“Amiche del cuore”: la comunità di donne over 50 che vogliono fare nuove amicizie

Nata in America grazie all'iniziativa di Dale Pollekoff, con una lunga carriera come graphic designer

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Dale Pollekoff aveva già avuto una lunga carriera come graphic designer quando, nel 2000, si trasferì da Washington, D.C., a Los Angeles. Il trasferimento le fece scoprire un problema molto concreto: da donna adulta era sorprendentemente difficile costruire nuove amicizie. La stessa Dale ha raccontato che durante la vita lavorativa le amicizie nascono quasi naturalmente sul posto di lavoro; dopo, invece, diventa molto più difficile.Cercò quindi gruppi e attività attraverso Meetup, ma trovò soprattutto due tipi di proposte: gruppi organizzati attorno a una specifica attività oppure gruppi generici rivolti a persone più giovani. Mancava uno spazio specificamente dedicato alle donne oltre i 50 anni che cercavano semplicemente amicizia. E Dale non voleva che fosse un gruppo misto o un sito di incontri sentimentali.

Nel 2015 decise allora di creare lei stessa su Meetup “Finding Female Friends Past Fifty” (tradotto in italiano: “cercare amiche dopo i 50 anni”, con la sigla FFF>50).  L’esperimento ebbe subito un successo notevole: nel giro di poche settimane il gruppo arrivò a circa 200 iscritte, per poi continuare a crescere. Da quella che era essenzialmente una risposta a un problema personale è nata progressivamente una vera organizzazione.

Le iscritte al gruppo di Dale hanno interessi e passioni diverse e variegate, per questo le attività proposte sono molto differenziate: vanno dalla proiezione di documentari e cineforum ai giochi di società, da un tour delle ville di Pasadena a un cosiddetto carb crawl, un vero e proprio tour delle migliori panetterie di Los Angeles. Ciò che le iscritte al club delle migliori amiche fanno più spesso, però, è andare a visitare mostre e gallerie d’arte, le più disparate.Le amicizie nascono attraverso attività concrete, non semplicemente chattando: cinema e documentari, giochi, musei, mostre, passeggiate, viaggi, lezioni, incontri gastronomici e altri eventi sociali. Le partecipanti possono anche creare piccoli gruppi basati su un interesse comune e organizzare autonomamente attività.

L’obiettivo è fare parte di una rete sociale stabile, soprattutto per donne che dopo i 50 anni hanno difficoltà a costruire nuove amicizie o si sono ritrovate sole dopo un trasferimento, il pensionamento, una separazione o altri cambiamenti di vita.

club delle ultracinquantenni

Proprio come le loro passioni, anche le vite delle partecipanti al Meetup di Dale Pollekoff sono diverse, tutte però accomunate dalla ricerca di un’amicizia profonda e lievemente diversa da quelle giovanili. Lo confida al New York Times, Julie Khalil, 62 anni, in cerca di un gruppo di amiche per fare escursioni su consiglio del figlio: «Ho scoperto -dice- che in questa fase della vita, dopo anni in cui abbiamo messo al primo posto carriera e famiglia, siamo in cerca di un tipo di amicizia più profondo di quello che avevamo in passato». Quasi tutte, in ogni caso, arrivano nello spazio virtuale di Dale con lunghe relazioni finite alle spalle o cambiamenti di vita di qualsiasi tipo, dai traslochi alla nascita dei nipoti. Come Flor Covel, 56 anni, arrivata in città dopo una separazione, o Lisa Baskin, 63 anni, ex amministratrice e vicepreside del distretto scolastico unificato di Los Angeles, che dedica la maggior parte del suo tempo a ceramica e nipoti. E a cene organizzate in una griglieria coreana con le altre iscritte del gruppo. Mentre si mangia, l’ambiente è rilassato, al punto di iniziare a confidarsi con le invitate anche su argomenti delicati e scelte di vita come restare single, sposarsi o avere figli o meno. Forse perché, come spiega la stessa founder:  «A questa età, sei quello che sei. La tua vita l’hai vissuta, la tua carriera è finita oppure è entrata nella sua ultima fase, sei sposata oppure single, hai bambini oppure no. Non guardi oltre l’orizzonte in cerca del prossimo grande traguardo. Quindi non c’è nessuna gelosia o competizione, e non ti resta che accettarti».

Oggi FFF>50 si presenta come una non profit gestita da volontarie, con comunità online, incontri, capitoli locali e attività organizzate dalle stesse partecipanti. E la sua comunità può contare su oltre 6mila donne.

Proprio come le loro passioni, anche le vite delle partecipanti al Meetup di Dale Pollekoff sono diverse, tutte però accomunate dalla ricerca di un’amicizia profonda e lievemente diversa da quelle giovanili. Lo confida al New York Times, Julie Khalil, 62 anni, in cerca di un gruppo di amiche per fare escursioni su consiglio del figlio: «Ho scoperto -dice- che in questa fase della vita, dopo anni in cui abbiamo messo al primo posto carriera e famiglia, siamo in cerca di un tipo di amicizia più profondo di quello che avevamo in passato». Quasi tutte, in ogni caso, arrivano nello spazio virtuale di Dale con lunghe relazioni finite alle spalle o cambiamenti di vita di qualsiasi tipo, dai traslochi alla nascita dei nipoti. Come Flor Covel, 56 anni, arrivata in città dopo una separazione, o Lisa Baskin, 63 anni, ex amministratrice e vicepreside del distretto scolastico unificato di Los Angeles, che dedica la maggior parte del suo tempo a ceramica e nipoti. E a cene organizzate in una griglieria coreana con le altre iscritte del gruppo. Mentre si mangia, l’ambiente è rilassato, al punto di iniziare a confidarsi con le invitate anche su argomenti delicati e scelte di vita come restare single, sposarsi o avere figli o meno. Forse perché, come spiega la stessa founder:  «A questa età, sei quello che sei. La tua vita l’hai vissuta, la tua carriera è finita oppure è entrata nella sua ultima fase, sei sposata oppure single, hai bambini oppure no. Non guardi oltre l’orizzonte in cerca del prossimo grande traguardo. Quindi non c’è nessuna gelosia o competizione, e non ti resta che accettarti».
La comunità  ha un sito che racconta come funziona, tutte le città americane dove è attiva, e le nuove iniziative che vengono avviate.

(Immagine in evidenza tratta dal New York Times //Photocredits:Danielle Scruggs per il NYT)

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