Tragedia Lampedusa, i criminali che controllano il mare - Non Sprecare
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Tragedia Lampedusa, ecco chi sono i criminali che controllano i viaggi degli immigrati

Autentici clan malavitosi, molto forti in paesi come la Tunisia, dove ci sono diversi punti di imbarco lungo le coste, e cresciuti in altri paesi sull'onda delle rivolte arabe

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Per un viaggio dall’Egitto alla Sicilia ciascun immigrato paga da 3 a 4mila dollari. I bambini hanno lo sconto, 1.500 dollari, e per le famiglie si tratta un prezzo forfettario. Ma queste sono solo le tariffe di base: le bande di criminali che controllano i “viaggi della speranza” impongono i loro prezzi e trattano, come in una casbah, sfruttando fino in fondo il momento dell’emergenza. Dopo la crisi siriana, per esempio, si è aperto il mercato dei profughi in fuga dal regime di Assad, e le tariffe sono schizzate fino a 22mila dollari a testa.

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Ma chi sono i trafficanti dei migranti in fuga? Si tratta di autentici clan malavitosi, molto forti in paesi come la Tunisia, dove ci sono diversi punti di imbarco lungo le coste, e cresciuti in altri paesi sull’onda delle rivolte arabe. In Libia, per esempio, dopo il crollo del regime di Gheddafi, diverse bande di miliziani e di tribù berbere che hanno combattuto contro il rais, si sono organizzate per gestire gli arrivi dai paesi dell’Africa subsahariana: un mercato enorme, se si pensa che soltanto dalle coste libiche ci sono già 20mila profughi pronti a partire. E, secondo i calcoli dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu, il giro d’affari dei viaggi clandestini dei profughi libici ha già raggiunto la cifra di 4 miliardi di dollari l’anno. Le bande comprendono una vera filiera di criminali, ciascuno con un ruolo preciso: basisti, falsificatori di documenti e di visti, proprietari di navi e di piccole imbarcazioni, pubblici funzionari corrotti.

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Spezzare questa catena di orrori e di sciacalli non è semplice. In Italia, ogni anno, si contano circa 6mila persone denunciate o arrestate per favoreggiamento dell’immigrazione illegale, e da alcuni mesi è entrato in funzione il Servizio centrale operativo di Polizia che tenta di usare i metodi della lotta alla mafia (intercettazioni, pedinamenti, incocio dei dati) per fermare i trafficanti. Ma i risultati sono ancora molto scarsi. Innanzitutto è complicato raccogliere prove certe, incastrare i criminali, e poi la collaborazione con le autorità politiche dei paesi di provenienza è molto scarsa, tanto che le richieste di rogatorie spesso finiscono nel cestino. Come diventano carta straccia gli accordi governativi bilaterali: il trattato con i libici, sottoscritto quando ancora governava Gheddafi, non è mai stato applicato.

Sono già 30mila i profughi libici sbarcati in Italia lungo le coste siciliane, calabre e pugliesi, le rotte dei viaggi si sono moltiplicate, e tutte le misure concordate sono state puntualmente disattese. E’ su questo versante, la lotta alla criminalità organizzata che controlla i viaggi degli immigrati, che l’Europa dovrebbe battere un colpo con azioni comuni e investimenti significativi. Da otto anni è operativa Frontex, l’agenzia europea che coordina il controllo delle frontiere esterne ai paesi dell’Unione, con elicotteri, aerei e navi e con un budget di 70 milioni di euro. Troppo poco di fronte alla potenza dei clan degli scafisti e delle loro rete di complici.