Empatia nei rapporti interpersonali - Non sprecare
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Empatia, contro la paura dell’altro in tempi di diffidenza sanitaria da coronavirus

Una virtù che migliora la vita, e ci regala affetti reali. La lezione dei bambini che con il sorriso e con lo sguardo riescono a dire: «Sto bene con te». Piccoli gesti per cercare gli altri

Rischiamo di avere sempre più paura dell’altro. Un tempo esistevano solo preoccupazioni da vite ordinarie, da una naturale forma di sospetto sulle intenzioni altrui (può farmi del male? che cosa vuole veramente da me?) a un più radicale rigetto della relazione. Adesso dobbiamo fare i conti anche con la diffidenza sanitaria, arrivata con l’onda lunga del coronavirus e destinata a durare a lungo nel tempo nei nostri stili di vita. A meno che, con uno sguardo meno fragile e con l’esercizio del buonsenso, non ci sforziamo comunque, anche in tempi di pandemia, di scoprire le qualità dell’empatia, e come grazie a questo elisir della vita lieve, le nostre relazioni fanno comunque un salto di qualità.

EMPATIA NEI RAPPORTI INTERPERSONALI

La diffidenza sanitaria è percepibile ovunque. Quando entriamo al supermercato, passeggiando per strada, al momento di incontrare qualcuno. Il bombardamento sull’infezione e sul suo andamento ha modificato la nostra percezione dei rapporti umani, e anche un cautissimo contatto fisico è considerato oggetto di rischio, alto rischio. Da qui una strisciante regressione nella solitudine, nella distanza e nel distacco dagli altri. Senza affetti reali.

Eppure per migliorare la qualità della nostra vita e avere rapporti personali positivi e stimolanti esiste un “segreto” e si chiama empatia. Un ingrediente talmente importante nella quotidianità che può essere perfino determinante nel darci quella capacità, oggi, nell’era della fretta e del “tutto e subito”, non sempre riconosciuta, di sapere ascoltare gli altri. Di essere sintonizzati. E non chiusi in noi stessi, nel nostro narcisismo, in un ego fine a sé stesso, con il rischio di avvitarci nella solitudine. Ascoltare per comunicare, per avere e dare attenzione, per cercare, almeno ogni tanto, di immedesimarci nelle vite degli altri che possono essere lo specchio della nostra.

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IMPORTANZA DELL’EMPATIA

Un libro molto particolare, intitolato appunto Empatia (Terra Nuova Edizioni) e scritto da Jean-Philippe Faure, insegnante, e Céline Girardet, psicoterapeuta, ci porta, come in una breve avventura esistenziale, lungo i percorsi, i misteri e le scoperte dell’empatia. Ci aiuta a coglierne il valore, il senso, il significato. La forza di qualcosa che può dare felicità e benessere agli altri, a noi, e dunque alla vita di tutti. Anche attraverso piccoli esercizi di vita quotidiana. Ne cito uno per tutti, perché mi ha colpito in questo libro: lasciarci sorprendere da qualcosa e da qualcuno che ascoltiamo quando, magari correndo, siamo per strada, in un autobus, in una metropolitana. O, questo lo aggiungo io, quando al bar ci servono un caffè e allo stesso tempo il barista ha voglia di farci un raccolto. Ecco, piccoli gesti che, come una chiave magica, ci introducono nel mondo delle meraviglie dell’empatia, dal primo momento di un primo contatto umano.

VALORE DELL’EMPATIA

La prima impressione è quella che conta. Magari non sarà proprio così, ma certo il primo contatto reale, umano, è quello che può segnare tutto il percorso dei nostri rapporti sia professionali sia di amicizia. Una ricerca realizzata dall’Harvard Business School, e condotta da un team guidato dalla psicologa Amy Cuddy, ha indagato con molto rigore scientifico sui meccanismi che scattano tra gli individui quando si incontrano la prima volta. E la cosa che più mi ha sorpreso è l’importanza dei gesti, degli sguardi, degli atteggiamenti. Molto più delle parole. Pensate: in una conversazione, al primo approccio, il contenuto del nostro discorso incide appena per il 7 per cento, per il restante 93 per cento pesano gesti, espressione del viso, tono della voce.

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IMPORTANZA DELL’ESPRESSIVITÀ

Tutto si gioca, dunque, sull’espressività. E forse per conquistare l’empatia al primo colpo dobbiamo imparare dalla naturalezza dei bambini. Osservateli quando sono piccoli, e scoprite che sono sempre attratti da un volto sorridente, da qualcuno che riesce trasmettere il potente messaggio «Sto bene con te». Dunque, la sfumatura di un sorriso, di uno sguardo, di un attimo di calore, è decisiva per conquistare l’empatia dell’interlocutore.

Ma attenzione a non esagerare. Chi ostenta dal primo momento sorrisi, battute, e perfino un eccesso di vitalità, comunica l’ansia di piacere a tutti i costi. Che può avere l’effetto opposto, e metterci nella condizione di non essere considerati sinceri e quindi poco accettati. O accettati con molte riserve.

GLI INGREDIENTI DELLA FELICITÁ:

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