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Corruzione, vale il 17 per cento di tutti gli sprechi pubblici

Lo studio di tre economisti conferma gli intrecci tra gli sprechi e la corruzione nella spesa pubblica. Solo in Bulgaria, in Europa, ci sono più corrotti che in Italia. Le norme che servono.

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CORRUZIONE E SPESA PUBBLICA –

Mentre la Corte dei Conti ha giudicato la spending review «un autentico fallimento», nonostante le tante promesse e i diversi commissari che si occupati del dossier, un gruppo di economisti ha fatto un calcolo, molto attendibile, sul costo della corruzione all’interno della voce complessivi Sprechi della spesa pubblica. E il totale è pari al 17 per cento, ovvero per ogni 100 euro sprecati dallo Stato o dalle amministrazioni locali, 83 sono da addebitare alle inefficienze del sistema e 17 alla corruzione.

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LA RICERCA SU CORRUZIONE E SPRECHI –

La ricerca è stata curata da Oriana Bandiera, Tommaso Valletti e Andrea Prat, ed è stata pubblicata su una rivista americana che si occupa di analisi della spesa pubblica. Numeri a parte, è chiaro ancora una volta, come abbiamo scritto spesso su questo sito, che corruzione, sprechi e spesa inefficiente, appartengono a un unico capitolo. E quindi vanno affrontati in modo simultaneo, con operazioni chirurgiche, mirate, e non con i soliti tagli orizzontali che poi si riducono a una diminuzione dei servizi a disposizione dei cittadini.

CORRUZIONE IN ITALIA –

E la corruzione sta divorando l’Italia. Lo vediamo dalle classifiche internazionali: nell’ultima, siamo al posto numero 61 nel mondo, in Europa,  soltanto in Bulgaria ci sono più corrotti che in Italia. E lo vediamo dalla quantità di inchieste aperte dalle diverse procure che spesso finiscono nella nebbia della prescrizione.

AUTORITÀ NAZIONALE ANTICORRUZIONE –

Adesso, finalmente, abbiamo un’unica Autorità di vigilanza, affidata al magistrato Raffaele Cantone, ma servono altri interventi legislativi. Non le solite, annunciate Grandi Riforme, ma norme mirate. Due in particolare: l’istituzione di un albo dei lobbisti, che devono poter fare la loro attività alla luce del sole. E in secondo luogo l’introduzione di una figura che gli americani definiscono whistleblower (letteralmente: colui che soffia), ovvero chi conosce un illecito, o lo ha scoperto, ed è garantito nel denunciarlo. E serve, sopra ogni cosa, una grande volontà politica, perché, inutile nasconderlo, attorno alla corruzione capillare si è creato un blocco sociale che vale consensi e voti.

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