con il dubbio. E si alimenta con l’inquietudine

L’insegnamento dei gesuiti, seminatori di dubbi e grandi educatori religiosi. La parola di Cartesio: «Il dubbio è il metodo migliore per arrivare alla verità»

La vera fede non può prescindere dal dubbio. Anzi, è il dubbio, con la sua potenza, ad alimentarla. Come scrive San Paolo nella Seconda lettera ai Corinzi: «L’intelletto di fronte alla fede è inquieto». Ma è questa inquietudine che rende forte, e non dogmatico, il credo religioso. Ecco uno stralcio del capitolo del libro Vivi lieve (edizioni Mondadori) nel quale Antonio Galdo tocca proprio il rapporto tra il dubbio e la fede, e dunque tra la fede e la ragione.

COME TROVARE LA FEDE

I gesuiti mi hanno cambiato la vita. Dalla loro scuola, dopo tredici anni filati, dalla prima elementare al terzo liceo classico, sono uscito agnostico e rivoluzionario, privo di qualsiasi interesse per  il sacro e attizzato dalla febbre della contestazione. Dopo la licenza liceale, per alcuni anni, non ho più messo piede in chiesa, e intanto sono entrato in un collettivo universitario più rosso del fuoco. Ci sentivamo, poveri sciagurati, i padroni di un’intera facoltà, pronti a circondare con gli occhi minacciosi i professori troppo severi durante gli esami, e con il senno di poi mi concedo una sola attenuante: ero classificato come un menscevico, ovvero un rivoluzionario moderato. Uno di quelli che il bolscevico compagno Lenin, nella Russia della rivoluzione d’ottobre, avrebbe mandato al muro.

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IMPORTANZA DI AVERE FEDE

Quando ho riscoperto la fede perduta nelle aule di una scuola religiosa, sono diventato un frequentatore abituale di Villa Malta, la sede dei gesuiti a Roma, dove ancora si trova la redazione di Civiltà Cattolica. Andavo a trovare Giovanni, il sacerdote che aveva sposato i miei genitori e che poi ha sposato anche me e ha battezzato la mia prima figlia. Un amico di famiglia, un’autorità nell’universo dei gesuiti, fornito di una straordinaria competenza teologica, tanto che a Civiltà Cattolica si occupava, tra l’altro, dei resoconti dei sinodi vaticani, approvati in lettura finale personalmente dal Papa. Giovanni, nonostante il peso del suo fisico e della sua testa, nonostante il suo entrare e uscire dallo studio del Papa in Vaticano, era fornito di una leggerezza mediterranea, solare,  di una schietta e ironica semplicità nel rispondere a qualsiasi interrogativo, anche i più tosti, o nel dare indicazioni su come si sta al mondo. Specie nei panni di un genitore, di un marito, di un amico, di un compagno di vita.

Un giorno decisi di affrontare di petto l’uomo che avevo scelto come nuovo confessore e tardivo precettore, e gli posi la seguente domanda: «Scusa Giovanni, c’è una cosa che non sono mai riuscito a capire. Ho studiato con voi gesuiti per tredici anni, ma alla fine della scuola non avevo alcuna certezza religiosa e nessuna voglia di andare ad ascoltare una messa. Un disastro. Colpa vostra o colpa mia?». E lui: «La risposta devi dartela attraverso la tua coscienza e il tuo discernimento. Quanto a noi, come sai i gesuiti hanno una tradizione secolare di buoni educatori, e non credo che tu riuscirai a rovinarci la reputazione. Piuttosto dovresti avere capito la prima cosa che insegniamo, a tutti. È il dubbio, la capacità di coltivarlo, sapendo che poi quella pianta potrà dare, nel tempo, molti frutti. Ecco, noi siamo seminatori di dubbi….».

