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Noiva do Cordeiro: il regno delle donne, nel sud-est del Brasile. Le regole? Armonia e condivisione

Nessuna gerarchia, né privilegi. Le decisioni che riguardano la comunità si prendono intorno a un tavolo, tra caffè e torte fatte in casa. Degli anziani ci si prende cura tutti e tutte, come dei bambini. Non ci sono conflitti, piuttosto dialogo. E gli uomini? Sono contenti

Noiva do Cordeiro, piccolo villaggio della zona di Belo Vale, sud-est del Brasile, tradotto significa “sposa dell’agnello”, un nome che potrebbe trarre decisamente in inganno, considerato il fatto che fu fondato alla fine dell’Ottocento da una ragazza che si oppose a un matrimonio forzato, Maria Senhorinha de Lima. Costretta a sposarsi dal padre contro la sua volontà, amando già un altro uomo, si allontanò dalla casa coniugale per raggiungerlo. Venne quindi bollata come adultera e fu esiliata dal suo villaggio natale. Nel 1891 decise quindi di creare una piccola comunità agricola dove la voce delle donne avesse un certo peso, e la comunità femminile fosse rispettata e tenuta in grande considerazione. Noiva do Cordeiro nasce così, e da allora c’è una regola mai cambiata: qui comandano le donne.

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Sgombriamo subito il campo agli equivoci: Noiva de Cordeiro non è ciò che è stato raccontato dai media in una frenetica ricerca della storia sensazionale. Non è un villaggio di giovani donne avvenenti alla ricerca di un uomo, meta di viaggi romantici ai fini matrimoniali, né tantomeno un luogo da cui gli uomini stanno alla larga. Tutt’altro. Al di là delle bufale, quindi, Noiva do Cordeiro è una storia più che positiva che racconta la possibilità di equilibri diversi, di come le donne sappiano fare squadra e siano capaci di creare legami basati sulla condivisione e sulla collaborazione. Lì, infatti, le donne ricoprono tutte le posizioni importanti, determinano la politica e le finanze, prendono decisioni collettive e hanno eliminato la religione, perché, dicono, la religione è fatta dagli uomini, con regole maschili, e non c’è nemmeno una donna nel mondo ecclesiastico. Rosalee Fernandes, abitante di Noiva do Cordeiro, in un’intervista al Telegraph, aggiunge: «Abbiamo Dio nei nostri cuori. Ma non pensiamo di dover andare in chiesa, sposarci di fronte a un prete o battezzare i nostri figli. Queste sono regole stabilite dagli uomini».

E, in effetti, Noiva do Cordeiro, 600 abitanti, di cui 300 donne e 300 uomini, è un modello diverso di città, un piccolo feudo matriarcale e matrilineare basato sul consenso più che sul conflitto.Quando sorgono problemi o controversie, li risolvono alla stregua di una donna, cercando di trovare accordo e armonia, in modo condiviso e comunicativo. Rosalee, prosegue: «Condividiamo tutto, anche la terra su cui lavoriamo. Nessuno compete con nessuno qui. È tutto per uno e uno per tutti».

Le donne di Noiva do Cordeiro discutono di tutto ciò che serve su base giornaliera, sedute intorno a un grande tavolo, all’ora di pranzo, intorno alla matriarca Delina Fernandes Pereira, un’anziana e saggia signora dai capelli bianchi e la pelle ambrata, pronipote della fondatrice. E gli uomini? Sono contenti. Lavorano spesso fuori città ma hanno imparato a vivere in un modo diverso, risolvendo le controversie in modo collettivo sul palco del teatro, il sabato sera, in un appuntamento per tutta la comunità.Anche la struttura del villaggio è diversa. Non c’è piazza con municipio e chiesa, ma una casa della comunità in cui tutti i residenti cucinano e giocano insieme, e da poco hanno allestito una sala con un grande maxischermo per guardare la tv.

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NOIVA DO CORDEIRO

Degli anziani ci si prende cura a turno, sono i vicini stessi a preoccuparsene, e i bambini sono custoditi in modo collettivo dalle mamme del villaggio, affinché le altre nel frattempo possano lavorare, riposarsi o dedicarsi ad altro. A Noiva do Cordeiro non ci sono municipi, gerarchie e privilegi, tutte le donne al mattino si dedicano all’attività principale della comunità, la raccolta del biquinho pimenta, il peperoncino rosso biquinho. A capo delle operazioni c’è Leia, 48 anni, che organizza il lavoro sul campo. Altrove la chiameresti “capo”, ma a Noiva lei organizza il lavoro dei campi perché, semplicemente, le piace. Ogni lavoratore e ogni lavoratrice riceve 1.000 real al mese, circa 220 euro, ma è Leia stessa a ribadire di restituirne una buona parte alla comunità, per acquistare attrezzi o cose utili alla vita collettiva. A pranzo le donne tornano al villaggio per mangiare e discutere, insieme ai bambini che tornano per pranzo da scuola e ai lavoratori della vicina fabbrica di cucito. Anche la mensa, manco a dirlo, è organizzata in modo rigoroso e collettivo. Con un particolare: le donne si abbracciano come non si vedessero da giorni. Manioca, carne macinata,torte fatte in casa, caffè, con gli adolescenti che aiutano in cucina.

Le decisioni per il buon andamento del villaggio si prendono così, tra il profumo del caffè e dei dolci. La leader politica, oltre a Mamma Delina, è Rosa, una donna risoluta che in altri tempi si sarebbe identificata con l’archetipo della donna d’acciaio, pragmatica e decisionista. Eppure, in questo villaggio dove non c’è spazio per sessismo e violenza, non c’è spazio nemmeno per le etichette. Le donne di Noiva do Cordeiro non si definiscono femministe né socialiste, forse perché non ne conoscono bene le definizioni, ma hanno messo in piedi uno degli esperimenti più interessanti di “altro mondo possibile”, come uno slogan di qualche tempo fa: a metà tra una comune agricola degli anni ’70 e un villaggio matrilineare tradizionale africano, dove si dà secondo le proprie possibilità e si prende secondo i propri bisogni. Un villaggio pieno d’amore, dove non servono croci né simboli e c’è sempre spazio sia per le soap-opera che per i gossip o per la manicure. Gli uomini non si sentono minimamente minacciati dal contesto, e si dedicano con altrettanto impegno alla vita della comunità:  «Amo mio marito – spiega Flavia, guida turistica e consigliera della cittadina -Ma l’amore per la mia comunità e le mie donne qui è più forte». E se si chiede alle abitanti di Noiva Cordeiro di elencare i loro idoli, con uno strano mix tutto sudamericano tra il pop e il naif, rispondono in coro: Lady Gaga, l’ ex presidente Lula, Mamma Delina.

(Immagine in evidenza e a corredo del testo tratte dal quotidiano Stern. de // Photocredits: Marlena Waldthausen)

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