Seduzione, le emozioni di un’opera d’arte - Non sprecare
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Seduzione, le emozioni di un’opera d’arte. Distinguendo il desiderio dalla voglia di possesso

Contano anche le sfumature, e un dettaglio può fare la differenza. Dove si colloca il limite da non valicare. La lezione di Ovidio

La seduzione è un’opera d’arte. Mette in gioco ingegno, creatività, passione, forza di volontà. Si arrotonda attorno a delle sfumature, anche cromatiche, che possono fare la differenze, sono firme d’artista. Il traghettamento dell’interesse verso la sponda del desiderio, alla ricerca di una possibile corrispondenza emotiva, è come un quadro che il pittore riesce a realizzare partendo da un disegno, da un semplice bozzetto.

SEDUZIONE

Non esiste una seduzione a senso unico. Dell’uomo alla conquista della donna, e viceversa. Tutti abbiamo questa voglia di conquistare, di convincere, di portare l’altro dalla nostra parte. E il meccanismo vale con un figlio, con un amico, con un compagno di lavoro. La seduzione non è una strada a senso unico verso l’erotismo. In fondo, perfino la religione, con la richiesta della fede appartiene a questo universo di strategie, e Gesù, durante tutta la sua predicazione testimoniata dai Vangeli è stato uno straordinario seduttore.

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IMPORTANZA DELLA SEDUZIONE

Nell’arte della seduzione, dicevamo, le sfumature possono essere determinanti. Anche quelle cromatiche. Un gesto, uno sguardo, un movimento della mano, una forma di eloquio accompagnata dalla rotazione delle dita: piccoli dettagli che possono portare a grandi conquiste. Poi ci sono i colori. Il gioco della seduzione, attraverso la sua fase di esercizio sul campo, il corteggiamento, porta a un continuo alternarsi di ombre e luci, di chiaro e scuro, di visibile e invisibile, di detto e non detto. Fino a quando scatta qualcosa che consente di rompere gli argini.

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ELOGIO DELLA SEDUZIONE

È chiaro che in questo percorso, lastricato di ambiguità, c’è il rischio di sprecare tutto esercitando una forma, non necessariamente fisica, di violenza. Ma dove si colloca il limite da non valicare? Probabilmente il punto di non ritorno è nello sguardo dell’approccio, nell’idea, di solito di impronta maschile, di possedere l’altra persona. Di averla, come una proprietà privata dove piazzare una bandiera, e non di sedurla fino all’emozione del batticuore che annuncia l’amore.

VALORE DELLA SEDUZIONE

Qui l’opera d’arte della seduzione diventa un falso d’autore. Mancano passione e creatività. Si allargano prepotenza e hybris, delirio di onnipotenza. Lo sguardo dell’uomo diventa bieco, incapace di accettare il rifiuto, di fronteggiarlo, di essere soltanto se stesso, e magari di riprovarci in un altro momento. Cambiando l’approccio. Quando si scivola in questa palude c’è anche la tentazione di darsi un alibi, e di solito l’attenuante che si pretende di affermare è la seguente: la donna ha dato segnali di cedere alla seduzione, e dunque… Dunque cosa? Ovidio, che della seduzione è stato maestro e poeta, la metteva giù in questi termini: «Che una donna concedi o neghi i suoi favori, le piace sempre che le vengano chiesti». Ma questa verità non giustifica alcuna smania di possesso.

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