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Caccia F 35: non è tempo per queste spese militari

Le necessità di bilancio sono tali, e le risorse che servono per la crescita bisogna assolutamente reperirle, che i miliardi per gli F 35 finiscono per rappresentare un lusso insostenibile.

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Riceviamo ogni giorno, sulla nostra pagina Facebook, decine di messaggi di lettori indignati e contrari alla spesa per i nuovi aerei F 35 al momento in lista d’attesa, e dunque mi sembra giusto dire che cosa ne pensiamo. Partiamo da una premessa: stiamo parlando di un programma internazionale, con accordi sottoscritti a diversi livelli, dai paesi dell’Unione europea, con gli Stati Uniti, la Turchia e l’Australia.

Un programma di Difesa, non un armamento militare in vista di chissà quale guerra, al quale siamo vincolati proprio per precedenti decisioni internazionali. In secondo luogo, i costi degli F 35, ogni esemplare ha un prezzo di costruzione attorno ai 99 milioni di euro, si aggira complessivamente tra i 13 e i 18 miliardi di euro.

E’ una spesa pluriennale, che però va ad impattare con gli stanziamenti annuali previsti dal budget della Finanziaria. E sono soldi importanti se si considera che l’intero Bilancio della Difesa costa 19,9 miliardi di euro.

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CACCIA F 35 SPESA INUTILE: POSSIAMO PERMETTERCELA? A questo punto però bisogna farsi una domanda: siamo in condizione di reggere una spesa del genere? Possiamo consentircelo? La risposta è semplice: no, non in questo momento. Le necessità di bilancio sono tali, e le risorse che servono per la crescita bisogna assolutamente reperirle, che i miliardi per gli F 35 finiscono per rappresentare un lusso insostenibile.

E non ha importanza se, come dice il ministro della Difesa, la costruzione di queste aerei significherà lavoro e commesse. Abbiamo bisogno, in questo momento, di altro lavoro e di altri finanziamenti.

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Quello che sconcerta, piuttosto, è il tipo di dibattito che si sta facendo attorno a un tema così delicato. In modo piuttosto pilatesco il Parlamento ha preso tempo, ma all’orizzonte si delinea un conflitto tra le forze politiche, il governo e il Consiglio superiore della Difesa.

Chi deve decidere per un sì o per un no definitivo? Sarebbe bene chiarirlo, in modo limpido. Resta, infine, la questione degli accordi internazionali.

E qui la cosa è molto delicata, perchè non sappiamo quali clausole ci siano, penali comprese, alla base dei patti sottoscritti. Ma abbiamo anche un peso all’interno di questi organismi per poter rivendicare una scelta dettata dalla necessità e non dall’idea di cancellare i programmi per la Difesa: l’Italia di oggi non può permettersi di spendere soldi preziosi per gli F 35.

E magari attorno a questa idea, visti i tempi di recessione, potremmo trovare, proprio nelle sedi internazionali, preziosi alleati.

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