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Perché si devono pagare le tasse, e non possono farlo soltanto la metà dei cittadini

A pagare le imposte sono il 50 per cento dei residenti. E pochi, pochissimi, dichiarano redditi alti. Risultato: non sembriamo un Paese del G7. E così non riusciremo a lungo a finanziare il nostro welfare.

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PERCHÉ SI DEVONO PAGARE LE TASSE –

Luglio è stato un mese tosto, davvero tosto, per i contribuenti italiani. Tra dichiarazioni, versamenti, adempimenti, ravvedimenti, e via di questo passo, si sono accavallate le solite scadenze, con una semplificazione ancora troppo parziale. Sebbene alcuni progressi, in termini di macchina burocratica, siano stati fatti.

Ma il punto critico, quello dal quale dipende il nostro futuro di Paese oltre che la possibilità di una minore pressione fiscale, è e resta uno solo: a pagare le tasse sono ancora in pochi, mentre gli evasori sono tanti, troppi.

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PERCHÉ BISOGNA PAGARE LE TASSE –

Traducendo il concetto con un numero, i dati in mano alla Ragioneria dello Stato ci dicono che la metà degli italiani non pagano le tasse. Ad essere più precisi siamo più di 60 milioni di cittadini residenti, dei quali oltre 40 milioni presentano una dichiarazione dei redditi. E di questi quelli che pagano almeno un euro di tasse sono 30,7 milioni di italiani. Quindi si deduce, almeno secondo le statistiche e i comportamenti fiscali, che quasi la metà degli italiani non ha un reddito ed è a carico di altri. Se poi si guardano da vicino le dichiarazioni, lascia di sasso e suscita qualche perplessità il fatto che a dichiarare redditi (lordi) superiori ai 100mila euro ci siano soltanto l’1,04 per cento dei contribuenti. Possibile? E il tenore medio di vita che vediamo solo guardandoci attorno? Come si spiega?

Giustamente Alberto Brambilla e Paolo Novati, grandi esperti di numeri del welfare, notano che a guardare le dichiarazioni Irpef, gli italiani non sembrano i cittadini di un Paese del G7, uno dei più ricchi del mondo. Di fatto ci ritroviamo, almeno sulla carta, con servizi, dalla sanità alla scuola, dall’università alle pensioni, da nazione super avanzata e con imposte dichiarate da popolo sottosviluppato. Uno squilibrio che non può reggere, e continuerà a danneggiare, come già sta avvenendo, i più deboli, i più poveri, i meno protetti e i meno furbi. Faccio un esempio concreto: considerando anche l’aumento della vita media, dove troveremo i 45,3 miliardi di euro per coprire i costi del servizio sanitario nazionale?

SPRECHI E INGIUSTIZIE NELLA SPESA PUBBLICA –

È evidente che ci sono sprechi, nella spesa pubblica, da eliminare, con i quali ingiustizie si sommano a ingiustizie. Mi chiedo, per esempio, come sia possibile che in un Paese incapace di trovare le ricorse necessarie per contrastare sul serio vecchia e nuova povertà, ci sia il 25 per cento dei soldi destinati agli anziani poveri che, secondo l’Inps, finiscono nelle tasche di persone ricche o benestanti. Una contraddizione da brivido.

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PERCHÉ È IMPORTANTE PAGARE LE TASSE –

Ma oltre la lotta agli sprechi, per salvare il modello di welfare, al quale siamo giustamente affezionati, e per renderlo più equo, bisogna che qualcuno ficchi nella testa degli italiani, di tutti gli italiani, il dovere di pagare le tasse.

Non voglio menarla con la questione etica, i diritti e i doveri della cittadinanza, l’evasione endemica: sono tutte cose che conosciamo. No, voglio solo ricordare una cosa a ciascuno di noi: con la metà degli italiani che non pagano un euro di tasse e con una quota non congrua di chi paga davvero il giusto, non c’è solo un effetto boomerang per gli altri, i contribuenti onesti. Ovvero: le tasse non scendono perché sono in pochi a pagarle. Ci sarà, e questo è scritto nella curva dei conti pubblici, l’impossibilità di mantenere l’attuale livello di copertura sanitaria e previdenziale. Uno spreco si trasforma così in una doppia, micidiale ingiustizia.

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