DUBBIO PER TROVARE LA FEDE

Quella parola, il dubbio, da allora mi è entrata nella testa come un chiodo, ben conficcato nel muro dove appendere le chiavi della vita lieve. Ho capito che quella parola non dovevo mollarla mai, e andando avanti con l’età, mi è stato sempre più chiaro quanto conti per vivere con «massima libertà e massima responsabilità» (un’altra lezione dei gesuiti), e innanzitutto per non restare intrappolati nelle nostre certezze. Per non alzare muri rispetto alle relazioni umane, a un altro diverso da te o ugualissimo a te, alla conoscenza, alla curiosità, alla possibilità perfino di cambiare idea, riconoscendo che quella precedente era sbagliata. O comunque non ha funzionato. 

Per secoli, giganti della filosofia hanno abbinato qualsiasi ricerca della verità, e la stessa saggezza, proprio all’esercizio del dubbio, una specie di ginnastica mentale, come una flessione per tonificare il corpo. Per Cartesio, il dubbio va coltivato  in quanto metodo infallibile, anche se faticoso, per arrivare gradualmente proprio alla verità che non è mai relativa ma può essere sempre aggiornata o integrata. Michele de Montaigne, invece, accostava il dubbio all’immagine di una porta da attraversare per giungere nell’Eden terrestre dell’autentica libertà. Di scelta, di giudizio, di opinione. Laddove il pensiero critico della persona umana, da non confondere con la diffidenza, viene stimolato proprio dall’esercizio del dubbio: da qui l’aumento delle possibilità che abbiamo di goderci in modo pieno la bellezza della vita, da uomini e donne liberi, con tutte le sue sfumature di colori.

GIACOMO LEOPARDI E LA FEDE

Giacomo Leopardi, che riusciva a coniugare la più tormentata sintesi poetica con una lucidissima riflessione filosofica, ha scritto un elogio del dubbio che non ha bisogno di alcun commento aggiuntivo: «La nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando. Chi dubita sa, e sa il più che si possa sapere».  Più recentemente, siamo nel Novecento insanguinato da due guerre mondiali in sequenza, il filosofo gallese Bertrand Russel, di fronte al trionfo della violenza e all’eclissi della ragione, fece notare che il mondo, quando è sottosopra, e direi che da tempo siamo più che sottosopra, ha sempre lo stesso problema. Gli stupidi e i fanatici esibiscono la certezza di loro stessi e dei loro pensieri, mentre si spegne la voce dei più saggi, sempre pronti a fare i conti con il dubbio.  

Mai come nel cambio d’epoca che stiamo attraversando, serve coltivare l’esercizio del dubbio. E diffidare, nel pubblico come nel privato, da chiunque pretende di avere la verità in tasca, come un fazzoletto per soffiarsi il naso. La bussola del dubbio è preziosa per non cedere alla tentazione  di metabolizzare tutto a colpi di stereotipi, e di arrendersi alla paura, se non addirittura al rigetto, della rotondità  della vita e dei problemi più complessi che ogni giorno, in un modo o nell’altro, ci arrivano addosso. La complessità non si può ridurre a flash di semplificazioni, scorciatoie che trasmettono l’illusione di una soluzione del problema, ma in realtà lo complicano. Invece, più dubitiamo, più abbiamo la possibilità di conoscere, di approfondire, di scorgere una luce nel buio,  e di arrivare alla soluzione giusta. Più ci affezioniamo al dubbio, e più siamo capaci di ascoltare gli altri,  di non avvitarci nell’autismo delle nostre opinioni, di non considerarci infallibili, onniscienti. Di avere il senso del limite, che un contagioso narcisismo nihilista ha derubricato dal nostro schema mentale.  Il dubbio è talmente potente nella sua energia che riesce a convivere, e ad alternarsi, con il suo opposto, la fede religiosa.  E riesce ad avvicinarci alla fede, come mi spiegava il gesuita Giovanni Caprile.

PARADIGMI PREZIOSI PER VIVERE SERENI

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