Eleganza al mare, evitiamo i costumi cafoni - Non sprecare
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Cafoni del mare, ovunque in costume. La finiamo? E possiamo evitare i perizoma da spiaggia?

A Tropea, in Calabria, il sindaco è stato costretto perfino a mettere multe salatissime. Da 125 a 500 euro. Verbali anche in Puglia, Toscana e Campania. Ma i primi cafoni sono alcune star

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ELEGANZA AL MARE

Il record lo ha fatto Tropea, in Calabria. Un luogo incantevole, deturpato negli anni dalla speculazione edilizia, e ostaggio durante l’estate, questa volta sul piano della cattiva estetica estiva, dei cafoni del mare. Arrivano e circolano ovunque in costume, a torso nudo, sudati, mezzi nudi, come se fossero i nuovi padroni della cittadina. Da qui, una scelta netta, quasi per disperazione, del sindaco Giovanni Macrì: i cafoni del mare, colti in flagrante (con spreco di soldi pubblici: adesso a Tropea ci sono vigili che fanno i controllori, tipo Buoncostume), vengono identificati, denunciati e colpiti da una multa da 125 a 500 euro. Troppo? Sicuramente. Nessuno avrà mai un verbale del genere? Possibile. Resta il fatto che i cafoni del mare, diffusori di spreco di luoghi, di bellezza, di estetica, e di tranquillità per le persone residenti o in vacanza (colpite ai fianchi e agli occhi da queste immagini di indecente vita reale), dilagano dappertutto. E come a Tropea, verbali per chi gira seminudo in costume sono previsti, solo per citare alcuni luoghi altrettanto particolari, in Puglia (Andria, Margherita di Savoia e Barletta), in Toscana (Viareggio), in Campania (Baia Domizia). 
 
A dare una bella mano ai cafoni del mare, ci pensano poi i noti personaggi dell’universo delle star a cavallo tra cinema, tv e pubblicità. Sono loro, spesso, i primi cafoni. Per esempio quando fanno pubblicità milionaria a costumi pacchiani, quando mettono la loro faccia e la loro popolarità al servizio della cafonaggine in versione abbigliamento estivo. Da mare. 
 

COSTUMI CAFONI

CAFONI AL MARE

Questo non è un sito versione monsignor Della Casa, non siamo ossessionati dalle buone maniere, dalle mode del bon ton, e dalla liturgia di come ci vi veste, sempre, in modo elegante. Però siamo anche convinti che etica ed estetica siano due parallele, destinate a non incrociarsi mai, ma a stare insieme nei nostri stili di vita. In tutti i sensi, nel bene e nel male.

Per avere un’idea di quanto sto dicendo, date un occhio a quello che vedete al mare in materia di costumi. Allucinante. Mentre la pubblicità riduce sempre di più qualsiasi mistero del corpo della donna, ne fa carne punto e a capo, come se tutte le donne fossero prigioniere di qualche ricatto sessuale, sulle spiagge abbonda un abbigliamento che unisce nella cafonaggine uomini e donne.

MALEDUCAZIONE AL MARE

Una delle 50 donne più belle del mondo, Cindy Crawford, ha avuto la sciagurata idea di posare, come testimonial, per una ditta di bikini, e ha scelto il pezzo peggiore: un modello micro, a stelle e strisce, i colori della bandiera americana. Un perizoma da spiaggia. Molte donne purtroppo la imitano in una fiera di frammenti di tessuto che scoprono, più che coprire,  le parti più interessanti e più sexy di un corpo femminile. E giù con la fantasia dei colori: si va dal leopardato al fucsia fluorescente. Il bikini diventa sempre più piccolo, fino ad assumere le sembianze di un nuovo modello, il V-kini che non lascia nulla, neanche l’attimo di uno sguardo, alla fantasia di un ammiratore.

Sia chiaro: ognuno è libero di vestirsi come meglio crede. Non siamo in una caserma, e quindi se qualcuno preferisce alla pura e semplicità meravigliosa nudità di un corpo, gli ammiccamenti da pornoshop di un bikini davvero micro, cavoli suoi.  Ma la donna deve sapere che ha tutto da perdere da questa deriva estetica. Specie se ha superato una certa età, e ha altre bellezze, oltre alla decrescente rotondità delle forme, da mostrare.

L’effetto pin-up è comprensibile e gratificante. Ma provate a guardare con un minimo di attenzione in più la scultorea bellezza femminile di una donna cinta nel suo costume pezzo unico. Vi farà tremare i polsi dal fascino, la guarderete non solo con interesse e con curiosità, ma anche con rispetto. Un pezzo intero semplice, con colori semplici, con taglio semplice. L’eleganza che si mostra in spiaggia.

COSTUMI CAFONI

Quanto agli uomini, ne vedi alcuni e dici: poveracci. Si trascinano con una pancia tonda e vulcanica, ma pensano di essere erotici mostrandosi con un leggero costume Speedo, pezzi da bambini, o da adulti che sono restati, nella testa e nello stile, dei bamboccioni minorenni. Dai minislip si passa con altrettanta disinvoltura  ai boxer enormi, imbottiti di fiori, multicolori, che servono a gonfiare muscoli e parti basse. Qui i testimonial per eccellenza del cattivo gusto sono i calciatori e gli ex calciatori: andrebbero tutti spediti a un corso di abbigliamento, a frequentare lezioni sul come vestire per andare a mare. Anche per l’uomo, come per la donna, ciò che conta, ciò che fa la differenza tra un costume e l’atro, è la sua sobrietà. Un sinonimo per eccellenza di classe naturale.

CAFONI IN SPIAGGIA

Infine, abbigliamento a parte, a completare il quadro dell’antiestetica, c’è l’abitudine di presentarsi in costume, specie nelle località marine, ovunque. Al bar o al ristorante quando si va a mangiare. In una piazzetta  di una qualsiasi isola, non solo Capri.  E da qui in chiesa, durante la messa, o in un giardino pubblico mentre si porta un bambino a prendere un gelato. Alcuni si intubano in questi enormi boxer, infilano le cip ciop ai piedi e così, con aria da vacanzieri perfetti per un film firmato Vanzina, vanno in giro per stazioni, porti e aeroporti. Il brutto non ha mai un limite, ed è un’immagine che si replica sempre, a qualsiasi ora, e dovunque.

(Photo credit immagine di copertina: Thierry Hebbelinck/Shutterstock.com)

I CONSIGLI ESSENZIALI PER GODERSI UNA GIORNATA AL MARE: