Valore dell'onestà in Italia: la necessità di recuperare questa virtù - Non sprecare
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Onestà, siamo in grado di riconoscerla? Siamo consapevoli che la corruzione è il più grande spreco d’Italia? Intanto, guardiamoci tutti allo specchio

Ogni giorno c'è un arresto per mazzette o per appalti truccati. L'Italia è il paese più corrotto dell'eurozona e del G7. Ma la colpa non è solo di politici e burocrati infedeli. Fatti e numeri dicono che l'onestà l'abbiamo rimossa come popolo

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VALORE DELL’ONESTÁ

Quanto siamo diventati corrotti, in Italia e non solo. Siamo. Ogni giorno, come la sveglia, suona il campanello dell’allarme di un capobastone della politica, dall’ultimo consigliere circoscrizionale a qualche potente assessore o simile, che viene preso con le mani nella marmellata per una o più mazzette. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, c’è una sventagliata di arresti (tutti da poi da verificare in sede giudiziaria), figli legittimi e naturali, per esempio, del fatto che nel Belpaese, e questa è una statistica che parla da sola, un appalto su tre è truccato. Cioè portato (non) a termine con una filiera di disonesti da film di Totò e Peppino intitolato La banda degli onesti. 
 
La corruzione, e quindi l’eclissi dell’onestà, è diventata la prima zavorra dell’Italia. E se guardate ad alcuni paesi del mondo, pensate a quasi tutte le nazioni del Sud America, vi potete rendere del fatto che, se non si riesce a estirpare questo male assoluto, anche i popoli che hanno a disposizione le più importanti ricchezze naturali, finiscono per affogare nella miseria di massa. Quella che colpisce tutti, tranne quei ricchi portatori sani del virus della disonestà. Ma la corruzione, se davvero vogliamo provare a contrastarla o comunque a contenerla, restando con i piedi per terra e considerando l’attaccamento naturale dell’uomo al denaro, al potere, al successo, ed all’idea di arrivarci a qualsiasi prezzo, non possiamo scaricarla tutta sulle spalle degli altri. Troppo comodo e facile indossare i panni delle anime belle, dei casti e puri che poi, magari, si dimostrano più disonesti dei corrotti. Forse, è il caso di affrontare questo gigantesco spreco partendo da uno specchio. Guardiamoci e domandiamoci, senza arroganza, senza presunte superiorità morali, una cosa semplice: “Nel mio stile di vita quotidiano, posso definirmi una persona onesta?“. E aggiungiamo: “Sono consapevole del fatto che un mondo dove il valore dell’onestà non è più riconosciuto, non potrà mai essere sostenibile?”.
 

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IMPORTANZA DELL’ONESTÁ

Confesso che, nonostante l’autorevolezza scientifica della fonte di questa notizia e l’originalità del risultato delle ricerca, laddove il cervello non finisce mai di stupirci ogni volta che ne approfondiamo il meccanismo, confesso, dicevo, che l’idea di un cervello disonesto mi fa soltanto sorridere. Non mi convince. In quanto prescinde da qualcosa che viene prima e dopo, e riguarda la nostra dimensione etica di uomini e di donne.

Parliamoci chiaro: in Italia la disonestà ha assunto le dimensioni di un devastante e capillare fenomeno di massa, i cui rivoli sono entrati dappertutto fino peggiorare in modo sostanziale lo stesso tessuto della nostra convivenza civile. Ma uno dei motivi per i quali la capacità di imbrogliare in Italia è ormai diventata un’abitudine non è il funzionamento del nostro cervello, che tra l’altro è analogo a quello di qualsiasi altro cittadino del mondo, quanto la perdita di valore, di senso, di significato, della stessa parola, onestà, e del suo contrario, disonestà. Come se tra i due termini non ci fosse alcuna differenza radicale, ma piuttosto un’assonanza che sfuma qualsiasi confine. Dunque per risalire la china da questa deriva di popolo e di nazione, dobbiamo forse partire dalla riscrittura delle parole, del lessico, che formano i primi punti cardinali dell’onestà.

La mancanza di onestà, piccola e grande, è tragicamente diventata un fattore comune che unisce molti settori della comunità nazionale. Un’inchiesta dopo l’altra (una della ultime è quella della criminalità che ha messo le mani sulla Capitale, corrompendo esponenti di tutti i partiti), uno scandalo dietro l’altro, e una triste conclusione: siamo sempre più corrotti. Il professore Ernesto Galli della Loggia lo chiama “degrado civile di un’Italia che cade a pezzi“.

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IL VERO SIGNIFICATO DELLA PAROLA ONESTÁ

Nel Paese più corrotto dell’eurozona e del G7, e dove ogni giorno si apre un nuovo squarcio su fenomeni di corruzione, viene voglia di porsi una domanda: ma l’onestà in Italia ha ancora un significato? La consideriamo ancora un valore, più che una virtù, alla base della nostra vita sociale? Siamo consapevoli che senza il valore dell’onestà, senza uno scatto etico prima che civile, qualsiasi discorso sul nostro futuro come comunità rischia di essere astratto? E abbiamo capito che la disonestà è un prezzo, molto alto, che paghiamo in termini di inefficienza e di degrado generale del sistema? Uno spreco a tutto tondo.

Forse, per restituire dignità e centralità all’onestà bisogna partire dai fondamentali, e cioè dal suo significato. Come fa molto bene in un libro pubblicato recentemente (Onestà, edizioni Cortina) la filosofa Francesca Rigotti che ci ricorda la ricca polisemia del termine, cioè la diversa quantità di significati che possiede. Il primato, riconosciuto da decenni, dell’economia e del mercato (cioè del denaro) ha infatti ridotto l’onestà a una categoria dentro la quale rientrano quelli che non rubano, non frodano, non corrompono. Non è così. L’orizzonte dell’onestà si allarga a fisarmonica in una parte integrante del nostro carattere, nelle intenzioni e nelle disposizioni dei nostri comportamenti, nella stessa fisionomia dell’uomo.

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COME ESSERE ONESTI

Già l’etimologia della parola ci segnala un nesso tra “onestà” e “onore”, che non è certo una categoria economica. L’honestus, scriveva con straordinaria sintesi Cicerone, è appunto l’uomo degno di onore. E in inglese la traduzione di onesto è honest, cioè colui il quale dice la verità, un’altra attitudine del carattere più che della pratica in economia. Non a caso, per gli anglosassoni, americani e inglesi, la bugia nella vita pubblica e privata, è una colpa che non è perdonata, molto più di un reato penale ai fini delle conseguenze. Il politico colto in flagranza di bugia, viene giudicato immediatamente come disonesto, come colui che non dice la verità, e dunque non è affidabile; il contribuente infedele con le sue dichiarazioni per non pagare le tasse, rischia il carcere e l’isolamento sociale. Per il bugiardo non c’è scampo: una volta scoperto, è fuori gioco. Mentre l’onestà, come scriveva Cervantes nel Don Chisciotte è la «migliore politica», nel senso più pieno della parola.

(Nell’immagine di copertina, una scena tratta dal film La banda degli onesti con Totò e Peppino)

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