Società partecipate: tagliare gli sprechi - Non Sprecare
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Società partecipate: tagliare sprechi, poltrone, auto blu e stipendi d’oro

Interventi per oltre un miliardo e mezzo di euro annunciati dal commissario Cottarelli: una buona notizia. Occorre tagliare gli sprechi delle ex municipalizzate, che in Italia sono i fortini della peggiore politica

Interventi per ben oltre un miliardo e mezzo di euro. Quella annunciata dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli è sicuramente una buona notizia. E se si mette mano sul serio alla giungla delle partecipate, con un reale taglio degli sprechi, è molto probabile che queste previsioni dovranno essere riviste al rialzo. Tagliare gli sprechi nella spesa pubblica, almeno parzialmente, rappresenta una delle tante piste che possono portare l’Italia a un traguardo miracoloso.

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Cosa bisogna fare? Riuscire a intervenire in modo chiaro e forte nella selva oscura delle ex municipalizzate, che significa non solo risparmiare ma anche tagliare le gambe ai peggiori vizi del nostro ceto politico e smascherare i giochi più torbidi degli amministratori locali. Circa 6mila società su 8mila comuni italiani, con 24mila amministratori sparsi a tutti i livelli e pagati con una media di 62mila euro l’anno a testa. Assunzioni clientelari e spese pazze ingiustificate coinvolgono i settori più disparati: dai servizi pubblici al trasporto delle forniture energetiche, fino a società per l’istruzione, la ricerca, il turismo, la cultura, il tempo libero e l’edilizia. Il conto finale? Sempre e solo alle casse dello Stato, e quindi ai cittadini poi stangati attraverso le tasse.

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Dopo le elezioni amministrative del 2012 (un voto parziale e non nazionale), per fare un esempio, si sono liberati, perché finiti in scadenza, circa 2mila posti nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali delle ex municipalizzate. Più della metà sono andati a candidati che non sono stati eletti. Se diamo uno sguardo ai bilanci, ci accorgiamo che tutto questo ha un costo. Le napoletane Anm (trasporto urbano), Asia (rifiuti) e Arin (distribuzione dell’acqua) pagano il prezzo delle assunzioni a pioggia agli amici degli amici con il collasso finanziario e gestionale (anche se poi mandano i dirigenti in pensione con 1 milione di euro di liquidazione). Se ci postiamo a Roma troviamo il buco in Campidoglio, e i soldi che il ministero dell’Economia dovrà tirare fuori per evitare il default del comune, e i disastri dell’Atac che mentre fa circolare solo la metà dei mezzi di cui dispone, spende 60 milioni l’anno per consulenze, locazioni e vigilanza. Non sono coinvolti soltanto i grandi centri: a Gallarate, in provincia di Varese, i conti dell’Amsc, l’ex municipalizzata comunale, sono finiti nel mirino della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica. Che cosa si è scoperto? Tra l’altro, pranzi di lavoro, sempre in ristoranti di lusso, per 47mila euro in un anno; 200mila euro per pagare le spese di tre auto di grossa cilindrata a disposizione dei dirigenti e degli amministratori della società; 138mila euro per le strenne natalizie.

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Forse il numero fornito dall’Istituto Bruno Leoni, 30 miliardi di euro che potrebbero entrare nelle casse pubbliche qualora le ex municipalizzate finissero davvero sul mercato, è troppo alto. E ovviamente ci sono anche casi di buona gestione, con soddisfazione per i bilanci degli enti locali e per i residenti che ricevono i servizi. Ma di fronte a questo scempio che abbiamo raccontato, e al buio che copre la giungla di 6mila società, viene naturale un solo grido: Forza Cottarelli.

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