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I no che la Chiesa non riesce ancora a dire

Il caso del funerale Casamonica punta nuovamente l'attenzione sugli episodi in cui la Chiesa non riesce a dire "no" alla criminalità organizzata. Questo anche se, dall'altra parte, non mancano esempi di preti e religiosi che si sono aspramente schierati contro i boss, Papi compresi

I no che la Chiesa non riesce ancora a dire
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FUNERALE CASAMONICA –

Ci sono dei no che la Chiesa non riesce ancora a dire. Il parroco romano che ha celebrato l’incredibile funerale del boss Vittorio Casamonica è convinto di avere fatto il suo dovere, ed è pronto a risponderne, perfino davanti a Dio. Non è protervia, né ignoranza, ma solo l’ennesimo episodio di un nodo irrisolto nell’universo cattolico: la linea di confine tra il rispetto della religiosità e dei suoi riti e un’involontaria complicità con forme di paganesimo criminale che contribuiscono, di fatto, ad alimentare il consenso sociale attorno ai clan.

CHIESA E CRIMINALITÀ –

Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che la Chiesa inciampa in questa sottile striscia di sabbia, dove la pietas cristiana e la devozione popolare si confondono con l’omertà di massa. Un lungo elenco di inchini, non al Dio in cielo del bene ma all’uomo in terra del male, avvolge come una nube tossica diverse celebrazioni locali. A Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, la processione per la Madonna delle Grazie si è fermata più di mezzo minuto davanti all’abitazione di Peppe Mazzegatti, capobastone della cosca locale, condannato all’ergastolo per reati gravissimi. Stessa scena a Pagani, per la Madonna delle Galline, a Catania per la ricorrenza di Sant’Agata, a Palermo per Maria Santissima del Carmelo. E così via.

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Le feste patronali, nel Sud Italia inquinato nel corpo e nell’anima dalla malavita organizzata, si riducono spesso a celebrazioni controllate, attraverso comitati e associazioni, dai boss locali. Don Aniello Manganiello, un parroco di frontiera, ha promosso perfino una raccolta di firme per sospendere le feste dei Gigli a Nola, a San Giovanni a Teduccio, a Sant’Anastasia, a Barra. Un ex sindaco di Castellammare, Luigi Bobbio, chiese di controllare i certificati penali di tutti coloro che trasportavano la statua di San Catello, nel giorno della processione dedicata al patrono della città. E agli atti della commissione parlamentare antimafia è depositata un’angosciante relazione firmata dai vertici della Direzione nazionale antimafia a proposito del Santuario di Polsi, nel cuore dell’Aspromonte, dove il 2 settembre si celebra la solenne festa della Madonna della Montagna. Attraverso filmati dei Ros e intercettazioni telefoniche e ambientali, si è scoperta la verità: nel Santuario di Polsi, nel giorno consacrato alla Madonna, i boss della ‘ndrangheta, provenienti da tutto il mondo, si riuniscono per nominare il grande capo, fare nuove investiture nella catena di comando dell’organizzazione, e decidere delitti eccellenti. Uccidono mentre fanno il segno della croce.

SCOMUNICA PAPALE AI MAFIOSI –

La Chiesa cattolica, dal suo pulpito più alto, ha scolpito la distanza incolmabile tra la fede e il crimine, tra il bene e il male. Lo ha fatto con la celebre scomunica di Giovanni Paolo II che definì la malavita organizzata come e invitò tutti i suoi aderenti alla conversione, per evitare il giudizio di Dio. E lo ha ripetuto, attraverso la voce di Papa Francesco. Questa Chiesa, fatta di uomini e di pastori, ha i suoi martiri, e sono tanti, nella lotta alla criminalità: tra loro in prima fila c’è don Peppino Diana, parroco a Casal di Principe, in via di beatificazione, trucidato anche perché si rifiutò di celebrare in chiesa il funerale di un boss, offrendo solo una funzione nella cappella del cimitero.

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Non bisogna essere eroi o martiri per opporsi all’uso strumentale della religione, anche se certo serve qualcosa in più del coraggio che mancava a don Abbondio, e per un prete, un parroco, un vescovo, non è semplice riuscire a non attraversare mai il confine di un’innaturale connivenza con la religiosità sfregiata dal crimine. Ma la Chiesa, proprio per il suo radicamento e per la forza del legame con la sua comunità, ha tutti gli strumenti per non inciampare in quel territorio di falsa spiritualità, dove invece la malavita ha bisogno di radicarsi e di coprirsi. In fondo, la Chiesa è chiamata tutti i giorni a riconoscere il peccato, e ad allungare la sua mano misericordiosa per allontanarci dalla tentazione. Anche con un semplice No.

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