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Aereo di Renzi: per l’Aereonautica è solo un inutile spreco. E si potrebbe evitare

L’aereo che serve al premier è già disponibile presso la base di Pratica di Mare: si tratterebbe solo di fare alcuni aggiustamenti risparmiando una spesa di 175 milioni di euro. Acquisto «non necessario» secondo il generale Tricarico. E poi perché favorire Ethiad?

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AEREO DI STATO RENZI –

L’acquisto da parte del governo del nuovo aereo presidenziale, in grado di sostenere le trasferte intercontinentali senza scali intermedi, sta diventando un giallo. Mentre l’apparecchio non è ancora disponibile e Matteo Renzi sembra comunque intenzionato ad andare avanti, forti perplessità su tutta l’operazione arrivano attraverso la voce del generale Leonardo Tricarico, ex comandante generale dell’Arma dei Carabinieri e già collaboratore di diversi presidenti del Consiglio.

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COSTO AEREO RENZI –

Quali sono le obiezioni di Tricarico? In una parola forte e chiara, il generale definisce «assolutamente non necessario» l’acquisto dell’aereo, con un contratto di leasing che costerà alle casse dello Stato non meno di 175 milioni di euro. In particolare, secondo Tricarico basterebbe attrezzare, con alcune modifiche, uno dei due Boeing già disponibili presso la base di Pratica di Mare per risparmiare decine e decine di milioni di euro. Si tratta di apparecchi da 200 posti, molto comodi, che potrebbero essere facilmente trasformati secondo le esigenze del premier.

SPRECO DENARO AEREO DI STATO DI RENZI –

Ma Tricarico muove anche altre obiezioni. Considera l’intera operazione poco trasparente, in quanto non c’è stata né una gara né una forma di pubblicità sui particolari del contratto: il contrario di quanto avviene, per esempio, negli Stati Uniti quando si affrontano spese di questo tipo per conto della Casa Bianca. Una terza obiezione sta nel fatto che Renzi ha deciso di scavalcare completamente gli uffici dell’aviazione civile, naturale consulente del governo, per la sua competenze in materia, su acquisti di aerei. E infine, Tricarico sottolinea la stranezza di una costosa operazione di leasing a favore della società araba Ethiad che, guarda caso, appena qualche mese fa è diventata azionista di maggioranza di Alitalia. Tutte obiezioni che dovrebbero indurre il capo del governo a fare una sola cosa: ripensarci.

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