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Cosi’ gli italiani tornano alla terra: e’ boom di orti e terreni coltivati

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Si torna alla terra. Aziende agricole con agriturismo, coltivazioni in campagna e orti urbani, gruppi di acquisto di terreni: ormai un italiano su quattro ha scoperto il piacere del pollice verde e ha deciso di avviare un’attività, anche piccola, da agricoltura sommersa. A Milano, per esempio, si contano 400 orti urbani comunali, di una grandezza media compresa tra i 45 e i 60 metri quadrati, e solo in una piccola località della periferia sud di Roma, Castel di Leva, si coltivano 107 orti bio da 40 metri quadrati l’uno. La novità è che  il ritorno alla terra non significa una scelta pauperistica o il sogno di una vita bucolica: è un’opportunità concreta per consumare prodotti più sani e genuini (62 per cento), migliorare l’ambiente (61 per cento), risparmiare (25 per cento). E anche per trovare lavoro. Nella provincia di Mantova, dove stanno nascendo i Gat (Gruppi di acquisto terreni) negli ultimi dieci anni sono nate 250 aziende di agriturismo, che vedono occupati giovani tra i 25 e i 40 anni. Fare un orto, tra l’altro, è un gesto molto semplice e nella rete del web è possibile trovare tutte le indicazioni utili per l’agricoltura fai-da-te in casa, in terrazza, in giardino. Infine l’oscar dell’orto più bello e più significativo lo ha conquistato la cooperativa Libera Terra che nel profondo Sud, in provincia di Sarno, ha realizzato un grande Orto Botanico comunale sui terreni confiscati ai boss della malavita. Già, il ritorno alla terra è anche questo: una sfida per la legalità.