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Illuminazione LED a Roma, uno scempio che deturpa il Centro storico. Eppure basterebbe…

Il cambio di tecnologia è giusto, per risparmiare e per ridurre gli sprechi. Ma sono state scelte lampade troppo potenti (altro spreco) e senza alcuna attenzione per l'arredo urbano. Lo sfregio è diventato un caso internazionale, grazie alla denuncia del Fai. Quello che può fare il sindaco Raggi per risolvere il problema.

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LUCI LED ROMA –

Sicuramente non è un banale polemica sulla sostituzione delle lampadine in una città. Il cambio dell’illuminazione pubblica a Roma, con l’introduzione dei nuovi dispositivi a LED (più risparmi e meno sprechi) è diventato un caso internazionale, ripreso perfino dal New York Times, per il più banale e grave dei motivi: stanno facendo uno scempio, per giunta sotto il segno di una utile e necessaria innovazione. Lo scempio, in parole povere, è il seguente: la potenza di queste nuove lampade LED è troppo alta (basterebbe la metà: forse qualcuno aveva interesse a una fornitura più sostanziosa, cioè a uno spreco?), la luce che ne viene fuori è accecante nello spazio più vicino al dispositivo, mentre attorno c’è il buio pesto. Sono semplicemente lampade sbagliate. Inoltre, per sostituire le vecchie si è scelto il metodo più rozzo: buttare le vecchie e originali lanterne a campana, di pregio artistico e artigianale, e sostituirle con brutte piastre rettangolari. Assurdo. E senza una logica di elementare buona amministrazione che sappia tenere insieme innovazione e storia, illuminazione pubblica e arredo urbano.

LEGGI ANCHE: Illuminazione pubblica, i comuni spendono più di 1 miliardo. Con molti sprechi e poca sicurezza

LUCI LED CENTRO STORICO ROMA –

Poiché stiamo parlando di Roma, ovvero della martoriata Capitale italiana e di una città-simbolo per il mondo, è evidente che lo scempio del LED sia diventato un caso internazionale. Con i nuovi dispositivi si rischia di dare un colpo mortale al già deturpato e violentato centro storico della Capitale, di quartieri che sono per loro natura dei capolavori di storia, di ambiente e di architettura, come Monti, Coppedè e il Ghetto. Tutto solo per ignoranza, per improvvisazione e per quella nota cialtronaggine con la quale si fanno tante cose a Roma.

ILLUMINAZIONE PUBBLICA A LED ROMA –

La sostituzione delle lampade LED, infatti, spetta all’Acea, una società mezza pubblica e mezza privata che ha la gestione dell’illuminazione pubblica a Roma. Una società dove però di fatto comanda il comune, e dunque Virginia Raggi farebbe bene a prendere in mano la pratica e sfilare Roma da questa figuraccia internazionale. Come? Anche qui: nel modo più semplice del mondo, utilizzando buon senso, ragionevolezza e buona pratica amministrativa. E cercando di seguire, per esempio, alcuni suggerimenti di Valentina Grilli, presidente del FAI Lazio che ha avuto il merito di denunciare pubblicamente lo scempio romano. Basterebbe mettere lampade LED più adatte alla funzione dell’illuminazione in questa zona, diminuirne la potenza (ed eliminare così l’attuale effetto accecante) e conservare bene lampioni e lanterne a campana dove inserire i nuovi dispositivi. Tutto qui. Coinvolgendo i vari uffici del comune, chiedendo un contributo essenziale ai funzionari dell’Arredo Urbano, e guardando a quanto di buono, anzi: ottimo, è stato fatto in diversi borghi (ne cito uno per tutti: Città Sant’Angelo) e città (Cagliari) italiane che hanno optato, giustamente, per i risparmi e l’efficienza energetica della tecnologia LED. Senza però distruggere i centri storici e la stessa identità di luoghi che, per loro natura, vanno trattati sempre con la massima delicatezza e con tanta competenza.

(Credits immagine di copertina: Gianni Cipriano / New York Times)

PER APPROFONDIRE: Lo spreco di Roma, Capitale corrotta e da rifondare (Mario Ajello)