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Ambiente: mancano i soldi e la Germania taglia i programmi

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Ambiente e tagli della spesa pubblica: il governo tedesco annuncia drastiche sforbiciate e mette nel cassetto buona parte del suo ambizioso piano di 14 interventi mirati di politiche ambientali.

Il colpo secco è stato annunciato ai ministri dalla cancelliera Angela Merkel, e il responsabile dell’Ambiente, Peter Altmaier, non ha battuto ciglio prendendo atto del fatto che “la crisi della finanze pubbliche colpisce tutte le spese statali”.

Il governo di Berlino è preoccupato per due motivi: innanzitutto il rallentamento dell’economia ridurrà le entrate fiscali, mentre aumenteranno i fondi necessari per le politiche di welfare (sussidi alla disoccupazione, per esempio), e allo steso tempo sono crollati i ricavi europei legati al pagamento dei certificati per le basse emissioni di CO2 da parte delle imprese. Anche questo per effetto della crisi economica.

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Che cosa sarà colpito dai tagli della Merkel? Una botta, già prevista, arriva nel settore degli incentivi alle rinnovabili, laddove la Germania è il primo paese in Europa per numero di impianti solari installati. La scure colpirà più i fondi per le imprese che non quelli destinati ai cittadini per i piccoli impianti. Saltano i soldi per l’auto elettrica e per i programmi di efficienza energetica nell’edilizia pubblica, e rischiano di finire in un binario morto le politiche di incentivazione per le nuove fonti alternative al petrolio.

La scelta tedesca è molto grave perchè crea un precedente in Europa. Se un paese come la Germania, da sempre molto sensibile ai temi ambientali, decide di rinunciare ai suoi programmi verdi per i prossimi anni, è facile immaginare che cosa potrà accadere in Italia. L’unica via d’uscita è quella di portare le spese per i grandi progetti energetici (risparmio ed efficienza) in sede europea, finanziandoli e condividendoli attraverso i rubinetti dell’Europa. Ma qualcuno sarà in grado di proporre una scelta così coraggiosa?

Serve una nuova crescita, e non bastano i tagli della spesa pubblica per uscire dalla crisi: ma l’Europa, purtroppo, ancora non c’è e non si vede…

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