Taac, l’applicazione per comunicare con le persone affette da sindrome di Down e autismo | Non Sprecare
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Taac, l’applicazione per comunicare con le persone affette da sindrome di Down e autismo

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Un’applicazione per comunicare con le persone affette da sindrome di Down o autismo. Si chiama Taac ed è un’innovazione tutta italiana sviluppata da tre ragazzi bresciani della start-up Looptribe: Claudio Gandelli, Diego Ferri e Andrea Ghidini.

Come leggiamo su Wired, tutto nasce dalla necessità di aiutare Alessandro, un ragazzo di vent’anni con la sindrome di down, molto attivo ma con difficoltà di comunicazione verbale. Il tentativo nasce dopo il fallimento delle terapie portate avanti dal logopedista che aveva provato a intervenire sull’aspetto verbale e dal neuropsichiatra che aveva puntato invece sul miglioramento della gestualità. Era andata meglio solo quando Alessandro aveva iniziato ad utilizzare il Picture Communication Symbol (Pcs), un mazzo di carte su cui vi sono raffigurati simboli che esprimono un’idea o uno stato d’animo.

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Ed è proprio da questo mazzo di carte che prende vita Taac (Touch Augmentative and Alternative Communication) che per aiutare l’utente a comporre le frasi fa ricorso sia al text to speech sia alle immagini.

Come spiegano i suoi sviluppatori: “Sotto certi aspetti funziona come la predizione della tastiera del nuovo BlackBerry: a seconda di quello che scrivi predice quale può essere la successiva parola o concetto che vorrai esprimere. Clicchi su un’immagine e poi appaiono le altre correlate”.

In particolare, Taac sintetizza le parole e trasforma i concetti in voce. “A differenza del comunicatore – continuano gli autori – il genitore non ha così l’esigenza di registrare un nome per ogni oggetto, ma può limitarsi ad ascoltare. Spesso chi utilizza il sistema non capisce il significato di ciò che ascolta, ma percepire un suono è comunque gratificante”.

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Taac non è ancora in commercio ma vi arriverà dopo un test pilota che sarà condotto nei prossimi tre mesi con cliniche e associazioni e durante il quale cui si cercherà di capire se può essere di aiuto anche a persone affette da altre malattie.

“Per il momento pensiamo a tutte le persone come Alessandro, ossia persone affette da sindrome di Down che hanno difficoltà a comunicare con la parola. Siamo in grado di supportare anche chi ha problemi di autismo e con opportune modifiche potremmo aiutare anche tetraplegici in grado di muovere un solo dito”, concludono i giovani sviluppatori.

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