Il male oscuro della diffidenza

Il 70 per cento delle persone pensa che non bisogna avere fiducia nell'altro. Perché crescono la sfiducia e i sospetti?

cause della diffidenza verso gli altri
La diffidenza è un male oscuro, rode e corrode dentro, ci allontana dall’altro, e lentamente, come un medicinale velenoso a lento rilascio, ci spinge verso la nebbia della solitudine. Così la diffidenza diventa uno spreco di tempo, di energie, di relazioni, e di una parte di noi stessi che si inaridisce. Questo atteggiamento che mescola timore e mancanza di fiducia, scetticismo e pregiudizi, spegne la luce anche del nostro corpo, e si manifesta, in una forma di somatizzazione, con lo sguardo triste, malinconico, la cicatrice di una sconfitta. Ognuno di noi ha tanti precedenti nella vita da poter scrivere un diario sui tradimenti, le delusioni, i rimpianti, che portano dritti a trasformare la diffidenza in una compagna di vita. Un’ombra. Ma ognuno di noi, se riavvolge il film con uno sguardo più aperto, ha anche tanti ricordi di persone che hanno dimostrato, magari in modo inaspettato, qualità e sentimenti straordinari. Uomini e donne che guardavamo con molta cautela e ci hanno sorpreso per il loro valore.
Eppure il veleno della diffidenza si diffonde con sempre maggiore intensità. Già l’Istat ci segnala da tempo che il 78 per cento degli italiani sente la necessità di dover “stare molto attenti nei confronti degli altri, piuttosto che fidarsi”, e un recente sondaggio dell’Università di Urbino Carlo Bo di fatto conferma questi numeri, scoprendo che il 71 per cento delle persone intervistate confessa con amarezza che “gli altri, se si presentasse l’occasione, approfitterebbero della mia buonafede”.
Perché stiamo diventando sempre più diffidenti? Dove nasce questa crisi così diffusa e contagiosa della fiducia, nel privato come nella sfera pubblica? Le risposte possono essere tante e sicuramente l’era della liquidità incorpora, tra le sue bussole, anche la diffidenza, il sospetto, in genere abbinati alla paura, all’incertezza e alla rabbia. I social e tutta l’attrezzatura delle connessioni virtuali spengono sul nascere i focolai delle comunità (che nascono proprio sulla base di patti fiduciari tra le persone, nella loro diversità) e diventano lo sversatoio delle proprie frustrazioni impregnate di diffidenza. Il diluvio di informazioni, comprese quelle false, completa l’opera e per tutti diventa difficile capire chi merita fiducia.
La gabbia della diffidenza, più che proteggere, isola, e appesantisce la vita, laddove tutti, in tempi così bui, avremmo bisogno di leggerezza. Nel pubblico, i leader politici diffidenti sono quelli che creano “il cerchio magico”, pochi eletti che rassicurano, obbediscono, servono e tengono in ostaggio il capo, quasi impedendogli di guardare oltre, di immaginare un futuro che superi il presente e la somma delle quotidiane emergenze. Nel privato, la diffidenza è una tossina che depotenzia le passioni, l’incertezza che anima i sentimenti più autentici, i batticuore del dubbio. E le relazioni diventano la somma di rendiconti (“Perché lo hai fatto?” “Come mai hai deciso di comportarti in questo modo?”), tante micce pronte ad accendere il fuoco del conflitto.

Per darvi un’idea più completa di questa deriva, molto poco sostenibile rispetto agli stili di vita che noi auspichiamo, vi raccontiamo “l’effetto panchina”. Ovvero, i risultati di una ricerca, realizzata da Web Opinion Analytics che, nell’esaminare i nostri atteggiamenti in materia di socializzazione, ha compilato una statistica a proposito di uomini e panchine. Che cosa succede quando siamo seduti su una panchina e arriva una persona che prende posto al nostro fianco, oppure siede sulla panchina accanto alla nostra (tutte cose frequenti, per esempio, in un giardino o in un parco pubblico): questo è lo scopo dell’analisi. Bene, diciamo che in questo (non) contatto trionfa la diffidenza. Oltre il 40 per cento delle persone interpellate hanno dichiarato di essere interessate ad avere un contatto, semplicemente con la parola, con la persona seduta accanto, sulla stessa panchina. Ma poi, alla resa dei conti, 8 persone su 10 che si trovano in questa situazione, non fanno altro che ignorare, evitare e allontanaree l’altro. Non vederlo. E preferiscono socializzare solo esclusivamente attraverso i social. Tra la possibilità di avere una relazione via chat e quella di fare una conoscenza fisica stando seduti su una panchina e avvicinandosi all’altro, scelgono sempre la prima soluzione. Mai la seconda, fatta di contatto fisico e non virtuale.

