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Hot Bread Kitchen: a New York il panificio dove le donne immigrate imparano a fare il pane

Nel vecchio mercato coperto di Harlem un panificio-laboratorio organizza corsi di panificazione per le donne immigrate a basso reddito. Che così imparano un mestiere e riqualificano il quartiere

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HOT BREAD KITCHEN Vi abbiamo più volte raccontato del ritorno dei panifici in Italia e del recupero del valore del pane. Con questa storia andiamo fino a New York, nel quartiere di Harlem. Qui c’è un panificio-laboratorio dove le donne imparano a fare il pane. Si chiama Hot Bread Kitchen ed è un’organizzazione non profit con sede nel vecchio mercato coperto di Harlem che organizza corsi di panificazione per donne immigrate a basso reddito.

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PANE BIOLOGICO E MULTICULTURALE Il laboratorio insegna a fare il pane e al contempo promuove e valorizza le ricette tradizionali delle comunità di appartenenza, dando vita a una fucina di diversità alimentare dove il pane assume gli aromi delle focacce tradizionali marocchine e mediorientali, delle tortillas messicane e dei chapati indiani ed est africani. Produce venti differenti tipi di pane ogni giorno che vengono poi venduti nel punto vendita di Harlem, nei mercati o nei ristoranti della città. Gli ingredienti sono il più possibile a filiera corta e tutti biologici.

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IMPARARE IL MESTIERE DI PANETTIERE Terminato il corso tutte le donne hanno trovato impiego a tempo pieno come panettiere o hanno iniziato un’attività in proprio. Il laboratorio di Harlem funziona infatti anche da incubatore di impresa, sostenendo l’avvio finanziario del progetto.

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LA RIQUALIFICAZIONE URBANA Hot Bread Kitchen nasce proprio ad Harlem, storicamente un quartiere ghetto che ancora oggi mantiene la sua caratterizzazione afro-americana e latina. «La riqualificazione di un quartiere passa certamente dall’azione politica e culturale delle istituzioni pubbliche, ma anche e soprattutto dalla mentalità e dalla creatività dei cittadini che lo abitano» ha scritto Carlo Petrini, fondatore dell’associazione Slow Food, commentando l’iniziativa sul quotidiano la Repubblica. Un progetto di inclusione sociale e di sviluppo dal basso in pieno stile Non Sprecare.