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Dov’è finita l’auto? Gli italiani stanno imparando a non usarla

Dov’è finita l’auto? Si chiede il Censis nell’annuale rapporto scritto in collaborazione con l’Aci. E la risposta, certificata con tanto di numeri, è secca: gli italiani stanno imparando a non usarla. Effetto della Grande Crisi e di costi in continuo aumento, certo, ma anche il segnale di un cambiamento copernicano negli stili di vita con la convinzione che si può rinunciare all’automobile migliorando la qualità della vita.

Partiamo dai dati del mercato, tutti catastrofici. Nei primi undici mesi del 2012 il calo delle vendite ha superato il 20 per cento, che si somma a un meno 10,8 per cento del 2011. Precipita anche il mercato dell’usato e quello delle motociclette, ma la cosa più significativa è che il 52 per cento degli italiani non intende acquistare un’automobile nei prossimi tre anni. Una scelta radicale, dunque, e di lungo periodo, e non solo un modo per affrontare con minori danni la difficile congiuntura economica. Il secondo elemento che allontana gli italiani dall’auto è quello dei costi, a partire dalla spesa media di 3.500 euro solo per mettere su strada la propria vettura. Tutte le voci sono in aumento (benzina, assicurazione, parcheggio), e la somma di questi incrementi induce a sperimentare soluzioni alternative, specie in città, all’uso dell’automobile. Una conferma della tendenza arriva dal sorpasso: quest’anno per la prima volta in Italia si sono vendute più biciclette che automobili.

Infine, vista con lo sguardo dell’auto, “la crisi rende migliori” scrive il Censis. E tutti gli indicatori più significativi lo confermano. Diminuiscono gli incidenti, i morti (meno 5,6 per cento), i feriti. Ma anche le infrazioni, i parcheggi in divieto di sosta, le violazioni del codice della strada. Conclusione: siamo sicuri che vendere meno auto sia proprio un male? O piuttosto questa rinuncia, laddove è possibile, non conviene a tutti?

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