Visto che siamo circondati dai diffidenti, cerchiamo di prendere alcune contromisure nei loro confronti, specie se vogliamo salvare la qualità del nostro rapporto umano. Non sfidiamoli, non provochiamoli, non mettiamoli nella condizione di sentirsi in un angolo. E diamogli spazio e fiducia. Questo significa, per esempio, non imbarcarsi in discussioni troppo divisive, che possono facilmente degenerare verso lo scontro, e restare su temi generici, anche a costo di rinunciare a qualche utile approfondimento. Non insistiamo con i nostri argomenti, ma restiamo autentici, leali e trasparenti. Sono sempre le armi migliori per relazionarsi con le persone complesse, e alla lunga premiano. Cerchiamo di essere cortesi, gentili, ma senza esagerare, altrimenti il gioco diventa scoperto e la persona diffidente tenderà a chiudersi a riccio. Così come è meglio evitare troppi complimenti, in forma barocca. Insospettiscono anche le persone ispirate dalla fiducia.

Lasciamo al mestiere dello psicologo l’approfondimento di un atteggiamento così chiuso, e prendiamo atto che nell’isolamento, alimentato dalla diffidenza e anche dalla dilagante comunicazione umana via Internet, finiamo per sprecare amori, passioni, interessi. Curiosità. Troppa roba per non reagire, anche perché i più colpiti dalla nostra diffidenza potrebbero essere proprio donne e uomini ai quali, per diversi motivi, siamo più legati. E ricordiamoci di quello che diceva il grande Totò: “La diffidenza intristisce”.

Per reagire all’urto, talvolta naturale, della diffidenza, si possono provare tante strade, tante piccole soluzioni, anche di banale buonsenso. Ma preziose ed efficaci. Per esempio: sciogliere la parte più velenosa della diffidenza (la somma di timori, sospetti e paure) nel dolce liquido dell’ironia, della leggerezza, della risata contagiosa. Sdrammatizzare questo stato d’animo buio, proprio mentre incalza. In secondo luogo, più riusciamo ad approfondire una relazione, ad avvicinarci all’altro, a capirne spigoli e angoli, meno rischiamo di scivolare nella zona grigia della diffidenza. L’apertura della testa, in questo caso, può diventare parallela all’apertura del cuore. Infine, non dimenticate mai il malessere che arriva dalla diffidenza. È un danno alla salute, oltre che una perdita di sentimenti ed emozioni di segno più. E allora, se ci tenete al vostro benessere, invece che all’ennesima dieta a tavola, pensate a come digerire bene qualche mal di pancia nei confronti dell’altro. Metabolizzate un comportamento che non vi convince, senza dargli eccessiva importanza. Una volta digerito, guardate avanti, con più fiducia, e con più sorrisi. Sarete diventati, in poco tempo, meno diffidenti e più felici.

 

Frasi celebri sulla diffidenza

 

  • La nostra diffidenza giustifica l’inganno altrui (Francois de la Rochefoucauld)

La legge della fisica, a ogni azione ne corrisponde un’altra di segno uguale e contrario, ancora una volta si applica molto bene ai comportamenti umani. La nostra diffidenza è facilmente percepita da chi ci sta accanto. La sente nei toni del linguaggio, nei gesti, persino nell’approccio del nostro corpo. E come si difende dalla diffidenza? Una soluzione, perversa come gli stessi effetti seminati dalla diffidenza, è chiudersi nella corazza degli inganni, proteggersi con la bugia e la dissimulazione ricorrenti. Svuotando la vita della sua autenticità.

  • L’approvazione degli altri è uno stimolo dal quale è bene diffidare (Paule Cezanne)

Questo è uno dei rari casi nei quali la diffidenza ha una sua giustificazione. Anche sensata. Avete presente le persone che con estrema facilità ci riempiono di complimenti e di elogi, ci dicono “Ma quanto sei stato bravo…” anche di fronte a un evidente smacco? Ecco: si tratta di opportunisti, poco sinceri, dai quali è meglio prendere le distanze. E non fidarsi.

  • Diffidate di un filosofo che sa di sapere (Norberto Bobbio)

Con un marchio d’autore, in questa frase è contenuta tutta la disincantata saggezza di un filosofo nei confronti della sua categoria. La conoscenza non è mai assolutista, deve sempre lasciare qualche margine al dubbio, alla possibilità che il pensiero produca qualcosa di nuovo. Altrimenti, senza questa incertezza, saremmo ancora convinti che tutto gira attorno alla terra.

 

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