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Consulenze e sprechi, i conti di Balducci

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All’avvocato Sergio Lupinacci, legale del provveditore Angelo Balducci, era stata assegnata una consulenza da 100 mila euro l’anno. Cifra molto piu’ consistente era stata concessa a un altro legale, quell’Edgardo Azzopardi che avrebbe fatto da tramite tra i componenti della cricca e l’ex procuratore aggiunto Achille Toro, ora accusato di aver soffiato notizie sull’indagine in corso: 200 mila euro per due contratti. Anche il figlio del magistrato era stato inserito nella lista e ricompensato con 50 mila euro ogni dodici mesi. Eccoli i professionisti beneficiati dai funzionari che gestivano i Grandi Eventi. Ecco l’elenco di chi – spesso senza aver ricevuto alcun incarico specifico – e’ riuscito ad assicurarsi un lauto stipendio. Variano le cifre, ma nessuno scende sotto ai 1.000 euro al mese. E non e’ finita. Perche’ nell’elenco degli sprechi ci sono anche numerose voci per la realizzazione delle opere per le celebrazioni dei 150 anni dall’Unita’ d’Italia e i 9 milioni di euro di spese fuori bilancio per i Mondiali di Nuoto. A fare i conti – scoprendo un esborso di almeno un milione di euro l’anno tra retribuzioni personali e oneri per lo Stato – e’ stato Giancarlo Bravi, il nuovo responsabile della struttura che ha revocato tutti i contratti ai professionisti e adesso sta riesaminando i progetti gia’ approvati. Lavoro arduo, che comincia pero’ a dare risultati concreti anche in vista dei chiarimenti che potranno essere richiesti dalla Corte dei Conti. Da tempo i magistrati contabili hanno avviato accertamenti sugli affari conclusi grazie alla procedura d’urgenza e in particolare sulle procedure seguite alla Ferratella, il Dipartimento affidato a Balducci che dipende dalla presidenza del Consiglio. E adesso dovranno verificare in base a quali criteri siano stati scelti.

Quattro studi legali ma senza incarichi
Nonostante la schiera di legali a disposizione, si era evidentemente deciso di non poter fare a meno di validi professionisti esterni. Il problema e’ che nei loro contratti, oltre a una generica assegnazione di incarichi, non e’ specificata alcuna mansione specifica. Ed e’ stata proprio questa circostanza a convincere Bravi sull’opportunita’ di revocare gli incarichi. Qualche mese fa, quando il suo nome fini’ negli atti processuali per alcune conversazioni intercettate, l’avvocato Lupinacci, calabrese, 44 anni, mise le mani avanti: vero, il 5 gennaio scorso sono stato nominato esperto del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Ma lui lo conosco da appena due o tre mesi, lo stimo, c’e’ una buona confidenza tra noi, che c’e’ di male? Io, pero’, non sono mai stato raccomandato da nessuno, non ho padrini, sono solo un avvocato che, modestia a parte, in tanti anni ha acquisito grande esperienza in tema di opere pubbliche e gestione trasparente degli appalti. Pero’ attenzione: incarico gratuito, anche se prestigioso e al servizio di una grande istituzione dello Stato. Non era proprio cosi’. In realta’ Lupinacci aveva ottenuto un compenso da 100 mila euro. Un incarico da 50 mila euro per sei mesi, automaticamente rinnovabile, era stato affidato invece all’avvocatessa Alessia Menocci, nata a Cecina ma residente nella capitale. Quando le e’ stata comunicata la revoca ha deciso di rivolgersi a un giudice, ma ha avuto torto. E anche il suo rapporto professionale e’ stato interrotto. Via dalla Ferratella Stefano Toro e via l’avvocato Federico Vecchio che aveva pattuito un compenso di 40 mila euro. Era inevitabile – chiarisce Bravi – proprio perche’ non c’era un motivo reale che giustificasse la concessione di questi soldi a professionisti esterni.

Niente progetti per architetti e ingegneri
Lavorare dove si progettano opere pubbliche poteva essere una buona occasione. Ma nessuno ha mai provveduto ad assegnare loro alcun incarico. E cosi’ pure questi contratti sono stati tagliati. Del resto la causale era del tutto generica: supporto al Rup, il Responsabile unico del procedimento, senza nessun altra spiegazione. Revoca per Attilio De Fazi che aveva pattuito una consulenza di 40 mila euro e annullamento del contratto per Francesco Buzzomanno che avrebbe dovuto avere 50 mila euro l’anno ma non ha mai preso neanche un centesimo. L’architetto Luciano Paperini dovra’ rinunciare a 35 mila euro, mentre Damiano De Propris esperto nella bonifica delle aree ne perde 20 mila. Poco piu’ di Francesco Fiorentino che doveva averne 15 mila. Ben piu’ remunerativo – 30 mila euro – il contratto dell’ingegner Agostino Elefante, anche lui da poco revocato. I giudici contabili – che hanno gia’ avviato la procedura di addebito ritenendo che sia il G8 organizzato a L’Aquila, sia la Louis Vitton Cup a La Maddalena abbiano provocato un danno erariale – dovranno adesso analizzare la procedura per l’affidamento delle consulenze e stabilire se l’esborso fosse giustificato. I provvedimenti di revoca firmati da Bravi saranno acquisiti anche dai pubblici ministeri che indagano sulla concessione di incarichi e appalti proprio per verificare se nella scelta dei consulenti Balducci e gli altri funzionari che collaboravano con lui abbiamo abusato del proprio ruolo.

Per i Mondiali di Nuoto debito da 9 milioni
Tagliare gli incarichi esterni non e’ bastato a far quadrare i bilanci. Per questo si e’ deciso di ricontrollare tutte le spese dei Grandi Eventi. Si e’ cosi’ scoperto che per l’organizzazione dei Mondiali di Nuoto e’ rimasto un buco di 9 milioni di euro mentre la previsione di spesa per le celebrazioni dell’Unita’ d’Italia sfora di circa 90 milioni di euro. Nel primo caso – spiega Bravi – potremo onorare i debiti soltanto se saranno messi a disposizione i fondi, perche’ l’evento e’ finito l’anno scorso e su quanto e’ stato fatto non si puo’ tornare indietro. Ben diverso e’ il discorso che riguarda le opere per i 150 anni dell’Unita’ d’Italia. Grazie all’impegno dei commissari di Venezia e Firenze stiamo cercando di ridurre i costi e altri tagli li faremo in altre citta’. Il mio obiettivo e’ una riduzione drastica dei costi per poter ridurre l’aggravio a soli 40 milioni di euro, almeno per quanto riguarda lo stanziamento dello Stato. Per comprendere che cosa sia accaduto durante la precedente gestione basti pensare che l’area scelta per il nuovo palazzo del cinema di Venezia – esborso previsto 100 milioni di euro – deve essere completamente bonificata. Un problema che nessuno aveva sollevato quando si e’ trattato di dare il via libera. E adesso l’aggravio di spesa rischia di superare i 20 milioni di euro. Prezzi lievitati anche a Firenze: da un preventivo iniziale di 40 milioni si e’ gia’ arrivati a oltre 100. Ma Bravi e’ categorico: L’impegno e’ preso, si dovra’ riuscire a terminare i lavori con i soldi che abbiamo.